Mentre tutto il mondo è in lutto per la morte di Papa Francesco, la Russia, che pure non ha indugiato a mandare le sue condoglianze alla Santa Sede, continua a bombardare l’Ucraina. Ieri, 23 aprile, l’esercito di Mosca la colpito un pullman pieno di civili nella città di Marhanest, nella regione di Dnipro, uccidendo nove persone e ferendone quarantadue. Per il presidente americano Donald Trump si tratterà sicuramente di un errore, come nel caso dell’attacco al centro di Sumy nel giorno della Domenica delle palme. È un po’ ridicolo, sinceramente, leggere le parole del patriarca russo Kiril sui giornali italiani, che riferiscono di quanto si senta dispiaciuto per la scomparsa di Papa Francesco, lui che è stato il primo tra gli alleati di Vladimir Putin a benedire i carri armati e i soldati russi per l’uccisione degli ucraini. Una certa sensibilità da parte delle testate giornalistiche non guasterebbe, dal momento che più la Russia è presente sui quotidiani senza i dovuti distinguo e più si legittima la sua posizione nella politica internazionale.
Con il mondo intero che punta i riflettori su piazza San Pietro a Roma, l’amministrazione Trump ha recapitato un documento all’Ucraina. Un documento per un accordo di pace, pieno di vantaggi per Mosca e privo delle garanzie di sicurezza che l’Ucraina dovrebbe ricevere una volta firmato.
Secondo questo documento, come riporta Axios, l’Ucraina deve riconoscere de iure la Crimea come territorio russo, e riconoscere de facto l’occupazione russa dei territori ucraini conquistati a partire dall’invasione russa su larga scala nel 2022 – sarebbero quattro regioni dell’Ucraina orientale: Donetsk, Luhansk, Kherson e Zaporizhzhia (qui bisogna specificare che nessuna di queste regioni a oggi è stata occupata interamente dalla Russia).
Inoltre l’Ucraina deve promettere di non entrare mai nella Nato (e così verrà giustificata la motivazione di Putin dell’invasione del 2022: per fermare la Nato che abbaia alle porte della Russia). Alla Russia verrebbero tolte le sanzioni imposte dagli Stati Uniti nel 2014, e verrà rafforzata la collaborazione economica tra gli stessi Stati Uniti e la Russia nel settore energetico e industriale.
E cosa riceverebbe in cambio l’Ucraina? Il documento dice che l’Ucraina, in cambio di questa resa, riceverà garanzie di sicurezza a cura di gruppi di Paesi europei e non europei. Garanzie che però non sono specificate in nessun modo, e soprattutto non sono mai menzionati gli Stati Uniti come parte integrante di queste garanzie.
L’Ucraina riceverebbe in cambio una parte dei territori della regione di Kherson oggi occupati dalla Russia e la navigazione sicura del fiume Dnipro (il fiume principale dell’Ucraina) nelle parti dove passa la linea del fronte. C’è anche una compensazione per la ricostruzione e gli aiuti militari. Su quest’ultimo punto non viene specificato da quali fonti arriverebbero i finanziamenti. Si parla della centrale nucleare di Zaporizhzhia, oggi occupata da Mosca, che passerebbe sotto il controllo assoluto degli Stati Uniti.
I giornalisti dicono che questo documento è stato definito dopo l’incontro di Steve Witkoff con Vladimir Putin, durato quattro ore. Infatti, un documento come questo, che ha evidenti somiglianze con il memorandum di Budapest, gli accordi di Minsk e l’accordo di Istanbul, poteva essere scritto solo dal Cremlino e assecondato dall’amministrazione Trump – che per l’ennesima volta mostra la sua piena devozione al dittatore di Mosca o, in alternativa, la sua totale ignoranza della situazione in Ucraina.
In questo modo la Russia, per quanto brava a giocare a scacchi, metterebbe Volodymyr Zelensky all’angolo grazie al suo ex più grande alleato, gli Stati Uniti. L’Amministrazione Trump è arrivata a minacciare di uscire dalle trattative sulla pace se le parti non accetteranno questo piano: una minaccia rivolta però non allo Stato aggressore, ma allo stato aggredito, all’Ucraina, e a Zelensky.
Se il presidente ucraino dovesse firmare questo accordo, firmerebbe il suo suicidio politico in Ucraina. Gli ucraini vogliono un leader forte che sappia rispondere alla Russia a tono, e non accetterebbero mai una tale resa da parte del loro presidente. Se Zelensky non dovesse firmare questo accordo, invece, verrà additato come quello che non vuole la pace (un po’ è già considerato così, anche da parte di alcuni giornali italiani), come colui che per l’ennesima volta fa saltare le trattative. Insomma, tutte le colpe verranno scaricate su Zelensky, che fino ad ora ha saputo tenere la testa alta tra due dittatori.
Sembra proprio che il documento di pace nasconda una mossa alquanto astuta, non elaborata da un’amministrazione che usa la chat di Signal per discutere i suoi piani militari.
L’Institute for the Study of War riporta che una tregua, così voluta dalla Russia negli ultimi mesi, non servirebbe ad altro che alla preparazione di un nuovo attacco contro l’Ucraina. Le annunciate esercitazioni tra gli eserciti della Belarus e della Russia a settembre 2025, con il nome Zapad 2025, con quella evocativa Z iniziale, non saranno altro che uno nuovo tentativo di provare a prendere Kyjiv. E contro un’Ucraina privata dell’appoggio degli Stati Uniti: questa nuova offensiva, contro un paese martoriato da tre anni di invasione, potrebbe essere decisiva. L’unica speranza che resta è l’Europa, che in questi anni non ha mai ceduto ai ricatti della Russia. L’Europa vigile e con posizioni ferme, perché diverse prove confermano che la Russia non si fermerà una volta conquistata Kyjiv, come non si è fermata una volta conquistata la Crimea.