La guerra in Ucraina, la Russia la sta combattendo anche sui campi da calcio. Anche se poco noto, fin dall’inizio della guerra nel Donbas nel 2014 lo sport è divenuto un elemento fondamentale della propaganda e delle rivendicazioni territoriali di Mosca. E proprio questo mese ha debuttato nella quinta serie russa una nuova squadra di nome Zarya Luhansk, che si dichiara esplicitamente come espressione della principale città dell’omonimo oblast. Ma qualsiasi appassionato di calcio europeo non stenterà a riconoscere in essa un nome già sentito: quello dello Zorya Luhansk, club ucraino che dall’inizio del conflitto, undici anni fa, ha dovuto trasferirsi a giocare a Kyjiv.
In questi anni lo Zorya è stato un frequentatore abituale dell’Europa e della Conference League, pur giocando lontano da casa propria. Dopo il 2014 la squadra era stata rilocata presso la Slavutych Arena di Zaporizhzhia, ma in seguito all’invasione del 2022 ha dovuto nuovamente cambiare casa, spostandosi nella capitale. Nel frattempo, lo stadio Avanhard di Luhansk ha subito gravi danneggiamenti a causa del conflitto: una storia simile a quella, più conosciuta, della Donbas Arena di Donetsk, nell’altro oblast occupato dalle truppe russe. Undici anni fa lo Shakhtar, la squadra ucraina più dominante degli ultimi vent’anni, aveva dovuto abbandonare Donetsk per Kyjiv, mentre il suo impianto veniva in parte distrutto dalla guerra. E ora, anche lo Shakhtar ha un club “gemello” in Russia, sebbene solamente nelle serie amatoriali.
Dal Donbas alla Crimea
La storia dello Zarya Luhansk è stata raccontata di recente in un reportage di Nick Ames pubblicato sul Guardian. Il club è stato fondato alla fine del 2023, e ha iniziato a competere nei campionati russi solo quest’anno, dopo aver giocato nel 2024 in un torneo non ufficiale con altre squadre dei territori occupati, tra cui appunto l’altro Shakhtar. Lo Zarya disputa le sue partite casalinghe nella Novokolor Arena di Kamensk-Shakhtinsky, una cittadina russa di poco più di novantamila abitanti vicina al confine con il Donbas, ma svolge di frequente degli allenamenti nelle regioni occupate, perfino all’interno dello stadio Avanhard.
Ames sottolinea come dietro alla squadra ci sia un appoggio economico insolito, per un club amatoriale, dato che per prepararsi alla sua prima stagione all’interno della piramide calcistica russa lo Zarya ha ingaggiato diversi giocatori con un passato da professionisti. Non è difficile da credere, considerando che nelle serie minori russe, sebbene nominalmente dilettantistiche, risultano impiegati giocatori con contratti professionali. Queste divisioni non sono però affiliate alla federcalcio RFU, e in questo modo possono sfuggire alle sanzioni di Uefa e Fifa, le cui regole vietano di far competere nei tornei ufficiali dei club che provengono da territori politicamente contesi.
Un caso simile si era già verificato dopo la discussa annessione della Crimea nel 2014, in seguito alla quale la Russia non aveva potuto aggregare i club della regione ai propri campionati. Era dunque nata una federcalcio locale teoricamente indipendente ma di fatto controllata da Mosca, che pertanto non è stata riconosciuta a livello internazionale. Da allora, in Crimea si disputa un campionato autonomo, e nel 2015 è stata creata una selezione nazionale della penisola, che però non scende più in campo dal 15 ottobre 2019.
Allo stesso modo, nel 2015 erano nate simili rappresentative anche nelle Repubbliche Popolari di Donetsk e Luhansk, che nel 2019 erano state ammesse a partecipare al Campionato europeo Conifa, un torneo non ufficiale dedicato ai paesi non riconosciuti. La decisione aveva però generato polemiche, e alla fine le due squadre si erano ritirate, per poi sciogliersi.
La strategia dei club
La strategia di promuovere delle selezioni nazionali nei territori rivendicati non ha avuto particolare successo, ma d’altronde non era mai stata pienamente funzionale agli interessi russi. Soprattutto dopo l’invasione del 2022, queste squadre hanno perso ogni significato, a causa dell’annessione dei loro territori. Il focus di Mosca si è dunque spostato sui club, rappresentanti ideali delle regioni occupate. Una volta sospesa dal calcio internazionale, la Russia è stata anche più libera di agire da questo punto di vista, e nel 2023 ha incluso nelle proprie serie dilettantistiche il FC Sevastopol e il Rubin Yalta, che avevano chiuso rispettivamente prima e seconda nel precedente campionato della Crimea.
Il modus operandi è preciso: nel 2014 i club ucraini di Crimea si sono visti negare la possibilità di competere nei campionati russi, così i loro dirigenti hanno deciso di dissolvere le squadre e rifondarle con un nuovo nome. Il FC Sevastopol, per esempio, assunse la denominazione di FC SKChF Sevastopol, già in uso in epoca sovietica, e fu posto sotto la gestione di un vecchio giocatore del club – l’ex-centrocampista Valeriy Chaly – per poi riassumere nel 2016 il nome di FC Sevastopol. Il FC TSK Simferopol, vincitore degli ultimi due campionati di Crimea (ma ancora fuori dalla piramide calcistica russa), ha sostituito nel 2014 il vecchio SC Tavriya Simferopol e ha visto il suo ex-attaccante Oleksandr Haydash diventare direttore generale. Alla presidenza dello Zarya Luhansk c’è invece Araik Asatryan, che ha giocato nelle giovanili dello Zorya ucraino.
Un pezzo alla volta, la Russia sta dunque cercando di legittimare il proprio controllo su queste regioni ricostruendo dei club di calcio locali molto popolari e affidandosi a figure che li conoscono bene. Si tratta probabilmente di un progetto sul lungo periodo, che dovrà necessariamente basarsi, prima o poi, su un accordo di pace che garantisca il riconoscimento internazionale di Crimea e Donbas come territori russi, permettendo a queste squadre di arrivare a competere nelle principali divisioni del campionato nazionale. Quando questo avverrà, però, è ancora difficile da dirsi.