Dog shamingPare che sia normale portare i cani in aereo, ma di normale qui non c’è nessuno

Vale più il desiderio del padrone di portare il suo figlio peloso sempre con sé o quello di chi vorrebbe non esser costretto alla convivenza con gli animali domestici altrui? I politici in linea con lo spirito del tempo certo non vogliono far crollare l’economia dei croccantini

(Unsplash)

Una volta dividevo gli esseri umani in due macrocategorie: quelli che si mettono in casa un animale, e i frequentabili. Poi siamo invecchiati, sarà quello, sarà la pandemia durante la quale un sacco di gente s’è presa un cane per avere la scusa per uscire mezz’ora e non farsi venire l’esaurimento stando tutto il giorno coi congiunti, fatto sta che sono passata a considerare frequentabile chi perlomeno la presenza del suo attrezzo da compagnia non me la imponga in locali pubblici, non potendomi più permettere d’avere qualcosa contro quella forma di stupidità e disperazione che ti rende proprietario d’un animale che non ti dia il latte né le uova: ho tanti amici disperati e stupidi.

Quella che s’è presa il cane appena i figli se ne sono andati di casa: dopo aver sbuffato per una vita perché non poteva stare in splendida solitudine, adesso nella sua splendida solitudine fa le vocette ai cani. Quella che s’è presa il cane perché almeno è costretta a portarlo fuori, «altrimenti nel weekend mi abbrutisco» (ha paura di diventare come me: mi pare incredibile che diventare come me non sia un’ambizione diffusa).

Quella che il cane non lo voleva, lo hanno reclamato i figli giurando se ne sarebbero occupati, poi come tutti i figli della storia del mondo non se ne sono occupati, e lei – invece di dire «io il cane vostro non lo piscio», e portarlo al canile – ora squittisce che meno male che c’è il cane, almeno quando la sera torna dall’ufficio qualcuno le fa le feste.

Quello che il cane l’ha preso su consiglio della psicologa, così la smetteva di avere solo storie passeggere con ragazze non impegnative, così imparava l’affettività. Psicologa troppo ottusa per capire che mettersi in casa un cane è tale e quale a mettersi in casa una ventenne con le chiappe sode: sempre di qualcuno non in grado di contraddirti si tratta.

Non c’entra ma c’entra. Ho un’amica che si fa fare i biglietti del treno (e qualunque altra cosa pratica) dalla segretaria. Quando è su un treno in ritardo, la segretaria la messaggia in continuazione: il treno è in ritardo di cinque minuti, ne ha recuperati tre. Alla mia amica non è mai venuto in mente che fosse più semplice scaricarsi lei l’app di Trenitalia. Mettetevi da parte la mia amica: poi ci torna utile.

La politica, nell’occidente pasciuto nel secolo in cui tutti i problemi seri son stati risolti, è l’arte di capire dando corda a quale capriccio si perdono meno voti e meno soldi. Scartate tutte le opzioni sensate e quindi costose – far funzionare gli ospedali, accertarsi che il sistema pensionistico non collassi, fare della scuola una cosa da cui non si esca più analfabeti di come ci si è entrati – restano gli opposti capricci. A parità di voti, si sceglie il meno costoso.

Vale più l’insofferenza mia che la mattina non posso mettere i sandali sennò mi ci entrano i cocci di bottiglia lasciati da chi ha fatto bagordi per strada la sera prima, o quella di chi ha diritto di rilassarsi e mica gli può venire ingiunto di buttare le bottiglie nell’apposito cesto? La loro, perché per far rispettare la mia ci vorrebbero vigili che prendono a coppini chiunque lasci in giro una bottiglia, e i vigili costano.

Vale più il desiderio del padrone di cane – portare il suo figlio peloso sempre con sé – o quello di chi vorrebbe non esser costretto alla convivenza con gli animali domestici altrui? Che domande: mica vorrai far crollare l’economia dei croccantini.

E quindi, eccoci qui, con il Salvini trionfante perché da oggi cambieranno le regole per portare i cani in aereo che, nella mia classifica delle priorità, supera inaspettatamente il Giuli che rispondendo a un attore dice «Stiamo governando la cultura da veri patrioti», perché quando cominci a essere un ministro che battibecca con gli attori poi mica ripristini il senso del ridicolo.

Io non ho ben capito come funzioni, questa novità che in aereo puoi portare anche i cani grandi, quelli che prima andavano in stiva. Ricopio dall’articolo del Corriere: finora gli animali potevano viaggiare «in un trasportino da posizionare ai piedi del sedile e con un peso massimo che varia, a seconda dei singoli vettori, tra i 7 e i 10 kg, contenitore compreso». Adesso si potranno «portare a bordo anche cani e gatti più grandi, che dovranno comunque viaggiare all’interno di un apposito contenitore che potrà anche essere collocato sopra il sedile».

Ma quindi l’alano di Diane Keaton (se non capite la citazione non abbiamo niente da dirci) non lo posso portare comunque, visto che gli servirebbe una gabbia grande come un monolocale. Quindi è una variazione che cambia qualcosa per il barboncino sovrappeso, non per il pitbull. Questo finché i proprietari di pitbull non fanno causa per discriminazione dei loro figli pelosi ai quali le hostess si rifiutano di allacciare la cintura di sicurezza.

Ovviamente si tratta di una nuova vessazione ai danni della classe media. Le low cost, riferisce il Corriere, non accettano animali né in cabina né in stiva (stai a vedere che è la volta che divento passeggera di RyanAir). E i ricchi, persino quando non sono abbastanza ricchi da avere un aereo privato di proprietà, comunque fanno come gli pare. Venerdì sulla prima pagina del Financial Times c’era la pubblicità del noleggio LunaJets. Una tizia con addosso tre levrieri, e lo slogan «Approvato dai tuoi cani». Se vedessimo un arricchito che mette le scarpe sulla poltrona del volo privato scriveremmo duecento editoriali sulla cafonaggine, ma il cane che con le sue zampe zozze di marciapiede si sdraia su quella poltrona o sulle tue lenzuola, quello pare che sia normale.

Ci sono molte analogie tra quelle due forme di oppio dei popoli che sono l’incoraggiamento alla transessualità e quello alla proprietà di animali. Una è che entrambe sono parecchio offensive nei confronti dell’omosessualità. La prima volta che ho sentito dire che la morte dell’animale domestico la piangi come quella d’una moglie o d’un figlio, perché «love is love», ho pensato che lo slogan che serviva a difendere le unioni omosessuali era finito a spiegare che era normale limonarsi il cane; ho pensato che avevamo fatto prima ad avere le medicine veterinarie detraibili dal 730 che il matrimonio gay; ho pensato che, fossi un omosessuale, sarei incazzata come un jihadista.

Un’altra è che, appunto, sono forme di sedazione a costo zero. Se alla cittadinanza non puoi dare diritti economici, li terrai buoni illudendoli che sì, possono cambiare sesso, sì, i cani sono meglio delle persone, sì, credi pure in qualunque stronzata sostitutiva del rosario che diceva tua nonna, basta che non ti concentri sul reale e sul razionale, basta che l’oppiaceo funzioni.

Certo che quarant’anni fa i portici di Bologna non erano spalmati di merde di cani che non so che percentuale di proprietari non raccolgano ma ce ne sono talmente tanti che, anche se solo una frazione non è ligia, ecco lì che ti tocca camminare schivando le merde in agguato. Certo che quarant’anni fa gli umani perlopiù non avevano bisogno di riempirsi la vita di relazioni finte con esseri viventi che non impareranno mai a pulirsi il culo da soli o a parlare, ma quarant’anni fa c’era gente che andava in pensione a cinquant’anni, e le partite Iva erano una tale eccezione che il sistema fiscale le ha identificate come ricche e ancora oggi chiede loro le tasse in anticipo. Quarant’anni fa non avere la tredicesima era un vezzo da miliardari in lire.

Adesso, tutto quel che abbiamo è l’emotività, e l’emotività non è roba da adulti: è roba da TikTok. «I cani in stiva abbastanza spesso morivano di infarto per la paura dei rumori e del buio oltre che il timore dell’abbandono», scrive “INvirtu” in risposta a un tweet (o come si chiamano ora) del senatore Claudio Borghi, anche lui entusiasta della miglioria, «Non si può lasciare un animale per ore in una stiva di un aereo». Ma, se l’animale muore di crepacuore pensando tu l’abbia messo in stiva perché l’hai abbandonato, non sarà che non sei un bravo papà di peloso? La nuova norma serve dunque a far sì che non occorra stanziare, coi miei soldi, un bonus psicologo veterinario?

Qualcuno si lamenta perché allergico, e Borghi perentorio illustra come risolvere il problema: «Fai quello che fai adesso. Fai presente al check in che sei allergico ai cani e ti metteranno in un posto distante dal noto tremendo allergene». Fantastico per qualche ora che il senatore costituisca una qualche variazione sulla mia amica che non sa che il check in si fa on line perché glielo fa la segretaria, me lo vedo che pensa la gente vada in aeroporto col biglietto nella cartuccella di plastica come quando eravamo piccoli. Poi, a governare la discussione da vera patriota, arriva la moglie.

Giorgia Fantin Borghi mi spiega che facendo il check in on line si può cliccare sul disegnetto del cane per evitare di sedercisi accanto. È vero? E io che ne so: le notizie non le verificano i giornalisti, certo non le verifico io. Certo sarebbe bello se fosse vero e qualcuno s’indignasse per la violata privacy del cane in volo. Potrebbe accadere, in questo mondo in cui pare che sia normale intervenire a difendere le posizioni di tuo marito in tema di cani in aereo.

Pare che sia normale, ma di normale qui non c’è nessuno: suggerisco, per la class action sulla privacy violata, l’ipotesi che un domani qualcuno pretenda informazioni sulle ciccione prenotate su quel volo e clicchi sui posti distanti, dove la vicina chiatta non possa debordarti sul bracciolo. Tra l’altro, il peso è già un tema. Copio sempre dal Corriere: «Il peso complessivo dell’animale e del contenitore potrà eccedere gli attuali limiti, ma non dovrà superare “il peso massimo previsto per un passeggero medio”». E il peso del passeggero medio come lo calcoli?

Non vale pesare l’aereo: puoi sottrarre il peso delle valigie imbarcate, registrato al check in, ma non quello dei bagagli a mano, a meno che non ti metti a contare e pesare pure quelli, rallentando ulteriormente le procedure d’imbarco e rendendo gli aeroporti ancora più un inferno. Dovrai pesare i passeggeri.

Finirà come Victoria Beckham quella volta che un conduttore la pesò in onda. Solo che allora era il 1999. Oggi al conduttore darebbero il 41 bis. Oggi, alla gente che pur di non far sapere quanto pesa sarebbe disposta a tutto, si unisce l’ideologia: hanno imparato le magiche parolette “body shaming”, e con quelle vi manderanno in rovina. Che capriccio ti fa buttare più voti e soldi: quello dei proprietari di cani cui si spezza il cuore per il peloso in stiva, o quello delle culone cui si spezza il cuore per la pesata pubblica? Come lo governi, da vero patriota, questo dualismo?

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