È Stato Ignazio?L’invito di La Russa a non votare ai referendum potrebbe portare più persone ai seggi

Astenersi è legittimo, ma le massime cariche della Repubblica dovrebbero comportarsi in modo più istituzionale. E poi è controproducente: è lo stesso meccanismo che nel 1991 generò Bettino Craxi, che però era uomo di parte, quando in occasione del quesito sulla preferenza unica invitò ad «andare al mare». Molta gente sentì puzza di bruciato e corse al seggio

(Photo by Gian Mattia D'Alberto/Lapresse)

Siccome ha un grande avvenire dietro le spalle, Ignazio La Russa è ritenuto un uomo politico molto intelligente. Per passare dai palchetti neofascisti di piazza San Babila dei primi anni Settanta allo scranno di presidente del Senato, in effetti il salto è stato notevole e complicato, circa mezzo secolo c’è voluto, però ce l’ha fatta. Assumendo la seconda carica dello Stato si pensava che si sarebbe lasciato dietro la sua lunga militanza e avrebbe persino rivisto qualche idea giovanile. Beninteso, senza esagerare: i busti del Mascellone stanno sempre là. E si pensava che come minimo avrebbe capito che il presidente del Senato non deve «fare campagna», come invece ha annunciato lui stesso, per l’astensione ai referendum dell’8 e 9 giugno.

Per esempio, va dato atto al presidente della Camera Lorenzo Fontana, leghista e ultraconservatore, di sapersi mantenere sempre fuori dalla battaglia politica. La Russa non è della stessa pasta, e politica la fa e la farà sempre, senza pause. Ma «fare campagna» è un’altra cosa. È scendere in campo per orientare i cittadini, cioè quello che spetta di fare ai partiti, ai sindacati, ai giornali, agli intellettuali. Insomma a tutti, tranne che ai presidenti delle Camere, tenute, per logica e per prassi (vero, talvolta violata: ma questo non è un buon motivo per perseverare), a non «fare campagna» né per il Sì né per il No né per l’astensione.

Ha dato poi ulteriore fastidio che La Russi inviti a non andare a votare, che è una scelta legittima e non immorale come insinua la sinistra (che non si rende conto di insultare milioni di persone) e tuttavia abbastanza imbarazzante per un uomo di Stato. Ma il fatto sarebbe stato ugualmente grave se avesse detto di votare Sì oppure No: il silenzio, questo sconosciuto.

L’annuncio del presidente del Senato rivela anche un certo grado di ingenuità politica (il termine è volutamente blando per rispetto alla carica). Perché anche un bambino capisce che se La Russa invita all’astensione automaticamente un buon numero di persone sceglierà di fare l’esatto contrario, non foss’altro che per reagire all’arrogante e improprio annuncio della seconda carica dello Stato che oggettivamente usa questa sua posizione di gran vantaggio mediatico per sostenere un certo tipo di voto.

Quindi il fantastico risultato potrebbe essere quello di dare una mano ai suoi nemici di sempre della sinistra. Non è il massimo. È lo stesso meccanismo che nel 1991 generò improvvidamente Bettino Craxi, che però era segretario del Psi, quindi un uomo di parte, quando in occasione del referendum sulla preferenza unica invitò ad «andare al mare»: molta gente sentì puzza di bruciato e corse al seggio.

Craxi era detestato da una notevole parte del Paese: anche così, a pelle, senza ragioni politiche. Non riuscì, e forse non si pose nemmeno il problema, a cambiare quella sua immagine grintosa ai limiti dell’arroganza, e anche oltre quei limiti. Ignazio La Russa è antipatico a moltissimi cittadini più o meno per gli stessi motivi con in più uno, incancellabile: nei toni, nella postura, talvolta anche nel merito delle questioni, ricorda tempi andati. La Russa è il simbolo, molto più di Giorgia Meloni, della persistenza del passato camuffata con un po’ di miele cosparso sulle pagine scure della nostra storia. Per questo tanta gente potrebbe recarsi alle urne indipendentemente dal merito dei referendum giusto per fagli un dispetto e pronta a dire, se si raggiungesse il quorum: «Tiè, Ignazio, ben ti sta».

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