«Ci sono sempre molti motivi per far cadere un governo. Questo mi sembra particolarmente idiota», ha commentato a inizio marzo lo scrittore Miguel Sousa Tavares sul giornale portoghese Expresso. Il motivo «particolarmente idiota» è stato il rifiuto da parte del primo ministro Luis Montenegro di fare chiarezza su un presunto conflitto di interessi tra la sua attività politica e l’azienda che ha fondato nel 2021, Spinumviva. Di conseguenza, il governo di Montenegro ha perso la fiducia del parlamento e nel Paese sono state fissate nuove elezioni, previste per domenica 18 maggio: le terze dal 2022 a oggi.
«Sicuramente Montenegro poteva gestire meglio il caso Spinumviva, ma è anche vero che un governo di minoranza come il suo non poteva durare a lungo», ha spiegato a Linkiesta Riccardo Marchi, professore di Relazioni internazionali all’Università Lusófona di Lisbona.
Alle ultime elezioni, infatti, Aliança Democratica (AD), la coalizione di centrodestra guidata la Montenegro, ha ottenuto poche migliaia di voti più dei socialisti, affossati dal presunto caso di corruzione legato alla produzione di idrogeno verde e all’estrazione di litio che nel 2023 aveva travolto l’ex primo ministro socialista António Costa, portandolo alle dimissioni (Sì, lo stesso Costa che ora è alla guida del Consiglio europeo, anche se le indagini sul caso, battezzato Operação Influencer, sono ancora in corso). Fedele alla promessa di tenere a distanza il partito di estrema destra Chega, AD ha preferito formare un governo di minoranza, auto-condannandosi a negoziare per ogni iniziativa il sostegno del resto dei partiti.
«Il caso Spinumviva è arrivato tutto sommato in un momento propizio per Montenegro e quindi al posto di sottomettersi a un’inchiesta parlamentare ha preferito giocarsela e tornare alle urne», ha aggiunto Marchi. A fine febbraio, infatti, un’inchiesta del settimanale Expresso ha rivelato che Spinumviva ha fornito servizi di consulenza in materia di protezione dei dati a Solverde, una catena di hotel e casinò. Montenegro, fondatore di Spinumviva, aveva già rappresentato Solverde come avvocato in trattative con lo Stato per la proroga delle concessioni di alcuni casinò tra il 2018 e il 2022, anno in cui è stato eletto alla guida del principale partito del centrodestra portoghese (il Partido Social Democrata, PSD) e ha trasferito formalmente la proprietà di Spinumviva alla moglie. Tuttavia, l’atto risulta nullo poiché i due vivono in regime di comunione dei beni.
Nei suoi circa undici mesi al governo, Montenegro è riuscito però a mantenersi stabile nei sondaggi e a costruire l’immagine di un uomo risolutivo e dinamico. «Ha iniziato a governare con una strategia intelligente, mettendo fine ai numerosi fronti aperti sul piano sindacale con alcune categorie professionali forti come le forze dell’ordine, gli insegnanti e i pensionati», ha raccontato Marchi, specificando che dopo questo exploit il primo ministro non ha dato nessun segno di avere pensato a un piano più ampio per risolvere i grandi problemi che segnano il Paese, come la crescita economica bloccata, la speculazione edilizia e il collasso del sistema sanitario pubblico.
Lo scandalo non sembra aver scalfito di troppo la sua immagine: Aliança Democrática è al primo posto per intenzioni di voto e potrebbe addirittura superare il risultato ottenuto alle urne lo scorso anno. Al secondo arrancano i socialisti, che non hanno saputo capitalizzare né la stanchezza della popolazione portoghese (il settanta per cento avrebbe preferito non tornare a elezioni), né le debolezze di Montenegro. Anzi: il gesto di trasparenza del segretario Pedro Nuno Santos di rendere pubblici i documenti legati agli acquisti di case realizzati negli ultimi anni, oggetto di una recente indagine preventiva scattata in seguito a due denunce anonime, non ha avuto molto successo e i socialisti potrebbero addirittura perdere terreno rispetto alle legislative dello scorso anno.
«Nuno Santos sembra incapace di attrarre nuovi elettori. Nelle ultime settimane ha cambiato strategia: era famoso per essere arrogante ed aggressivo ed ha abbassato i toni, ma niente sembra funzionare», ha commentato Marchi, ricordando i due grandi peccati capitali di Nuno Santos: essere un politico di professione, cresciuto nella gioventù socialista, e provenire da una famiglia benestante (e non averlo mai nascosto troppo, soprattutto da giovane, quando girava per Lisbona in Maserati). «Anche Costa aveva fatto un percorso simile, ma Nuno Santos non ha mai avuto la stessa capacità di Costa di aggirare gli ostacoli e trasformare le crisi in opportunità», ha aggiunto il professore.
Al terzo posto per intenzioni di voto resta Chega, che dopo un inverno turbolento sembra destinato a consolidare i risultati delle ultime elezioni. Negli ultimi mesi, infatti, un deputato è stato accusato di furto (si dedicava a rubare valigie all’aeroporto di Lisbona) e un altro di aver avuto relazioni sessuali con ragazzi minorenni. «André Ventura è corso ai ripari in entrambi i casi, confermando l’equazione partito = leader, e conducendo finora una campagna elettorale tiepida, che però sembra essere abbastanza convincente per l’elettorato di estrema destra», ha commentato Marchi, sottolineando che a Chega continua a mancare un discorso più strutturato sui temi che lo contraddistinguono, ovvero l’immigrazione e la corruzione.
Rispetto alle elezioni di domenica, secondo Marchi i possibili scenari sono due: un nuovo governo di minoranza di AD o un governo di maggioranza, nel caso AD riuscisse ad allearsi con il partito Iniciativa Liberal (e insieme riuscissero a ottenere più di 166 seggi in parlamento). «L’alleanza tra centrodestra ed estrema destra resta fuori discussione. E difficilmente i socialisti riusciranno a ottenere abbastanza voti per tentare di formare una coalizione con il resto dei micropartiti di sinistra», ha concluso Marchi. In Portogallo, insomma, domenica tutti devono votare affinché, molto probabilmente, nulla cambi.