Il Niet di MoscaCome sono andati i colloqui tra Ucraina e Russia a Istanbul

Le delegazioni si sono incontrate in ritardo rispetto all’orario previsto e hanno dialogato molto poco, lavorando solo a un accordo per un nuovo scambio di prigionieri. Anche perché il Cremlino ha rifiutato il cessate il fuoco. Si parla di un possibile vertice a fine giugno, con Zelensky, Putin e Trump

AP/Lapresse

La Russia ha rifiutato un cessate il fuoco incondizionato. Non è una sorpresa, né una notizia, ma è il tenore delle conversazioni con le delegazioni di Mosca ai colloqui di pace. Al summit di Istanbul, i negoziatori ucraini e russi si sono seduti al tavolo, hanno cercato un punto d’incontro, ma è stato impossibile: «La controparte russa ha continuato a rigettare la mozione sul cessate il fuoco incondizionato», ha detto Sergey Kyslytsya, il negoziatore di Kyjiv. Secondo i russi, questo è il vero paradosso, un cessate il fuoco darebbe all’Ucraina il tempo di riarmarsi e risistemarsi in un momento del conflitto favorevole alla Russia. Proprio dopo che l’Ucraina ha dimostrato di poter colpire obiettivi sensibili in territorio russo: sabato Kyjiv ha colpito basi aeree russe a migliaia di chilometri dal confine con un’operazione condotta dai Servizi di sicurezza Sbu.

I colloqui di pace sono diventati impossibili, la Russia ha pretese sempre più irricevibili, non è disposta a cedere nulla, per la maggior parte del tempo fa melina, poi butta la palla in tribuna. Quando arriva il momento di parlare sul serio, per fermare le operazioni militari, rispedisce ogni proposta al mittente. È con questo scenario che devono confrontarsi i negoziatori ucraini.

Ancora una volta, come dopo il vertice del 16 maggio, l’unico accordo su cui si può lavorare è uno scambio di prigionieri. Il precedente incontro a Istanbul aveva portato allo scambio di prigionieri più grande dall’inizio dell’invasione su vasta scala. Stavolta invece il focus della conversazione è stato sui soldati gravemente feriti e sui giovani. Il ministro della Difesa ucraino Rustem Umerov, che ha guidato la delegazione ucraina, parlando con i giornalisti ha detto che ci sarà un rimpatrio anche delle salme di molti soldati caduti (dovrebbero essere seimila le salme degli ucraini che rientreranno in patria).

Oltre questo c’è poco altro. Anche perché l’incontro è durato appena un’ora. Non c’era molto materiale per parlare: solo oggi la Russia ha fornito all’Ucraina il memorandum con le su proposte per negoziare la pace – documento richiesto da Kyjiv in fase di preparazione al vertice, teoricamente utile per modellare le proposte e le conversazioni sulle richieste della controparte.

Nel memorandum, secondo le prime indiscrezioni, la Russia chiede il ritiro delle truppe ucraine dal territorio delle quattro regioni rivendicate dai russi: Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson. Oppure, seconda opzione, l’inizio della smobilitazione delle forze di Kyjiv, la revoca della legge marziale, l’esclusione della presenza di truppe straniere in Ucraina, la fine degli aiuti militari stranieri a Kyjiv e la tenuta di elezioni entro cento giorni dopo la revoca della legge marziale. Sono richieste irricevibili per l’Ucraina, che se accettasse resterebbe scoperta di fronte a qualsiasi attacco via terra da parte di Mosca, oggi e in futuro.

«Valuteremo nel corso delle prossime settimane i documenti ricevuti oggi», ha detto ancora Usmerov da Istanbul. «Abbiamo dato alla Russia i nostri documenti nei giorni scorsi, i russi ci hanno dato i loro solo oggi, per alcune settimane li esamineremo». Anche per questo motivo tutto sembra rimandato a un nuovo vertice – ancora non fissato – a fine giugno. Già circolano le voci di un possibile incontro tra Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin, magari con la mediazione di Donald Trump (dalla Casa Bianca è arrivato un primo ok). Ma sembra sempre il giorno della marmotta: era già accaduto il mese scorso, Zelensky aveva proposto a Putin di vedersi a Istanbul, poi il dittatore russo non si era presentato. Non ci sono segnali che invitano a essere più ottimisti stavolta.

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