
Se un mese non basta a indicare una tendenza, due mesi consecutivi fanno sorgere le prime domande. Secondo gli ultimi dati Istat, ad aprile 2025 il numero di occupati è rimasto stabile. Complessivamente, rispetto al mese precedente, l’occupazione non è cresciuta: ci sono zero occupati in più. Ma l’aspetto preoccupante è che non solo i contratti a tempo indeterminato hanno smesso di crescere, ma sono pure diminuiti. Ad aprile se ne contano settantaquattromila in meno. Era successo già a marzo, quando per la prima volta i contratti stabili – che finora hanno guidato la crescita record del mercato del lavoro – erano solo tremila in più.
Il calo dei posti fissi potrebbe derivare dall’aumento di persone che in cassa integrazione da più di tre mesi (l’Istat li conteggia come non occupati). O ancora da licenziamenti e pensionamenti non rimpiazzati. Ma la corsa del lavoro, a suon di record, sembra comunque raffreddarsi di mese in mese.
Ad aprile, si contano trentaquattromila lavoratori uomini in più e 34mila lavoratrici donne in meno. Da qui la crescita zero. Su base annua la crescita occupazionale rallenta rispetto ai mesi scorsi, con un +282mila. Ma è spinta principalmente dagli uomini (+199mila, +1,5 per cento), mentre le donne crescono circa della metà (+83mila, +0,8 per cento).
Su base annua, la crescita occupazionale è ancora guidata dagli occupati permanenti (+345mila), con quelli a termine che calano di 173mila unità. Ma in un momento di grande incertezza economica, tra conflitti e guerre commerciali in corso, il lavoro temporaneo è tornato a crescere (+21mila), ma soprattutto quello autonomo (+53mila). Era successo lo stesso il mese precedente, quando erano cresciuti quasi unicamente gli autonomi, con trentaquattromila unità in più, seguiti a distanza dai contratti a termine, novemila in più in un mese. Il dubbio, ovviamente, è se si tratti di veri autonomi o di finte e più economiche partite Iva che svolgono in realtà mansioni da subordinati.
Nel mese i disoccupati diminuiscono di 48mila unità, ma non è per forza una buona notizia. Infatti gli inattivi crescono di 39mila unità, soprattutto tra le donne. Il tasso di occupazione resta stabile al 62,7 per cento (il più basso nell’Unione europea, è bene ricordarlo), quello di disoccupazione scende al 5,9 per cento, mentre quello di inattività sale leggermente al 33,2 per cento.
Unica notizia positiva è la dinamica dell’occupazione giovanile. La fascia 15-24 anni resta sostanzialmente stabile, mentre quella 25-34 anni guadagna terreno più delle altre con cinquantatremila occupati. Gli over 50, che di solito crescevano più dei giovani, registrano in un mese solo seimila occupati in più. Uno dei motivi del calo dei contratti a tempo indeterminato, molto diffusi tra i senior, potrebbe spiegarsi quindi con questo dato. Un’ipotesi è che i pensionati con il posto fisso siano stati sostituiti da giovani under 35, ma con contratti a termine o partita Iva.
Ma quella che soffre di più è la fascia di mezzo dei 35-49enni, con cinquantasettemila occupati in meno in un mese e 91mila in meno in un anno. Probabilmente è qui che si trova il grosso dei contratti a tempo indeterminato in diminuzione. Al netto della componente demografica, in questa fascia si nota anche un aumento preoccupante del 2,6 per cento degli inattivi in un anno. Lavoratori senior che un lavoro non ce l’hanno, non lo trovano e hanno smesso di cercarlo. A guardare i numeri, sono oltre due milioni.