Re dei cieliI droni a fibra ottica stanno cambiando la guerra in Ucraina

I veicoli aerei senza pilota sono stati i protagonisti nei primi tre anni di conflitto, adesso però si usano sempre più spesso quelli collegati a un cavo che garantisce qualità maggiori, e non possono essere neutralizzati dai normali dispositivi di disturbo

AP/Lapresse

Da alcune settimane in Ucraina, lungo la linea del fronte, i soldati camminano circondati da filamenti metallici sottilissimi. Una rete che si intreccia tra alberi, piante e altri ostacoli naturali, attraversando anche i principali percorsi dei battaglioni. Sugli alberi alcuni di questi fili sono stati trasformati in piccoli nidi dagli uccelli: sono fibre cablate non tossiche, non sono un problema per loro. Ma sono il simbolo di come la guerra sta cambiando quel pezzo di territorio, creando immagini e panorami inediti.

I filamenti sono cavi di fibra ottica srotolati da droni ucraini e russi che puntano le retrovie degli eserciti. Una tecnologica non nuova, ma un’applicazione militare che in Ucraina ha trovato particolare fortuna. I droni collegati con cavi di fibra ottica (tethered) permettono di ricevere in tempo reale immagini di ottima qualità, in alta definizione, consentono voli a bassa quota tra edifici e alberi, anche in condizioni atmosferiche difficili. Soprattutto, sono immuni alle interferenze dei jammer, gli strumenti che mettono fuori gioco i classici droni Fpv – First person view, visuale in prima persona – collegati con onde radio: fino al settantacinque per cento dei droni Fpv viene fermato dai jammer (dato di DefenseNews). I droni cablati sono immuni alle interferenze e altri metodi di guerriglia elettronica. Per questo si tratta di una tecnologia sempre più usata. Certo, hanno i loro limiti, perché i cavi possono essere tagliati, o possono aggrovigliarsi, e aggiungono un peso extra che può andare da uno a tre chilogrammi. Proprio per questo, il problema più grande è la riqualificazione dei piloti di droni: il peso del cavo cambia anche la stabilità in volo del drone, modificando traiettorie e percorsi. Ma, ha spiegato il vice primo ministro e ministro della Trasformazione Digitale ucraino Mykhailo Fedorov, rappresentano già un punto di svolta nel conflitto.

È stata la Russia a portarli al fronte per prima, già nella primavera del 2024, con modelli dotati di cavi fino a venti chilometri e 3,5  chilogrammi di esplosivo. Sono stati impiegati regolarmente nella regione di Kursk, infliggendo danni alle linee offensive ucraine e provocando ritirate, o rendendo impraticabili zone chiave come Sudzha. In alcuni contesti, però, le truppe di Vladimir Putin non hanno potuto usarli perché il territorio non lo permetteva. A Sumy ad esempio, ha scritto ieri l’Ukrainska Pravda, le posizioni russe più vicine ai bersagli distano almeno una ventina di chilometri e i punti di lancio dei droni sono di solito posizionati a circa cinque chilometri dal punto di contatto: i classici droni cablati hanno un raggio d’azione di una quindicina di chilometri, e di fatto sono inutilizzabili in questi contesti.

Da quest’anno, i droni Fpv con i cavi di fibra ottica sono diventati uno strumento utilissimo anche per l’Ucraina. Merito soprattutto dei modelli HCX Argus‑30, REBOFF e Black Widow Web‑10, con autonomie fino a una ventina di chilometri e un carico che va dai due ai quattro chilogrammi di esplosivo. Ma al momento la produzione procede a rilento a causa di limitazioni nell’importazione di microelettronica e dalla capacità industriale ucraina: oggi quindici aziende ora producono droni in fibra ottica in ucraina, ma ancora non basta.

I droni Fpv con cavi fibra ottica vengono sempre più usati nelle imboscate, in cui il drone atterra e attende il bersaglio. «In precedenza, in questi attacchi, il drone in agguato rimaneva inattivo per risparmiare le batterie, in attesa di un segnale da un drone da ricognizione che segnalasse l’avvicinamento del bersaglio. Ma poiché i droni a fibra ottica richiedono meno energia per mantenere la comunicazione a lungo raggio, possono rimanere nascosti lungo una pista o una strada per un periodo di tempo prolungato», scrive il Washington Post.

Un ufficiale con nome in codice Yas, della 12ª Brigata delle Forze Speciali Azov del Battaglione Sistemi Senza Pilota della Guardia Nazionale ucraina, ha spiegato a The War Zone che di solito un drone a fibra ottica perfettamente funzionante ha il cinquanta per cento di probabilità di raggiungere il bersaglio. Ma ha aggiunto: «Qualsiasi errore nella gestione di questi droni può causare, ad esempio, un’esplosione involontaria o la perdita di controllo». Per i droni radio, invece, per vari motivi, la probabilità può essere molto inferiore, intorno al trenta per cento. Il problema di Kyjiv al momento è che di droni collegati con cavi di fibra ottica ce ne sono pochi. Circa il cinque per cento sul totale dei droni ucraini, ha detto Yas a The War Zone.

L’uso massiccio di questa tecnologia sta portando correttivi e miglioramenti mese dopo mese. Già lo scorso gennaio la 414ª Brigata Sistemi d’Attacco Senza Pilota, nota come Ptakhy Madiara, aveva presentato un drone elicottero Fpv con cavo in fibra ottica che si estende fino a quarantuno chilometri: finora è la massima gittata raggiunta da un drone esplosivo di piccole dimensioni. Un sistema quindi in grado di sferrare attacchi con droni contro l’artiglieria a lungo raggio e sistemi d’arma difesa aerea a medio raggio – cioè obiettivi irraggiungibili per i classici droni comandati via radio a causa dei limiti di carica della batteria e dei jammer che interverrebbero per fermarli.

L’Ucraina sta sviluppando anche veicoli di terra senza pilota, usati per lo più per scopi logistici al momento – una piccola parte viene impiegata anche per la posa di mine e per compiti cinetici, come l’impiego di mitragliatrici. Ma, riporta ancora The War Zone, le Forze Armate di Kyjiv vorrebbero usate mezzi cablati con fibra ottica anche per gli attacchi kamikaze e le operazioni di combattimento ad alto rischio e non per la logistica. E proprio come già accaduto per i droni aerei, la fibra ottica potrebbe rappresentare una rivoluzione nell’impiego dei droni terrestri in scenari di guerra.

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