I potentissimi generali iraniani uccisi dai missili israeliani probabilmente erano tra quelli che pensavano che la guerra è bella anche se fa male. No, la guerra non è bella, nemmeno quella combattuta contro uno dei regimi più orrendi della storia contemporanea, quello degli ayatollah oscurantisti, quello dei pasdaran sanguinari, quello delle torture a Evin, quello dell’odio assoluto contro gli ebrei, quello della rivoluzione islamista da esportare nel Grande Medio Oriente, quello della cancellazione dello Stato di Israele dalla cartina geografica, quello del milione di morti in Iraq per la guida dell’asse sciita, quello che guida il terrorismo di Hezbollah, degli Huthi e perfino dei sunniti di Hamas, quello che vuole dotarsi dell’arma atomica, quello che ha pianificato i pogrom del 7 ottobre fregandosene delle conseguenze sui palestinesi di Gaza, quello dell’attacco a Israele con oltre duecento missili nel 2024, quello che fornisce a Putin i droni killer per uccidere i civili ucraini, quello che esalta il martirio in nome di Allah misericordioso, quello che reprime i dissidenti, quello che uccide, tortura e incarcera le ragazze di Donna, Vita, Libertà soltanto perché si sciolgono i capelli.
Oltre al regime teocratico però c’è anche il popolo iraniano, che non è un monolite come il sistema clericale guidato dal Grande Ayatollah Ali Khamenei. È un popolo che da almeno due decenni prova a liberarsi dei mullah, non riuscendoci. La guerra farà male anche a coloro che si oppongono a quei generali.
Non sappiamo che cosa succederà da qui in poi, può succedere di tutto. C’è già stata una prima risposta iraniana, molti si aspettano altri raid israeliani, forse una guerra più estesa, con conseguenze indicibili.
Donald Trump da mesi sproloquia che con lui al comando non sarebbe mai scoppiata nessuna guerra in nessuna parte del mondo, lo abbiamo visto. Ora parla di riprendere i negoziati di pace, un altro argomento su cui sappiamo quanto sia competente ed efficiente. E intanto, con la guerra russa all’Ucraina ancora in corso, quella a Gaza che non finisce mai, e ora con il fronte iraniano e il Medioriente in fiamme, lui organizza una parata militare a Washington per festeggiare il compleanno del suo ego.
Gli scenari di guerra sono molteplici, i rischi enormi, Benjamin Netanyahu scommette di sconfiggere una volta per tutte il regime iraniano, e così pensa di passare alla storia. Alla storia ci passerà comunque, anche se la sua decisione dovesse scatenare un’altra guerra sanguinosa, e un ulteriore danno reputazionale a Israele.
Difficile manifestare ottimismo di fronte a tutto ciò, il disastro è in corso, accelerato dall’assenza di un’America che faccia l’America e alimentato dalla presenza di un comprimario lestofante alla Casa Bianca. Nel vuoto globale di idee e di moralità, nella carenza totale di compassione e di intelligenza, nel deserto assoluto di saggezza e di serietà, e davanti a tanta violenza e distruzione, l’unica cosa buona che può succedere è che il regime teocratico e sanguinario di Teheran cessi di esistere, in modo che gli iraniani, e in particolare le iraniane, possano cominciare a vivere libere e tornare a cantare.