
«Ti siedi e pensi e ricominci il gioco della tua identità / come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità», cantava Francesco Guccini nella ballata folk che va sotto il titolo di “Canzone dei dodici mesi” parlando di settembre, il mese che dopo l’estate porta il «dono della perplessità». E in effetti si sente spesso dire che il ritorno alla normalità, dopo le emozioni estive e l’ubriacatura da vitamina D, dovrebbe segnare il vero “capodanno” per una serie di nuovi inizi, più o meno gradevoli che siano.
L’automne déjà! – suggerisce Rimbaud tra nostalgia e bellezza. Ecco allora qualche spunto per attraversare il tempo della “perplessità”, tra giorni sospesi alla ricerca di un nuovo senso da dare alle cose.
Uva, giuggiole e melograni
«Settembre settembrino / matura l’uva e si fa il vino», ricordava Gianni Rodari vezzeggiando il mese in cui i più giovani tornano sui banchi di scuola, mentre le vigne portano a maturazione i grappoli destinati ai tini. E nonostante il cambiamento climatico abbia portato i viticoltori ad anticipare sempre più la vendemmia (ormai si arriva a contrattare coi giorni per non iniziare a fine luglio), è proprio in settembre che inizia la cerimonia “dionisiaca” che regala le prime fermentazioni all’autunno.
Non c’è solo il frutto della vite tra i regali settembrini, perché sugli alberi sono ormai arrivate a maturazione la giuggiola e il melograno. Dolci e acidule, croccanti quasi come uno snack, le giuggiole – quando non vanno in brodo – regalano momenti di spensieratezza quando le puoi cogliere dall’albero. È quasi un ritorno alla scoperta di quel piccolo forager che c’è in ognuno di noi.
È però il melograno l’albero delle suggestioni: dal Cantico dei cantici a Garcia Lorca, per il quale «la melagrana è il sangue / sangue sacro del cielo», questo frutto simbolo di fertilità e passione è un regalo incantevole della natura. Da sgranare per farci una colazione accompagnato con lo yogurt o per arricchire un’insalata, il frutto si presta alla spremitura: quel succo dolce-acidulo, intrigante, è perfetto per le marinature in cucina e per dare una nota peculiare al pesce cotto al forno.
Cornalin della Valle d’Aosta
Mentre le mani raccolgono i grappoli sui terrazzamenti della viticoltura eroica – e settembre è il mese del Mondial des Vins Extrêmes – vale la pena di riempire il calice di un vino che porti in dote una storia antica. È il Cornalin, frutto di un vitigno a bacca rosa portato (sembra) in Valle d’Aosta nel Settecento dalla Borgogna e ormai considerato autoctono. Quasi scomparso nel corso del Novecento, è stato recuperato quarant’anni fa grazie all’intervento dell’Institut Agricole Régional di Aosta – ente prezioso che ha permesso di conservare le rare varietà autoctone della montagna, a rischio di estinzione negli anni della sbornia da vitigni internazionali. Nel calice il Cornalin è seducente, tra la vivacità del frutto e il brio pepato che diverte, per un sorso che vive di equilibrio tra struttura e acidità.
Whisky Live Paris
Se Parigi è «il centro dell’umanità» per Victor Hugo, sicuramente a fine settembre diventa il cuore del bere ad alta gradazione con l’apertura di Whisky Live, una delle più grandi fiere europee dedicate agli spirits. L’evento continua ad attrarre espositori e nuove distillerie si presentano per la prima volta in Francia: da Ardnahoe (Islay) a Bladnoch (Lowlands) per lo Scotch, ma vale la pena di scoprire anche le etichette di Basque Moonshiners e della germanica St. Killian. Non manca poi l’occasione di farsi sedurre da nuovi rhum o dai distillati di agave, prima di abbandonarsi al divertimento della proposta mixology che invade la città.
I Classici all’Olimpico
Inaugura a fine settembre il 78° Ciclo di Spettacoli Classici al Teatro Olimpico di Vicenza, spazio straordinario disegnato da Andrea Palladio con le scenografie fisse di Vincenzo Scamozzi. Il cartellone attraversa un mese (dal 25 settembre al 22 ottobre) con protagonisti Roberto Latini, Alot, Salvatore Sciarrino, Marco Martinelli, Claudia Castellucci, Igort, Anagoor, Masque Teatro e Vinicio Capossela. Il programma, a dire il vero, non rimane concentrato all’Olimpico ma offre l’opportunità di scoprire altri spazi di una città bellissima: la Basilica Palladiana, Palazzo Cordellina, il Teatro Comunale e l’Astra.
“September Song”, Lou Reed
Geniale e scomposto, certo senza smancerie, l’amore che va di fretta nella canzone che Lou Reed costruisce magistralmente sul mese che segna l’inizio del declino verso l’inverno. «Perché è un tempo lungo, lungo / da maggio a dicembre / e i giorni si accorciano / quando arrivi a settembre», recitano le strofe, che enfatizzando il declino del corpo nell’autunno dell’anima invocano «Hey honey, I haven’t got the time / for any waiting game».
“Racconto azzurro”, Marguerite Yourcenar
Settembre è anche un mese di ripensamenti e malinconie, che possono però esser fonte di bellezza. Può essere anche il mese degli addi e della dimenticanza. E allora è bello farsi accompagnare dalle parole incantate della Yourcenar: «A lungo andare, di lei sarebbe rimasto uno di quei ricordi che è elegante avere quando ci si concede il lusso di un passato».
Laguna minore
Archiviata la Mostra del Cinema al Lido e superata l’estate della ressa turistica, settembre ammorbidisce l’esperienza della Venezia canicolare e afosa. Un viaggio tra le isole della laguna regala visioni e colori, ma anche un piatto di pesce eccellente in attesa delle moeche che arrivano verso ottobre. Allontanandosi dalla città/isola, un angolo da scoprire è il borgo di Treporti affacciato sulle barene: una passeggiata tra germani e fenicotteri, l’erica sfiorita e salsedine porta alla Mesole: sulla piazzetta si affaccia l’ex-convento dove l’azienda agricola Terre Salate propone prodotti del territorio coltivati con passione.
La Val del Biois
Incastonata tra cime dolomitiche che emozionano, la Valle del Biois non è quasi mai a rischio di overtourism e men che meno a settembre, quando le luci soffuse dell’autunno precoce ne fanno una meta da scoprire per un’esperienza lenta. Dalla cittadina natale di Papa Luciani, Canale d’Agordo, con le sue vie strette e le case antiche, fino al Passo San Pellegrino a 1900 metri si respira la quiete alpina. Falcade con la sua piana e il piccolo borgo di Feder incantano. Passeggiate tra i boschi e sapori tipici valligiani, proposti nelle malghe fino alla festa della demonticazione (nel fine settimana del 26-28 settembre), ma anche un pranzo al rifugio InAlto a Col Margherita o un’arrampicata in falesia a Frassenè di Voltago Agordino valgono il viaggio.
Vino, mare e calidarium
A ridosso della costa toscana di Baratti e Populonia, appoggiate sulle colline metallifere, Suvereto e Campiglia Marittima sono tra i borghi da visitare quando le folle dei turisti hanno lasciato il Tirreno. Tra le terme etrusche del Calidario, dove concedersi un momento di relax, e la visita alle cantine della Val di Cornia l’autunno è tempo di esperienze lente e gustose.
Nocciolino di Chivasso
Ogni anno la cittadina di Chiavasso, nel Torinese, celebra uno dei suoi prodotti tipici: i Nocciolini, ovvero sfiziosi dolci a base di meringa e nocciole Piemonte Igp, la cui ricetta sembra risalga al diciannovesimo secolo. L’ultima settimana di settembre è dedicata a questi dolci minuscoli e tradizionali.