
C’è un paradosso che attraversa la nostra epoca: da un lato l’abbondanza, il superfluo, l’ossessione per l’estetica del piatto; dall’altro la scarsità, lo spreco, la disuguaglianza. È in questa contraddizione che si posa lo sguardo di Yeast Photo Festival, rassegna dedicata a fotografia e arti visive che torna in Salento dal 25 settembre al 9 novembre 2025, con un titolo ben ragionato: “(N)ever Enough”.
Il cibo diventa lente d’ingrandimento per osservare la società, l’economia, la terra. Non solo come oggetto del desiderio, ma come specchio di squilibri globali e identità locali. E non è un caso che il festival si svolga qui, in un territorio agricolo che ha fatto del paesaggio e delle colture (dalla vite all’ulivo, fino al pomodoro) un tratto culturale oltre che produttivo.
Quest’anno gli organizzatori della rassegna – giunta alla quarta edizione – hanno voluto intrecciare grandi nomi della fotografia internazionale con racconti più intimi e radicati nel Sud. A partire da Martin Parr, ospite d’onore con la mostra “Snack It!” a Matino (Lecce) e con una serie di gigantografie che trasformeranno Gallipoli in un museo a cielo aperto. Le sue immagini ironiche e coloratissime ci ricordano come il cibo non sia mai solo nutrimento, ma anche spettacolo, consumo, persino ossessione.
Ma accanto all’ironia di Parr ci sono lavori che portano a galla questioni più dure: Klaus Pichler con “One Third”, una denuncia visiva sullo spreco alimentare; Melissa Carnemolla con un reportage che racconta lo sfruttamento nei campi siciliani; Blake Little che utilizza il miele come materia fotografica, simbolo di dolcezza ma anche di fragilità ecologica. E ancora, i progetti che indagano la relazione tra comunità e natura, dagli insetti commestibili in Colombia agli esperimenti di vita fuori dal sistema raccontati da Lucas Foglia. Un totale di quattordici artisti per esplorare il contrasto tra abbondanza e scarsità alimentare.
Il Salento non è solo terra ospitante ma protagonista. A Galatina, la mostra “Buone Mani” racconta la manualità e la memoria gastronomica locale, come se impastare o mungere fossero gesti che valgono quanto un archivio.
Girare per le sedi del festival – da Lecce a Supersano, da Castrignano de’ Greci fino a Matino – significa immergersi in un viaggio che non è solo estetico. È un invito a pensare al cibo come a un archivio vivente: di desideri, di ingiustizie, di comunità.
Yeast Photo Festival è anche attività, workshop e talk che animeranno l’avvio della rassegna. Il calendario degli eventi è in fase di aggiornamento e consultabile sul sito, insieme alle info utili per la visita, un’occasione per guardare il cibo con uno sguardo diverso da quello che ogni giorno abbiamo nel piatto