Cattedre vuoteLa lezione che le università non sanno più dare

Dai collettivi propal alla Ca’ Foscari, l’antisemitismo e l’odio politico dilagano tra i giovani. È tempo di una nuova alfabetizzazione civile e di una società meno polarizzata

Lapresse

È successo ancora. In un’università italiana, un gruppo di studenti dei collettivi Autonomi propal ha impedito a un ebreo di parlare. È accaduto l’altro ieri, a Venezia, alla Ca’ Foscari.

La vittima di questo ennesimo episodio di intolleranza è Emanuele Fiano, già deputato del Partito democratico e oggi presidente di Sinistra per Israele – Due Popoli, Due Stati. Un uomo di dialogo, da sempre sostenitore della coesistenza di Israele e Palestina. Proprio ciò che gli estremisti universitari rifiutano: per loro deve esistere un solo Stato, la Palestina, libera dal fiume al mare, cioè senza Israele.

Una visione ideologica e violenta, che ignora la storia e la realtà. È la stessa matrice che ha giustificato, in passato, gli attentati contro civili ebrei nelle strade, negli autobus, nelle sinagoghe e nei musei di tutto il mondo, in nome dell’odio antisemita travestito da lotta politica.

Il clima nei licei e nelle università italiane è ormai allarmante. Gli stessi gruppi che nei mesi scorsi hanno impedito di parlare a Maurizio Molinari e David Parenzo confermano la loro intolleranza, usando metodi intimidatori e violenti, fuori dal tempo e dal dibattito civile.

Eppure viviamo un momento cruciale per la pace in Medio Oriente. La tregua, fragile e continuamente minacciata dalle divisioni interne al mondo palestinese, richiederebbe equilibrio e ascolto. Ma mentre Hamas continua a esercitare il terrore a Gaza, eseguendo pubblicamente presunti “collaborazionisti” e trattenendo i corpi delle vittime del 7 ottobre, in Italia parte del mondo accademico alimenta un clima di odio verso gli ebrei.

Non aiutano, purtroppo, le ambiguità dei rettorati. Proprio Ca’ Foscari, poche settimane fa, ha deciso di “congelare” i rapporti con le università israeliane, dichiarandosi solidale con i docenti schierati contro il governo di Gerusalemme. Una scelta politica mascherata da atto accademico, che ha spinto la storica Lucetta Scaraffia a dimettersi dal comitato scientifico in segno di protesta.

Il nodo centrale resta l’antisemitismo, che negli atenei italiani si manifesta con crescente spregiudicatezza. Non ha nulla a che vedere con l’attualità del conflitto, ma con una cultura dell’odio che riemerge ciclicamente e che oggi trova rifugio in slogan e occupazioni scolastiche dal sapore ideologico.

Liceali e universitari di oggi saranno la classe dirigente di domani. Se il loro orizzonte politico e morale è quello mostrato ieri a Venezia, il futuro del nostro Paese rischia di essere attraversato da nubi sempre più dense di antisemitismo.

Per questo serve una vera ripresa educativa: nelle scuole, nelle università, nei media. Serve insegnare la complessità, restituire dignità al pensiero critico, costruire luoghi di confronto invece che di scontro. L’Italia ha bisogno di de-polarizzare la propria società, di uscire dal riflesso condizionato dell’odio e tornare a riconoscere nell’altro non un nemico, ma una possibilità di dialogo. Solo così potremo evitare che l’ignoranza di oggi diventi la violenza di domani.

X