Odio liberoLe chat dei giovani trumpiani, utile promemoria anche per noi

La ministra che sminuiva il legame tra fascismo e antisemitismo dovrebbe leggere i repubblicani che inneggiano a Hitler, scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

AP/Lapresse

Il caso delle chat dei giovani repubblicani pubblicate da Politico, in cui i virgulti della nuova destra trumpiana dichiarano il loro amore per Hitler, invocano le camere a gas per gli avversari politici e chiamano «scimmie» gli afroamericani, dimostra una volta di più cosa si nasconde dietro tante vibranti dichiarazioni contro l’antisemitismo della sinistra. Casomai la ministra Eugenia Roccella volesse andare avanti su quella sua proposta di allargare lo studio dell’antisemitismo alle sue manifestazioni nella politica di oggi, qui potrà trovare senza dubbio ampio materiale, in particolare a proposito di quel rapporto tra fascismo e odio degli ebrei a suo giudizio fin troppo enfatizzato nel nostro dibattito pubblico. Ma non è neanche detto che debba fare la fatica di attraversare l’oceano per portare a termine le sue indagini. Mi pare infatti che qualcosa di molto simile, a proposito di giovani militanti ancora molto legati a slogan e simbologie del passato, sia capitato anche in Italia, o sbaglio? In ogni caso, lo scandalo può sorprendere solo chi non abbia occhi per vedere né orecchie per sentire, e in questi anni non abbia visto le svastiche a Charlottesville e non abbia sentito cori come «gli ebrei non ci sostituiranno» (la solita storia della «sostituzione etnica») cantati da quelli che Donald Trump avrebbe definito movimenti pieni di brave persone. Per la precisione, dopo che un suprematista bianco aveva ucciso un’attivista antirazzista lanciandosi con l’auto sulla contro-manifestazione organizzata da gruppi antifascisti, il presidente aveva parlato di «very fine people on both sides», bravissime persone da entrambe le parti. Sarebbe a dire: tra i nazisti e tra gli antinazisti (ha preso nota, ministra Roccella?).

Fino all’omicidio di Charlie Kirk, questo era il tenore delle libere manifestazioni del pensiero difese dai repubblicani in nome del free speech e della sacralità del primo emendamento. Per questo è ancora più grottesco, oggi, il loro tentativo di rovesciare contro la sinistra e contro ogni genere di oppositore l’accusa di antisemitismo, proprio allo scopo, loro sì, di conculcare la libertà di espressione. Come conferma anche quello che sta accadendo nelle università americane, tra i ricatti e le pressioni del governo per imporre loro un sostanziale allineamento ideologico e le crescenti minacce e intimidazioni subite da professori e studenti messi nel mirino dai militanti trumpiani. Per oltre un secolo le università americane sono state il rifugio in cui intellettuali di ogni orientamento politico trovavano riparo dalle persecuzioni subite in patria. Oggi per la prima volta si assiste a un movimento in direzione contraria. Il fatto che tutto questo nella destra cosiddetta liberale e conservatrice del nostro paese non solo non sollevi alcuno scandalo, ma sia anzi oggetto di ammirazione e persino di emulazione non può lasciarci tranquilli.

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

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