Stile bartender Alessandro Pellegrini, da Venezia al mondo e ritorno

Il fratello della celebre nuotatrice è un professionista del mondo mixology. Dal The Connaught di Londra al bancone del The St. Regis Venice, ci ha raccontato come ha costruito la sua esperienza internazionale

«Lo spritz è stato protagonista del mio battesimo alcolico, quando lavoravo al bar della spiaggia dell’Hotel Excelsior al Lido. Ho fatto le mie prime due stagioni in quel bar». Alessandro Pellegrini, il fratello di Federica, la Divina campionessa del nuoto, oggi è senior bartender all’hotel The St. Regis di Venezia e si è fatto notare durante la Venice Cocktail Week, ma chi lo ha notato per la qualità e la precisione sul lavoro non sapeva della sua prestigiosa parentela. Se Federica è diventata una campionessa del nuoto è perché la mamma Cinzia l’ha portata presto in piscina dove lavorava. Se Alessandro fa il bartender (ha in realtà anche nuotato) è perché ha ereditato la passione dal papà Roberto che oggi si dedica alla formazione alla scuola professionale Dieffe a Spinea, in provincia di Venezia, ma con un passato dietro il banco prima al Florian, poi al Danieli infine al Gritti.

«Mio papà, che viaggiava molto per lavoro, mi portava con lui in giro per l’Italia, questo ha stimolato la mia curiosità verso questo mondo. Ho conosciuto grandi bartender quando non erano ancora personaggi celebrati, ma la qualità comunque era altissima. Un barman poteva diventare uomo di fiducia di un cliente anche fuori dal locale. Per sentito dire dai racconti del papà e dei suoi amici. Il fascino della giacca bianca è partito da li. Però il papà non mi faceva bere: solo cocktail analcolici. Anche quando eravamo già maggiorenni, sia io che Federica, ha cercato di non farci servire un Bellini».

Venezia all’inizio del millennio non era vivace come ora, sicuramente Cipriani all’Harris Bar ha lasciato il segno, ha inventato il Bellini, ma si parlava di più dei clienti famosi che di quello che veniva servito.

Alessandro Pellegrini, al di là delle esperienze estive – una stagione è stato al banco del Florian –, ha scelto l’alberghiero prima a Castelfranco e poi a Venezia. Grazie a uno stage scolastico è stato al Gran Caffè Lavena, caffè storico di Venezia in piazza San Marco, terzo bar più antico del mondo, nato nel 1750. Dopo lo stage è rimasto fino a fine stagione. «Massimo Milanese è stato il mio mentore, a lui devo molto della mia formazione. Poi dopo la maturità sono partito per la Sardegna per la stagione all’hotel Abi D’Oru al Golfo di Marinella. Era ancora una Sardegna significativa, con una ricchezza importante. È stata una stagione fantastica. Erano gli anni d’oro di Federica e ogni tanto essere considero il fratello della campionessa mi infastidiva. Poi ho capito che era una reazione senza senso».

Al ritorno a casa con il papà e grazie alla spinta di Federica è stato lanciato Tacco 11, un cocktail bar a Spinea che è rimasto aperto sette anni. Ma dopo quattro anni Alessandro ha sentito il bisogno di staccarsi dal cordone ombelicale della famiglia: «Stavo per andare all’Hilton di Sydney, ma poi ho avuto un’offerta da un piccolo bar nel sud dell’Inghilterra, a Bosham. Non era come andare a Sydney, ma era più vicino a casa. Mentre ero li mi è arrivata la richiesta di andare al The Connaught Bar a Londra. Non potevo crederci. Sono stati tre anni incredibili, quando ancora mi capita di incontrare Agostino Perrone e Giorgio Bargiani mi emoziono. All’inizio ho preso un po’ sottogamba l’impegno che avevo di fronte. Credevo che venendo da Venezia avrei spaccato, ma poi mi sono accorto che qui eravamo molto indietro. Ho lavorato duro per recuperare il tempo perso. Ho visto cose che non credevo possibili come tagliare una lastra di ghiaccio di un metro. Ora si fa anche a Venezia».

Lasciato il Connaught è stato al Baglioni, sempre a Londra, fino all’inizio della pandemia; tornare a Venezia vicino alla famiglia è stato una scelta obbligata. Quando tutto ha riaperto ha scelto Verona, potendo fare base a casa di Federica. È stato un anno di transizione fino a quando Facundo Gallegos, con cui aveva lavorato al Connaught, è arrivato a Venezia come bar manager al St. Regis e lo ha chiamato.

«Non potevo rifiutare un’offerta del genere, anche perché lui – assieme a Ludwig Negri – ha dato subito quell’impronta londinese che un po’ mi mancava. Siamo un team fortissimo, ci chiamano in giro per l’Europa. Abbiamo contribuito a rilanciare la scena veneziana della mixology che oggi ha raggiunto livelli notevoli dopo anni di apatia turistica. Noi siamo stabilmente nei primi tre posti della classifica dei migliori cocktail bar d’hotel d’Italia, nel 2023 siamo arrivati primi».

Lo spirit che Alessandro Pellegrini ama di più (sicuramente frutto delle esperienze londinesi) è lo Scotch Whisky. Al St. Regis ha affinato l’arte della mixology, e oggi ha il suo signature che si chiama Shokunin: 45 cc di whisky giapponese Nikka single barrel, 90 cc di una soda di pomodoro che prepara lui gassificando un’acqua di pomodori di Sant’Erasmo, e qualche goccia di angostura. «È ispirato a uno stile giapponese a cui ho aggiunto un tocco veneziano» spiega Alessandro, al quale resta da fare un’ultima domanda: qual è il cocktail preferito da Federica? «Americano!».

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