Qualche giorno fa, al tradizionale brindisi di Natale per i giornalisti del Corriere della Sera, nel pieno del tourbillon della cessione di Gedi e dell’ingresso di Leonardo Maria Del Vecchio nel Giornale, Urbano Cairo ha detto che «i prossimi dieci anni saranno sfidanti». E che per il Corriere la sfida è e sarà quella dell’intelligenza artificiale. Come a dire: «Io guardo avanti». Cosa fanno gli altri non mi interessa, pensiamo al futuro. Eppure in queste ultime settimane del 2025 – nel desolante panorama dei quotidiani nazionali, che perdono mediamente il 9-10 per cento di copie su base annua – l’editoria tradizionale è tornata al centro dell’attenzione. Almeno di quella del circo mediatico.
Investitori italiani e stranieri stanno mettendo sul piatto decine di milioni per acquisire o per lanciare quotidiani. Le operazioni in campo sono almeno quattro. La più rilevante e clamorosa riguarda il secondo gruppo editoriale italiano, Gedi, che controlla sia Repubblica, sia la Stampa, per il cui acquisto è in trattativa la famiglia greca Kyriakou, attraverso il gruppo Antenna. D’altra parte Exor, che controlla Gedi, sta vendendo da tempo, quotidiani locali ex Finegil, il Secolo di Genova e altri asset, ultima la Sentinella del Canavese, tanto per non lasciare indietro nessuno.
Poi c’è Leonardo Maria Del Vecchio, tra gli eredi di Luxottica, che ha acquisito il trenta per cento del Giornale e sta trattando per la maggioranza del gruppo Monrif (Quotidiano Nazionale, Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno). Infine c’è Filiberto Zovico, imprenditore veneto già attivo nell’editoria specializzata, che il quotidiano lo vuole fare in casa: si prepara a lanciare il 14 gennaio 2026 ItalyPost, nuovo giornale economico-finanziario che oltre alla versione online avrà anche quella cartacea. Che succede dunque? C’è forse un fil rouge che collega queste iniziative?
Theodore Kyriakou, a capo del gruppo Antenna, rappresenta la quarta generazione di una famiglia di armatori greci che ha costruito un impero nei media. Con trentasette canali televisivi distribuiti in ventidue Paesi e un’audience che raggiunge direttamente centoquaranta milioni di persone, Antenna è un player globale con esperienza consolidata nell’acquisire asset mediatici in difficoltà, rilanciarli e talvolta rivenderli con profitto significativo. L’esempio bulgaro è emblematico: Nova Television è stata acquisita nel 2000 per tre milioni di dollari e ceduta nel 2008 per novecentosettanta milioni.
L’interesse per Gedi si inserisce in una strategia di espansione nell’Europa occidentale. L’Italia viene considerata un mercato strategico per sviluppare contenuti e valorizzare talenti con potenzialità di distribuzione internazionale. E secondo Bloomberg, Gedi sarebbe solo il primo di almeno tre obiettivi italiani nel mirino di Antenna, con voci che parlano di possibili interessi anche per Sky o La7.
Così, se politicamente il greco sembra gradito a Giorgia Meloni perché inserito in un contesto internazionale vicino alla sua linea conservatrice, all’interno della destra italiana l’idea di un possibile concorrente per le tv e le radio di Mediaset non è garbato a Pier Silvio Berlusconi («sono sorpreso e un po’ mi dispiace»). E di rimbalzo nemmeno ad Antonio Tajani: «Siamo in un libero mercato, ma meglio se la stampa resta in mani italiane». Una presa di posizione che segnala una distanza, tra i partiti di maggioranza, anche sull’editoria. Distanza che si è forse consumata anche sui destini del Giornale, il quotidiano da cui i Berlusconi sono quasi definitivamente usciti (a Paolo è rimasto solo il cinque per cento) cedendo il venticinque per cento a Del Vecchio Junior, che ha arrotondato fino al trenta per cento comprando l’altro cinque per cento dagli Angelucci, famiglia romana già proprietaria di Libero de del Tempo, il cui patron Antonio è deputato della Lega e fedelissimo di Matteo Salvini.
Leonardo Maria Del Vecchio, classe 1995, è il quartogenito del fondatore di Luxottica. Ha virato sul Giornale dopo aver fallito l’offerta da centoquaranta milioni per Gedi (respinta da John Elkann che ha preferito trattare con i greci). Cosa centri l’uno con l’altro non è chiaro. Ma se è vero che attraverso la sua holding, LMDV Capital, Del Vecchio è ora in trattativa esclusiva per acquisire la maggioranza del gruppo Monrif, quello che si prospetta all’orizzonte assomiglia a un polo editoriale filo-governativo, che punta a due bastioni dell’opposizione quali le città di Firenze e Bologna, presidiate dalle storiche testate locali di Monrif, la Nazione e il Carlino.
Questo, almeno, si legge in controluce nelle motivazioni dell’investimento fornite da Del Vecchio Jr.: «Rafforzare l’editoria italiana con capitale italiano, paziente e industriale. Non possiamo accettare che il futuro dell’informazione venga deciso esclusivamente dagli algoritmi o da piattaforme che non investono nel lavoro giornalistico». Il progetto prevede investimenti complessivi per circa trenta milioni di euro, con l’obiettivo di costruire una piattaforma editoriale integrata che valorizzi i brand storici e acceleri la trasformazione digitale, mantenendo però il controllo italiano.
Di tutt’altra natura e massa critica è l’iniziativa di Zovico, editore molto noto nel Nordest, animatore di festival ed eventi legati alle Pmi, che con ItalyPost propone un modello editoriale innovativo per il mercato italiano. Non un quotidiano generalista in competizione con i grandi gruppi, ma una testata di nicchia focalizzata sull’economia reale dei territori produttivi del Nord Italia. E a capitale diffuso: la base sono duemila abbonamenti da trecento euro ciascuno riservati a imprese e imprenditori, diffusione in edicola limitata a qualche migliaio di copie in città strategiche e inserzionisti pubblicitari con un tetto massimo di trentamila euro per garantire l’indipendenza dalla pubblicità. La sede sarà a Padova, nel cuore del tessuto produttivo del Nordest, con redazione a Milano e uffici a Roma, Torino e Bruxelles.
Non sembra esistere, dunque, un filo che lega tutto. Quanto piuttosto una serie di iniziative contemporanee ispirate da motivazioni diverse. I greci cercano opportunità di investimento redditizio in un mercato europeo maturo, portando capitali e know how internazionale. Del Vecchio costruisce un progetto identitario italiano, con una retorica quasi patriottica contro il dominio degli algoritmi e delle piattaforme straniere. Zovico propone un modello imprenditoriale di nicchia, sostenibile e focalizzato su un target specifico di lettori-clienti. Tre visioni del futuro dell’informazione nazionale non necessariamente in conflitto, ma di sicuro in cerca d’autore, vista la scarsa chiarezza che finora le circonda.