L’invasione su vasta scala dell’Ucraina e il tema della difesa comune hanno trasformato l’Europa da sfondo del dibattito politico a linea di frattura che attraversa partiti, coalizioni e appartenenze consolidate. L’Europa intesa come casa dei valori liberali e democratici, e non solo come agglomerato di istituzioni e provvedimenti presi a Bruxelles. È dentro questo cambiamento che nasce Europeisti.eu, il movimento promosso da Piercamillo Falasca, Daniele Nahum e Sergio Scalpelli, che verrà presentato pubblicamente al Teatro Franco Parenti di Milano. Sul palco si alterneranno esponenti politici, amministratori locali, europarlamentari, associazioni e protagonisti della società civile che negli ultimi anni hanno spesso percorso strade diverse. Ma l’interesse attorno all’appuntamento – intitolato proprio “Se tu sei europeista” – va oltre la creazione di un nuovo soggetto politico.
L’idea di fondo è che le categorie con cui la politica italiana ha letto sé stessa negli ultimi anni stiano diventando insufficienti. Il bipopulismo che ha avviluppato la politica italiana, dalla destra di Giorgia Meloni all’asse tra il Partito democratico di Elly Schlein e il Movimento 5 Stelle, non deve necessariamente essere il destino ultimo del Paese. Per questo negli ultimi mesi qualcosa ha iniziato a cambiare. Sono nate nuove associazioni, nuove reti civiche, nuovi movimenti. Alcuni hanno una vocazione politica più esplicita, altri si definiscono luoghi di elaborazione culturale. Tutti però condividono la sensazione, o la speranza, che tra i due poli ci sia ancora uno spazio politico non rappresentato, che non sia soltanto una sottocorrente di uno dei due schieramenti.
Europeisti.eu si inserisce esattamente dentro questa ricerca. Il programma attraversa alcuni dei temi che negli ultimi anni sono diventati identitari per quest’area politica: il sostegno all’Ucraina, il futuro dell’Europa, la competitività economica, l’innovazione tecnologica, il ruolo delle città e delle autonomie. Il messaggio è semplice: costruire una casa comune per chi si riconosce nell’integrazione europea, nell’economia di mercato, nella difesa delle istituzioni liberali e in una collocazione occidentale e atlantista senza ambiguità. Per Falasca il punto non è semplicemente difendere le istituzioni europee, ma trasformare l’europeismo in una vera identità politica. «Siamo convinti che stia nascendo in tutta Europa la necessità di un europeismo come identità politica e non solo come posizionamento», dice a Linkiesta. «L’Europa non si difende più soltanto difendendo Bruxelles, ma costruendo un movimento politico dal basso capace di parlare direttamente alle persone».
Per molti dei protagonisti che si ritroveranno al Parenti, la guerra scatenata dalla Russia ha rappresentato uno spartiacque politico e culturale. Non a caso il simbolo scelto dal movimento richiama proprio la bandiera ucraina. «Noi crediamo che la resistenza degli ucraini sia il momento europeo più significativo della nostra epoca», dice Falasca. «La politica europeista non può che partire dal sacrificio di un popolo che combatte per la propria libertà».
Molte delle figure presenti a Milano hanno alle spalle percorsi differenti. Ci saranno esponenti provenienti dal Partito democratico, da Azione, dall’esperienza del Terzo Polo, dal mondo civico e da quello associativo. Il Parenti assomiglierà a una fotografia di un’area politica che sta cercando di riconoscersi, e come una grande tenda accoglierà anime diverse andando oltre i dissidi e le divisioni.
Sarà anche la prima uscita pubblica di Pina Picierno a una settimana dal suo addio al Partito democratico. Con la sua associazione Spazio Pubblico ha già superato le dodicimila adesioni. I più attenti avranno colto nel nome un’assonanza con il partito di centrosinistra francese Place Publique, fondato dall’europarlamentare Raphael Glucksmann – che però è nel gruppo socialista al Parlamento europeo, mentre Picierno ha lasciato i socialisti per aderire ai liberali di Renew. Nella definizione che ne ha dato Marco Taradash ieri, «l’appello di Spazio Pubblico è rivolto a chi rifiuta i giochi senza costrutto di due schieramenti che si somigliano così tanto da doversi insultare quotidianamente per distinguersi».
La vicepresidente del Parlamento europeo non sarà l’unica protagonista della giornata, ma la sua presenza conferma che il tentativo in corso va oltre la semplice costruzione di una nuova sigla. L’obiettivo è quello di ricostruire relazioni politiche e culturali tra mondi che negli ultimi anni hanno finito per parlarsi sempre meno.
Per questo gli organizzatori insistono sul fatto che l’obiettivo non sia ricostruire semplicemente il perimetro dell’ex Terzo Polo. «Non possiamo limitarci a conservare uno spazio elettorale», osserva Falasca. «Dobbiamo avere l’ambizione di parlare trasversalmente agli elettori e convincere un numero sempre più grande di persone che questa è la nuova dimensione della politica».
Gli organizzatori raccontano di aver cercato interlocutori anche nel centrosinistra e nel centrodestra, compresi esponenti che pubblicamente rivendicano una forte identità europeista. «Avremmo voluto confrontarci anche con chi continua a stare dentro i due schieramenti», dice ancora Falasca. «Ma non abbiamo trovato disponibilità». Un’assenza che, in qualche modo, rafforza la natura dell’iniziativa: mettere in discussione proprio le appartenenze consolidate del bipopulismo.
L’evento europeista non sarà l’unico appuntamento milanese di queste settimane. Dieci giorni dopo, il 25 giugno, sempre a Milano, Pina Picierno, Marianna Madia ed Elisabetta Gualmini discuteranno con Lia Quartapelle e Simona Malpezzi in un incontro dal titolo “C’è ancora domani. Quattro strade per combattere populismo ed estremismo” (qui i biglietti). Un’iniziativa che unisce tre ex dirigenti democratiche che hanno seguito percorsi diversi dopo la rottura con il Pd: Gualmini è approdata in Azione, Madia collabora con Italia Viva da indipendente, mentre Picierno ha lanciato Spazio Pubblico. Quartapelle e Malpezzi, invece, sono rimaste nel Partito democratico. Tutte loro condividono l’idea che il dialogo tra le diverse anime del riformismo non possa interrompersi. «Sarebbe imperdonabile se nel 2027 dovessero prevalere le forze populiste e nazionaliste», ha spiegato Quartapelle. È un segnale politico che suggerisce come la discussione aperta nel mondo riformista sia tutt’altro che conclusa e continui a cercare forme nuove attraverso cui organizzarsi e riconoscersi.