
Può un allevatore di ostriche del Maine sconfiggere un senatore repubblicano in carica da cinque mandati? Titolava il New Yorker ormai dieci mesi fa. La risposta è no.
Graham Platner (l’allevatore di ostriche), due giorni fa, ha annunciato il ritiro dalla competizione con un video di undici minuti grondante risentimento e in cui nega ogni responsabilità. Come il Jake dei Blues Brother davanti all’ex fidanzata: «Ci fu un terremoto! Una tremenda inondazione! Un’invasione di cavallette!».
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata probabilmente la serie di articoli con cui Politico lo ha accusato di aver abusato di Jenny Racicot, una sua ex fidanzata. La donna ha raccontato di aver avuto una relazione con Platner per oltre due anni, prima che l’ex candidato democratico una sera del 2021 si presentasse in casa sua senza invito, sbronzo da far paura, e la costringesse a un rapporto sessuale. «Queste accuse sono inquietanti, gravi e false» ha reagito Platner con un comunicato, ma quando il sito ha cominciato a pubblicare le mail tra Jenny e la sua psicanalista e quelle con le amiche che tempo prima la mettevano in guardia dal frequentarlo, Platner pressato dai vertici del partito si è arreso.
A suo modo, però, come si addice al personaggio antisistema che lo aveva fatto amare dai militanti del Maine, dicendosi vittima di una campagna «orchestrata dall’establishment»: «So che alcuni penseranno che sia un’ammissione di colpa, ma non lo è. Non lo facciamo a causa delle accuse, lo facciamo a causa delle strutture che ci vengono sottratte da chi è al potere».
Adesso il Partito democratico ha poco più di due settimane per individuare il nuovo candidato in una delle sfide decisive per le elezioni di metà mandato, mentre nel campo avversario la repubblicana Susan Collins va in cerca della sesta riconferma consecutiva, ma in uno Stato in cui due anni fa Kamala Harris vinse con sette punti di vantaggio.
La rinuncia per manifesto discredito dell’ostricultore, nel frattempo, pone ai Democratici tre questioni grandi come un elefante in cristalleria. La prima è come rimediare nel breve periodo: il vantaggio nel Maine, secondo i sondaggi, era ampio e il successo fondamentale per provare a sottrarre a Trump i quattro seggi necessari a far proprio il Senato.
La seconda è come evitare che lo scontro in atto tra l’ala moderata del partito e la rinvigorita anima socialista finisca per lacerarlo dall’interno e scoraggiare gli elettori in riavvicinamento, dopo l’ubriacatura Maga.
La terza, ancora più pregnante, è fino a che punto ci si possa spingere nel rinunciare ai propri valori pur di individuare candidati speculari al “buon americano” trumpiano tutto patria, chiesa e famiglia. Fa bene, così, l’Atlantic a titolare «Platner ha appena reso le cose più difficili per i Democratici».
«Dopo pochi minuti di conversazione con lui, ho pensato: “Questo ragazzo ha il dovere verso il Paese di candidarsi al Senato”» aveva raccontato dieci mesi fa Morris Katz, il gestore dell’operazione Platner, all’inviata del New Yorker. Il giornale l’aveva spedita a Sullivan, il paesotto di milleduecento abitanti dove l’ormai ex candidato è comproprietario della Waukeag Neck Oyster Company, per dar conto di quella che sembrava un’irresistibile ascesa. Da lì in poi una serie di rivelazioni sempre meno lusinghiere hanno finito per rendere evidente quanto sia stato superficiale da parte dei Democratici affidare a un presunto uomo del popolo, senza alcuna esperienza politica né amministrativa, il compito di conquistare un seggio di così tanta importanza per il futuro stesso del Paese.
Varrà la pena di ricordare come si giunse a scegliere Platner. Un anno fa di questi tempi un gruppo di Democratici del Maine, per lo più millennial, insieme ai leader sindacali locali e ad attivisti di base, era alla ricerca di qualcuno che potesse spodestare la settantaduenne Collins. Gli indici di gradimento della repubblicana erano in calo, da sempre considerata una moderata ostile a Trump (aveva persino votato per l’impeachment nel 2021), di recente si era mostrata più disponibile ai suoi voleri. Dopo aver visto un filmato in cui Platner si schierava con gli ambientalisti per impedire la realizzazione di un allevamento intensivo di salmoni nella Frenchman Bay si convinsero che era lui ciò che stavano cercando: un bianco della classe operaia (ma il realtà il padre è un avvocato, e lui ha studiato nelle costose scuole del New England), con un passato nell’esercito e un legame profondo con la sua terra.
È a quel punto che entrarono in scena Katz e Dan Moraff. Non due nomi qualsiasi. Morris Katz, 27 anni, newyorchese di Tribeca, è lo stratega politico che ha fatto la fortuna di Zohran Mamdani. Dan Moraff, 34 anni, laureato in giurisprudenza a Yale, è un veterano delle campagne elettorali del senatore del Vermont Bernie Sanders. Insieme nel 2024 organizzarono la candidatura al Senato nel Nebraska di Dan Osborn, indipendente, figlio della working class e veterano della Marina come Plantner; insieme il mese scorso hanno portato al successo il trio di socialisti che ha fatto l’en plein nelle primarie per la Camera a New York.
Il video prodotto da Katz per lanciare la candidatura di Platner, oggettivamente, era un capolavoro. «Avrebbe potuto benissimo essere la sigla di apertura di un reality show intitolato “Oyster Man”» annotò il New Yorker. L’uomo delle ostriche si immergeva in muta da sub, tagliava legna, faceva esercizi con i pesi, mostrando bicipiti torniti e tatuati, poi passeggiava sereno in spiaggia, mano nella mano con la moglie Amy e i loro due cani intorno. Infine, al timone della sua barca e rivolto alla videocamera, diceva: «Miliardari e politici corrotti traggono profitto dalla distruzione del nostro ambiente, spingono le nostre famiglie nella povertà e schiacciano la classe media». Con sette milioni di visualizzazioni Platner guadagnò dal nulla il novantasei per cento di notorietà. Dopo quattro giorni aveva già raccolto donazioni per mezzo milione di dollari, mentre i volontari per la sua campagna elettorale crescevano alla media di trecento al giorno.
La candidatura a Washington era stata accolta dai maggiorenti del partito come un pugno negli occhi (tutto sommato a ragione), e quella vecchia volpe del leader democratico al Senato Chuck Schumer era riuscito a convincere la governatrice Janet Mills a contrastare l’emulo di Mamdani. Inutile: alle primarie di giugno non c’è stata storia per la navigata ex procuratrice generale del Maine, nonostante tutti gli avvertimenti, i dubbi, le rivelazioni sempre più compromettenti.
Platner, in passato, aveva pubblicato su Reddit commenti inappropriati sulle vittime di abusi, sui poliziotti, sui neri, aveva esagerato con alcol e sostanze, aveva scambiato messaggi a sfondo sessuale con almeno una mezza dozzina di donne dopo il matrimonio e sul petto aveva tatuato un Totenkopf, il teschio simbolo delle SS, ma manteneva il sostegno della base elettorale e l’appoggio di leader progressisti come Sanders o Elizabeth Warren.
L’ex marine con missioni in Iraq e Afghanistan giustificava il tutto come il risultato di un disturbo da stress post-traumatico ormai definitivamente superato. «Mi sveglio ogni mattina cercando di essere un po’ migliore e un po’ più gentile di prima» diceva in un’intervista, mentre Daniel Barkhuff, fondatore di Veterans for Responsible Leadership, un super PAC che ha appoggiato Platner, scriveva su Substack: «Ha detto cose stupide. Ha fatto cose stupide». Persino quando Lyndsey Fifield, un’altra ex fidanzata prima di Jenny Racicot, raccontò di comportamenti violenti e di come l’ex marine avesse l’abitudine di togliersi il preservativo senza il suo consenso, il New York Times aveva finito per non darle troppo credito, viste le sue simpatie repubblicane.
Adesso, però, Katz e Moraff sono sulla graticola per il loro metodo di selezione. Importante era essere disposti a criticare il Partito democratico per aver tradito la classe lavoratrice, ridurre tutti i problemi alla strafottenza dei neo-oligarchi e «avere un programma politico che potesse stare comodamente su un post-it» ha scritto l’Atlantic. Pochi concetti a effetto ma chiari, affidati a personaggi non convenzionali e che buchino lo schermo: una deriva populista speculare alla predilezione di Donald Trump per candidati che sembrano usciti dal casting di un reality Maga.
Nel Maine, intanto, si consuma lo scontro finale tra il Partito, per legge incaricato di indicare il candidato al Senato, e i responsabili della campagna di Platner determinati a influenzare la scelta del sostituto. Una sfida che va al di là del piccolo Stato da un milione e mezzo di abitanti tra l’ala dem moderata, a torto o ragione identificata con l’establishment e quella emergente dei Mamdani, delle Ocasio-Cordez, del padre nobile Sanders. Progressisti con tendenza sociademocratica, avvantaggiati dalla polarizzazione imposta alla politica americana dal secondo mandato Trump, e con «un’agenda di welfare, sanità, tasse ai ricchi, che in Scandinavia sembrerebbe magari moderata» ha scritto Gianni Riotta.
Non a caso l’uomo della Casa Bianca è tornato ad agitare lo spauracchio comunista, a chiamare a raccolta contro il movimento Antifa, assimilandolo al terrorismo. Sente odore del napalm al mattino, e quanto gli piace.