Libertà è partecipazione
7 Marzo Mar 2019 0600 07 marzo 2019

Idee in fuga, il bilancio partecipativo entra in carcere (a Bollate). Ed è una cosa bellissima

L’obiettivo del crowdfunding è raccogliere 20mila euro per lo sviluppo di due proposte pensate dai detenuti per migliorare la vita nel carcere. Un’iniziativa per far “incontrare” cittadini e detenuti, superando i pregiudizi degli uni e stimolando la fiducia degli altri verso le istituzioni

Bollate Carcere
GIUSEPPE CACACE / AFP

Di bilancio partecipativo abbiamo già avuto modo di parlare. Un’attività che mette direttamente nelle mani dei cittadini l’opportunità di dire la propria, di fare proposte e, democraticamente, di decidere come spendere una quota di budget per la propria città. Milano si è già messa in gioco in questo senso, e recente è pure la notizia dell’inserimento dei progetti del Bp nel piano triennale delle opere pubbliche che verrà approvato entro la fine di marzo.

Ma il bilancio partecipativo non si ferma alla dimensione cittadina, e anzi, adesso fa ulteriori passi avanti. Perché per la prima volta questa forma di democrazia diretta entra in carcere, più precisamente a Bollate. E stavolta il progetto è veramente innovativo (oltre che inedito). Non solo perché per la prima volta i carcerati potranno elaborare proposte e votare progetti per migliorare concretamente la propria vita quotidiana all’interno del carcere. Ma anche e soprattutto perché il budget per la realizzazione dei progetti vincitori proviene da fuori, dalla libera volontà dei cittadini che, attraverso un crowdfunding, decidono di contribuire direttamente al benessere dei reclusi.

Il progetto, che prende il nome di “Idee in fuga”, è stato pensato e sviluppato da Bi-Part, impresa sociale incentrata su forme di partecipazione civica ed esperta in particolare di bilancio partecipativo. L’ideatore del progetto è Giorgio Pittella, mentre Stefano Stortone, fondatore di Bi-Part, ne è il coordinatore.

«Abbiamo voluto creare un progetto che avesse il detenuto come vero protagonista della comunità, che potesse creare e consolidare le relazioni fra i detenuti e con tutti i soggetti coinvolti», spiega Pittella. L’iniziativa, infatti, vede coinvolti i carcerati di Bollate nelle loro sezioni sia maschili che femminili, coordinati dal personale del carcere e da quello di Bi-Part, e sostenuti dal Comune di Milano (che ha concesso il patrocinio) oltre che da una serie di “testimonial”, da Lucia Castellano, ex direttrice del carcere, a Don Gino Rigoldi, fondatore di Comunità Nuova e promotore di interventi sociali. Ma anche da un gran numero di designer che, sotto la guida dell’illustratrice Marcella Peluffo, hanno ideato e donato delle illustrazioni inedite legate al tema del progetto e acquistabili in edizione limitata per sostenere la raccolta fondi.

E proprio qui viene il bello. Perché Idee in fuga è stato pensato proprio per fare sì che siano gli stessi cittadini a mettersi in gioco, donando liberamente per l’acquisto delle illustrazioni, ma anche attraverso offerte libere tramite il sito, per consentire di mettere insieme i fondi necessari per realizzare le opere vincitrici. Il budget previsto è di 10mila euro per ciascuno dei due progetti (uno frutto del lavoro della sezione maschile del carcere, uno per quella femminile) da realizzare a partire da settembre 2019. Una vera e propria «gara di solidarietà», come l’ha definita anche Lorenzo Lipparini, assessore alla Partecipazione, Cittadinanza attiva e Open data del Comune di Milano in occasione dell’evento di lancio, tenutosi a Base Milano il 28 febbraio, e anche un modo per «costruire comunità non solo nel carcere ma anche all’esterno, coinvolgendo quante più persone possibili», aggiunge Stefano Stortone.

«Malgrado le persone siano tutte diverse e ci sia un via vai continuo di detenuti, a differenza di altri istituti a Bollate ciascuno può portare il proprio pensiero e rapportarsi con l’autorità. Così il carcere diventa come una famiglia»

Angela Tommasin

«L’incontro tra la comunità e il carcere è un’esperienza molto profonda», ha dichiarato in occasione dell’evento Catia Bianchi, educatrice e responsabile delle attività culturali all’interno del carcere, e «intesa soprattutto ad abbattere pregiudizi». Non a caso, infatti, il progetto è pensato sia per promuovere all’esterno la conoscenza della vita e dei bisogni dei detenuti, ma anche per generare nuovi circoli di fiducia da parte dei carcerati verso l’istituzione penitenziaria.

L’idea per il progetto (nata già a settembre 2016) viene proprio da lì. «È stata un’amica che lavorava a Bollate a spiegarmi come i problemi in carcere ci siano, ma la fiducia verso il personale da parte dei detenuti è molto scarsa», spiega Pittella. La scommessa, dunque, è a maggior ragione forte: «In carcere è faticoso pensarsi in maniera sufficientemente libera. Chiedere di essere presente e partecipe in un luogo dove la libertà non ce l’hai è la vera sfida di questo progetto», aggiunge Ivana Pais, docente di Sociologia economica all’Università Cattolica di Milano e una dei testimonial del progetto.

Ancora una volta, il carcere di Bollate si conferma come realtà veramente innovativa tra le istituzioni carcerarie italiane. Dopo le esperienze di teatro carcere e del ristorante InGalera, la casa di reclusione aggiunge un ulteriore tassello ad un puzzle di attività che fanno parte di «un progetto a monte» che è anche la carta vincente di Bollate, secondo le parole di Catia Bianchi.

«Malgrado le persone siano tutte diverse e ci sia un via vai continuo di detenuti, a differenza di altri istituti a Bollate ciascuno può portare il proprio pensiero e rapportarsi con l’autorità. Così il carcere diventa come una famiglia», specifica Angela Tommasin, ex detenuta che a Bollate ha trascorso quattro anni, più uno prima al carcere di Monza, poi chiuso.

Idee in fuga prende il via il 5 marzo, con il lancio delle assemblee informative nei vari reparti del carcere. A partire dalla settimana successiva saranno invece organizzate le assemblee di deliberazione per iniziare a sviluppare e mettere insieme le proposte. A differenza del processo di bilancio partecipativo normale (che per definizione avviene su internet), a Bollate tutto avverrà inizialmente su carta, anche se i progetti saranno poi caricati sul sito dell’iniziativa, per rendere partecipi anche i cittadini dei progressi fatti. L’idea è di votare le proposte finali per maggio, continuando poi la raccolta fondi per attuare i due progetti vincitori a settembre.

«L’obiettivo del crowdfunding è raccogliere 20mila euro, ma tutto quello che verrà donato in più andrà comunque a finanziamento dei progetti, lasciandone solo il 50% come compenso a Bi-Part», conclude Stortone. Idee in fuga, infatti, è finora stato sviluppato e sostenuto (in termini di energie e tempo) in forma completamente gratuita da parte della startup. «Noi lo facciamo perché ci crediamo profondamente. Ora speriamo che con il crowdfunding arrivino anche i fondi necessari». Da adesso, quindi, la palla passa in mano ai cittadini. Che sia tramite l’acquisto di una delle illustrazioni donate dai designer o attraverso una donazione spontanea, l’occasione per dare il proprio contributo c’è. Ché la libertà, in fondo, passa anche da qui.

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