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di Federica Facchin

Sulla strage di Denver. La mela bacata, l'albero e la terra

Blog post del 24/07/2012
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Ha ucciso, e sarà la legge a giudicare, perché è così che deve andare, è la giustizia degli uomini con tutte le sue implicazioni, anche quando di umano non hanno proprio nulla. Ma qui si scrive nella passione per le storie, con l’idea che fermarsi all’assassino sia un po’ come guardare il dito che indica anziché la luna.

È confortevole individuare la mela bacata quando è già caduta a terra, non ci si domanda da quale ramo provenga. E magari si trattava di un albero malato, con radici in un terreno arido, o velenoso.

Ma la mela è una rassicurante evidenza, cioè che per ignorare e dimenticare basta eliminare il frutto marcio. Per questo racconto una storia (anche se magari è pura fiction), per puntare all’umano oltre l’assassino.

Mr. Nobody entra in un cinema e spara. E non lo fa perché qualcosa del film in oggetto ha stuzzicato la sua follia, il film è intercambiabile, probabilmente, ma in ogni caso: chi lo sa. Bane, Joker, Batman, chissenefrega. Perché questi sono dettagli che si dispongono su uno sfondo, la figura sta altrove. Ad esempio qui, quando la madre dice, pigramente: “Avete preso quello giusto”.

Ed ecco l’albero.

Mr. Nobody è uno, nessuno e centomila. Certamente ha un nome e un cognome (James Holmes, precisamente), ma questo non basta a dargli un posto nel mondo. E chi se l’è mai filato questo ragazzino, che probabilmente è nato nell’ombra e così ha trascorso gran parte della sua vita – quando si dice “era un tipo tranquillo” – al punto che nemmeno ci si accorgeva di lui.

La madre, comoda, prende atto: il suo figliolo picchiatello alla fine l’ha fatta grossa. Una mela bacata, niente di più. Lo sguardo materno (e il padre chissà dov’è, dov’era) si posa su un frutto marcio.

Mr. Nobody non è mai stato investito di un desiderio particolare, dono di un padre che dà il nome con tutte le sue implicazioni, nel bene e nel male: “Tu sei colui che mi seguirà”. Intorno a questa investitura un bambino cresce, vive, gioisce e patisce, ma lo fa avendo un’eredità con cui fare i conti. Un posto.

Mr. Nobody è rimasto incollato a quello sguardo che ne ha fatto uno scarto. Ad un certo punto ha anche provato a diventare Mr. Doctor, con gli studi di medicina, un dottorato, forse. Ma non ha funzionato, probabilmente lo ha solo rinforzato nella sua identificazione con il nulla.

Così Mr. Nobody si traveste, entra in un cinema e spara. Ora è James Holmes, il ventiquattrenne stragista che ha ammazzato e ferito persone, e riempito il proprio appartamento di esplosivo. Ora ha su di sé gli occhi di un mondo che gode nell’individuare il mostro, ed entrerà nella gloria come quello che a Denver ha seminato terrore. Non è più possibile non vederlo, è diventato un colosso. Probabilmente dalla sua prigione ritaglierà articoli di giornale che parlino di lui, ricordandogli che finalmente è qualcuno. La sua vita comincia adesso.

Poi c’è l’America con le sue pistole, e questa è una storia che non si può più sentire. È l’America ad armare il braccio dei Mr. Nobody che entrano a scuola, nei college, nei cinema, e sparano. Il fucile diventa una protesi che fa da supplenza a qualcosa che non c’è, come un arto artificiale. Le armi trasformano il nulla in onnipotenza, giovani Frankenstein se le portano in giro in certi Stati come l’Arizona (ricordate un certo Jared Loughner? http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,2042358,00.html), dove se hai 21 anni e vuoi una pistola, beh, nessuno ti fa domande.

L’America che vedo ora, dalla mia finestra, ha una faccia che dice: “Play it safe, safety first”. È quell’America che si fa paura, che organizza security per proteggersi da se stessa.

Ed ecco la terra.
 

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