«La narrativa di genere non è un blocco unico, quale spesso viene dipinto. Fantascienza e horror non sono consolanti per nulla, e non lo è nemmeno il Noir, che ha intriso di pessimismo il giallo classico. Tutto ciò, ovviamente, non implica automatiche valenze sovversive. Queste possono emergere se si elabora un progetto consapevole, come ha fatto Manchette col Noir francese».

Valerio Evangelisti in una intervista rilasciata a Filippo La Porta e pubblicata su Musica di Repubblica

Valerio Evangelisti, nato il 20 giugno del 1952, è uno che crede fortemente nel potere sovversivo della letteratura. Lo riporta in bella posta anche il sito di cui è stato fondatore, cioè Carmillaonline.com, dove si legge “letteratura, immaginario e cultura di opposizione”. Impegno manifesto nella scelta del nome (Carmilla è stata la prima vampira della storia della letteratura apparsa sull'omonimo racconto di Sheridan Le Fanu, in anticipo anche sul Dracula di Bram Stoker) e nelle posizioni assunte (diverse, ad esempio, le battaglie a sostegno di Cesare Battisti o dei movimenti antagonisti). Evangelisti, insomma, non ha mai occultato o mascherato da che parte predilige stare. Non è solo letteratura d'evasione, come si diceva un tempo per screditarla, ma è, invece, azione sociale.


Storico di formazione, Valerio Evangelisti vince il Premio Urania nel 1993, diventando un fenomeno letterario con la saga dell’inquisitore Eymerich. Operazione che ripeterà col ciclo di Nostradamus, il ciclo del Metallo Urlante, e a seguire col ciclo messicano e il ciclo dei pirati. La vecchia concezione weird, tipica di molti autori americani tra fine ed inizio novecento, di concepire delle storie a lungo termine e a ciclo, viene in Evangelisti completamente rivoluzionata ed ispessita di valore. Lo storico e il narratore popolare trionfano e si miscelano nell’opera del bolognese, che riesce nell’impresa di costruire una trama e una scrittura multistrato, che ad un livello più “basso” coinvolgono per la trama avventurosa, ma che, allo stesso tempo, incalzano per i precisi riferimenti religiosi, filosofici e storici. Evangelisti spazia un po’ ovunque: riprende un inquisitore spagnolo, ricostruisce pezzi della storia americana, cita ed elabora studiosi complessi del calibro di Reich, realizza un ciclo con precisi riferimenti all’heavy metal.

«Trovo ridicoli e assurdi gli scritti degli storici che tentano di riabilitare l’Inquisizione. A mio parere si collocano nella generale ondata di “revisionismo” che investe la storiografia, e che mira a difendere, in nome dell’anticomunismo, manifestazioni di barbarie e di oscurantismo: l’Inquisizione, certo, ma anche il fascismo, il nazismo, ecc. Mentre si attaccano la rivoluzione francese, la resistenza al nazifascismo, le battaglie per la democrazia, e tutti i momenti storici in cui si è fatta strada l’idea di eguaglianza.
 In Italia questa tendenza è molto forte, ma temo che si tratti di un fenomeno europeo.»

Evangelisti discute di revisionismo e Nicolas Eymerich, Gigamesh, Spagna (2001)

L’autore bolognese è questo, ma anche un punto di riferimento per la narrativa popolare europea. Per i puristi delle correnti letterarie sarebbe un punto di riferimento del New Weird, e lui stesso ha ammesso che alcuni suoi romanzi starebbero a pieno titolo nel corpus della New Italian Epic (lo stile epico italiano teorizzato da Wu Ming 1) ma Evangelisti è innanzitutto un immaginifico travalicatore e miscelatore di genere. Almeno così ci piace immaginarlo.

Filippo Grasso 

Asterischi
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