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Tutti i Pessoa da ricordare

Blog post del 14/06/2012
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«Esiste una stanchezza dell’intelligenza astratta ed è la più terribile delle stanchezze. Non è pesante come la stanchezza del corpo, e non è inquieta come la stanchezza dell’emozione. È un peso della consapevolezza del mondo, una impossibilità di respirare con l’anima.»
Da Il poeta è un fingitore

Uno dei più grandi autori dell'ultimo secolo oggi avrebbe compiuto 124 anni, troppo anche per un simulatore, pardon, fingitore, come lui. Nato il 13 giugno del 1888 morì a soli 47 anni per problemi epatici.

«Quasi anonima sorridi
e il sole indora i tuoi capelli.
Perché per essere felici
è necessario non saperlo?»
Da Poesie inedite

Pessoa è plurimo e singolo. Il poeta/i poeti, l’uomo/gli uomini Fernando António Nogueira Pessoa rappresenta il massimo poeta e scrittore portoghese del XX secolo, uno e tanti insieme, nelle sfaccettature di una scrittura che parla di tanti ma sempre di uno solo.

«L’origine dei miei eteronimi è il tratto profondo di isteria che esiste in me. [...] L’origine mentale dei miei eteronimi sta nella mia tendenza organica e costante alla spersonalizzazione e alla simulazione. Questi fenomeni, fortunatamente, per me e per gli altri, in me si sono mentalizzati; voglio dire che non si manifestano nella mia vita pratica, esteriore e di contatto con gli altri; esplodono verso l’interno e io li vivo da solo con me stesso.»
Da Lettera di Pessoa ad Adolfo Casais Monteiro

Una esplosione che significa inquietudine, un essere non essere, una consapevolezza del dolore e dell’essere attore dei propri sentimenti, tra finzioni e palcoscenici sempre più numerosi.

«Non amiamo mai nessuno. Amiamo solamente l’idea che ci facciamo di qualcuno. È un nostro concetto (insomma, noi stessi) che amiamo. Questo discorso vale per tutta la gamma dell’amore. Nell’amore sessuale cerchiamo il nostro piacere ottenuto attraverso un corpo estraneo. Nell’amore che non è quello sessuale cerchiamo un nostro piacere ottenuto attraverso un’idea nostra. [...] Perfino l’arte, nella quale si realizza la conoscenza di noi stessi, è una forma di ignoranza. Due persone dicono reciprocamente “ti amo”, o lo pensano, e ciascuno vuol dire una cosa diversa, una vita diversa, perfino forse un colore diverso o un aroma diverso, nella somma astratta di impressioni che costituisce l’attività dell’anima. Oggi sono lucido come se non esistessi. Il mio pensiero è evidente come uno scheletro, senza gli stracci carnali dell’illusione di esprimere. E queste considerazioni non sono nate da niente: o almeno da nessuna cosa per lo meno che sieda nella platea della mia coscienza. [...] Vivere è non pensare.»
Da Il libro dell’inquietudine

Solo il male di vivere, quello resta sempre.

«Non sto pensando a niente,
e questa cosa centrale, che a sua volta non è niente,
mi è gradita come l’aria notturna,
fresca in confronto all’estate calda del giorno.

Che bello, non sto pensando a niente!
Non pensare a niente
è avere l’anima propria intera.
Non pensare a niente
è vivere intimamente
il flusso e riflusso della vita…
Non sto pensando a niente.
È come se mi fossi appoggiato male.
Un dolore nella schiena o sul fianco,
un sapore amaro nella bocca della mia anima:
perché, in fin dei conti,
non sto pensando a niente,
ma proprio a niente,
a niente…»
Da Una sola moltitudine

Brindiamo ai doppi, ai tripli, e chi più ne ha più ne metta. Quelli che vogliono essere "uno" ci lasciano sempre un po' di tristezza...
Auguri Fernando Pessoa.

 

Agata Sapienza
 

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