Martin Schulz: Silvio lo chiamò kapò, lui ancora ci marcia

Massimo Sorci

Dargli del kapò fu senz’altro una vergognosa caduta di stile. Una sorta di sguaiato sdoganamento internazionale del clichè da bar. Però trasformare Martin Schulz - probabilmente solo per quel fatto - in un oracolo della sinistra mi pare, oltre che eccessivo, provinciale e subalterno.

Invitato a Che tempo che fa, il presidente del Parlamento europeo ha reso omaggio all’attuale governo italiano e al ruolo giocato dal nostro presidente della Repubblica con parole inequivoche: “In Italia per la prima volta c’è un governo che prende decisioni e le attua. Il vostro capo dello Stato poi, ha contribuito a salvare l’Italia e l’Europa, mantenendo per due anni la stessa linea di condotta”.

Ora, che in tutta la storia italiana non ci sia stato mai – “per la prima volta”, ha detto – un governo all’altezza dei tempi risulta sensazionale e, se volete, un po’ irrealistico. Tanto che viene un sospetto: stai a vedere che Schulz – anche Schulz – ragiona per luoghi comuni? Altrimenti perché rimarcare come un dato sorprendente l’essere riusciti a mantenere “per due anni la stessa linea di condotta”? Mica come nel ’43, verrebbe da aggiungere. Ma non siamo Berlusconi, noi. E infatti non lo aggiungiamo.
 

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