Si può occupare un teatro?

Marta Calcagno Baldini

Può essere un'azione illegale motivata dalla cura e l'attenzione verso una struttura? può essere utile a migliorare la situazione di tutti i teatri italiani?

Era il 14 giugno scorso: un gruppo di persone che lavorano nello spettacolo ha occupato il Teatro Valle a Roma. Attualmente circa in 13mila hanno aderito ai motivi dell'occupazione del teatro: vogliono che il Valle sia "un luogo di condivisione d'idee ed esperienze, di elaborazione di pensiero poltico e critico, secondo una scelta di cittadinanza attiva". Chiedono tutela come "bene comune" (è nell'aria la vendita a privati della struttura), vogliono essere una "fondazione", vogliono diventare un centro dedicato alla drammaturgia italiana e contemporanea, vogliono essere "attenti alla formazione" e "capaci di interloquire alla pari con gli omologhi esistenti operanti all'estero: il Royal Court Theatre di Londra, il Theatre de la colline di Parigi e la Schaubuhne di Berlino. Vorrebbero riuscire a mettere in pratica i loro propositi, e per farlo necessitano di più attenzione, più tutela e più garanzie. "Abbiamo occupato il teatro Valle per occuparci di ciò che è nostro" dicono. "Credo che noi siamo abbastanza esasperati altrimenti non ci saremmo spinti nell'illegalità". "Riteniamo che qui ci dovrebbe essere un progetto culturale comune, nazionale e condiviso dagli operatori". Non è un gesto che vuole avere una precisa connotazione politica: "Il problema è che qui non c'è mai stato un interlocutore". "La politica non riesce a dare nessuna risposta. E' imbarazzante". Si parlerebbe di politica in senso ampio, in teoria interessa anzitutto riuscire a realizzare i propri obbiettivi. In molti artisti hanno aderito alle questioni che il Valle solleva (come Paolo Rossi, Peter Stein, Emma Dante, Sermonti, Vinicio Capossela, Stefano Bollani, i Marlene Kuntz, che sono stati in concerto proprio lo scorso sabato 5 novembre, e molti altri, compresi, va detto, anche parecchi sconosciuti a cui viene troppo "democraticamente" data la possibilità di esibirsi). Alcuni di questi hanno chiare posizioni di sinistra. Politica a parte, lo stato del teatro è in buona conservazione, pulito e ben tenuto (gli occupanti stessi dichiarano di passare la maggior parte del tempo a pasare aspirapolvere e scopa...). L'energia di chi sta portando avanti la causa del Valle è forte: un gruppo etereogeneo, maschi e femmine dai venti ai quarant'anni, che auspicano il loro gesto diventi un richiamo per tutti i teatri d'Italia. Intanto, nelle serate di spettacolo, per i romani è diventata una ricorrenza quella di arrivare al Valle, mettersi in fila, entrare lasciando un'offerta e partrecipare alla serata proposta. Che, oltre al valore artistico, mai certo, ha quello aggiunto che sta nella volontà di difendere uno spazio, dedicato al teatro e alla cultura come momento di riunione dialogo.

Comments

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prof. Paolo Bosisio's picture
Inviato da: prof. Paolo Bosisio
8 November 2011 - 18:06

Sono contrario per principio a qualsiasi tipo di occupazione, in quanto atto abusivo e illegale che nulla giustifica. La protesta di specie reca firme di indubitabile tendenza politica e di ben modesta rilevanza teatrale e culturale. Il Teatro Valle ha una storia alle spalle e se si è arenato la colpa va ricercata nelle gestioni che hanno prodotto tale risultato. Il denaro pubblico (poco in assoluto) è in questi anni mal speso e mal gestito dalla maggior parte dei teatri che ne beneficiano. Il teatro oggi ha bisogno di idee più che di soldi pubblici.

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