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17 June 2012
Alla Festa de Linkiesta. Sembrava odor di formaggio pregiato: era puzza di piedi.
The Jerk
Evviva evviva. Evviva “Linkiesta”: un anno, di questi tempi, è un traguardo importante.
Questo il succo della festa che venerdì 15 si è celebrata in nome del giornale online che ospita, tra gli altri, i miei vaneggiamenti su argomenti decisivi per il futuro dell’umanità.
Bene, sono andato alla festa. Tardi, ma ci sono andato.
Mi aspettavo una festa da sballo. Passatoie rosse con dietro un’ordalia di sponsor in cui ci si poteva far fotografare (ma forse qui mi confondo con Cannes. O con Sanremo). Mi aspettavo, che so, una serata presentata da Cristina Parodi, o da Ilaria D’Amico, o da Michelle Hunziker, insomma da una di queste stallone che presentano ogni cosa basta-che-le-si-paghi-bene. Mi aspettavo il jet-set economico finanziario con la puzza di loro stessi sotto il naso. Mi aspettavo donne mignottarde e uomini arrapati in cerca di una botta e via (io speravo di riuscire a iscrivermi per una volta in questo secondo partito, ma niente, non era cosa). Mi aspettavo fotografi pronti a fotografare il nulla per poi venderlo a riviste, settimanali, quotidiani, specializzati a spacciare il nulla. Ma soprattutto mi aspettavo una festa discodance con una finale di nevrastenica musica latinoamericana che impegnava tutti in deficienti balli di gruppo.
Insomma, avevo una spasmodica attesa di ritrovarmi in una brillante, vivida, beota, festa del cazzo.
Invece no. Niente di tutto questo.
Arrivi e la guardia all’ingresso, trattandoti come un dipendente IBM, ti dice dove parcheggiare; le passatoie sono il “prato armato” dei parcheggi. La serata la conduce Fusco che, per l’amor di dio, bravo e simpatico lo è, ma non si può dire che sia una bella figa. Poi, cosa sconvolgente, ti trovi in mezzo a gente normale. Gente che sorride, magari un po’ stanca perchè di giorno ha lavorato, che confabula in capannelli sereni, che sembra - cosa strana - nutrire mediamente un po’ di fiducia nel futuro, senza menarsela troppo. Nemmeno uno che si atteggi a divo; nemmeno una - almeno, a me è sfuggita - che sembri una troia da sbarco. No. Gente normale. Cosa preoccupante, in un paese di fenomeni.
I fotografi poi, inesistenti. Vedevo, dal fondo in cui ero, scattare al momento della foto ricordo dei premiati, un paio di Iphone dalla prima fila. Uno del Tondelli e uno della graziosa signora al suo fianco. Che facevano quasi tenerezza nello svolgere questo compito con siffatta artigianalità.
Infine, niente musica (di merda). Niente balli sfrenati in cui un De Michelis dei giorni nostri avrebbe potuto rilasciare ettolitri di sudati effluvi. Niente. A mezzanotte, tutti a nanna.
Insomma, una festa sobria. Normale. Umana. Semplice. Umilmente orgogliosa.
Ma, la cosa che più mi ha colpito, non sono le minchiate appena elencate. Ciò che mi ha colpito è stato un odore. Come sa chi legge ogni tanto i miei post, avendo un lungo naso, ho un olfatto particolarmente sensibile.
Appena arrivato nei locali della festa, sono stato investito da un penetrante, aromatico e denso odore, pencolante tra la fragranza del Vieux Boulogne - a quanto pare il formaggio più puzzolente del mondo - e l’odore pregno di una merda fresca.
Ma, per l’appunto, c’era lì il banco dei formaggi e mi son detto: “sarà colpa dei latticini stagionati”.
Però questo olezzo mi seguiva, tanto da farmi riflettere se non fossi io, a puzzare di merda.
Ma, mentre assistevo alla celebrazione de Linkiesta e alla premiazione del Blog Contest (a proposito, complimenti ad Arcangelo Munciguerra, a Ilaria Puglia e a Valeria Brignani per le loro vittorie. Ho rosicato quattro giorni e poi ho capito che è meglio leccarvi il culo facendovi sinceri complimenti. Chissà mai che impari da voi!), in preda a una pulsione suicida visti i folli ritmi con cui la serata incalzava noi tutti, ho capito. Un’altra volta, la realtà si è aperta ai miei sensi e mi ha illuminato.
Guardando qualche fila più in basso, nel posto più esterno della fila stessa, un ospite della festa, stanco dopo una dura giornata di lavoro, si è tolto le scarpe. Tutte e due. E, facendosi beato i cazzi suoi, ha assistito come se fosse in panciolle a casa sua, a tutta la serata con i piedi fuori dalle scarpe che - a vederle - non parevan manco troppo estive.
Meno male. Quell’odore di merda che mi seguiva non arrivava da me. Ma era il sobrio, normale, caratteristico “odore di piedi” di un normale, sobrio, caratteristico e originale estimatore de Linkiesta.
Burp

Il disinvolto ammiratore de Linkiesta nell'auditorium IBM, le sue scarpe, i suoi piedi.

Comments
Grande festa a quanto pare. Mi è dispiaciuto non esserci ma dopo la tua dettagliata descrizione, è come se fossi stato lì. Grazie!
Gran post.
Allegra Alllegra, sbagliavi domanda: dovevi sparare un tonante suono di avvenuta digestione, un flato, è ti avrei risposto. Io, mi sa, ti ho individuato. eheheh. Mi sa che ero dietro di te, mi sa. Ma io sto bene nella mia pelle d'asino: è tanto rassicurante!
ti saluto. e ti leggo. un burp
Jerk!
Ti ho cercato ovunque, giravo per il forum chiamandoti o esclamando "sbiancamento anale, dove sei?". Ma niente. Adesso che vedo dove eri seduto, mi scervellerò per capire.
Sono d'accordo con te che sei dell'Linkiesta: un po' più di tappeto rosso next time! E un posto più vicino e più....accogliente? Però la macchinetta giocattolo per le foto era splendida. Qualcuno l'ha vista? Dove mando le foto?
grandioso ;))
@ Mavalà: cazzo é il Pulizzer? Un deodorante?
@ michele: lo sgualcito Proust potrebbe rivoltarsi nella tomba. Poi a me divertiva il fatto che uno, beatamente, si leva le scarpe in pubblico e sta tranquillo, incurante del resto. Se devo dirla tutta quella persona ha tutta la mia stima. É un uomo sicuro di sé che sa che i suoi piedi non tanfano. Ecco, questo penso. Poi io non mi annoio mai.
@Roberto: la mia ambizione non é quella di svettare negli empirei frequentati dagli amanti di Aristofane, di cui ho un vafo ricordo dai tempi che furono del liceo, bensì di sguazzare nella melma della vita di ogni giorno. Poi, dato che mi concedono così gentilmente questo spazio, scrivo secondo le mie possibilità. Non le piace? Amen, bevo alla faccia del suo giudizio, per rimettermi dal dispiacere.
Sperate di non leggerlo prima di pranzo (come il sottoscritto)
Non sei Aristofane, che poteva permettersi di mescolare sapientemente aulicità e infimità corporali. Vola basso, vecchio mio, che questo post è proprio brutto.
Mi sembra un reportage piu' dettato dalla noia che da uno specifico interesse per qualcosa.. E poi tutta sta fragranza sbattuta sotto il nAso del lettore, con dovizia di particolari, mi rammenta qualche pagina sgualcita di un pallido Proust a forti tinte feticiste, maleodoranti, con una maniaca attenzione agli umani odori omo-plantari. Che volete i gusti son gusti e i cocci sono suoi.
Pezzo da Pulitzer, ma postumo. Causa postumi.
Meno male che non ero stata invitata! Grazie Jacopo (Tondelli) di questo 'non invito'!
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