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Come in Italia, anche in Francia è periodo d’esami per gli studenti delle scuole superiori. Tra le varie prove del Baccalauréat (il corrispettivo della nostra maturità) la più temuta è sicuramente la «dissertazione»: una composizione scritta di carattere filosofico che valuta le capacità argomentative dello studente rispetto a un tema di carattere generale. Per i francesi saper dissertare brillantemente è prova di ottime capacità intellettuali, per questo motivo anche l’esame d’ammissione all’Ena (la prestigiosa scuola in cui si formano le più alte cariche dello Stato) è costituito da diverse dissertazioni su problemi inerenti all’amministrazione pubblica.
Nel passato alcune tracce destinate alla futura classe dirigente sono state: “Stato e regolamentazione dei mercati” (2008), oppure “L’esigenza democratica nel diritto pubblico francese” (2009) o ancora “La democrazia rispetto alla guerra” (2011). Agli studenti delle scuole superiori quest’anno è invece toccata (tra le altre) una dissertazione sul Trattato Teologico-politico di Spinoza. Mi fa piacere che il ministero dell’istruzione francese abbia scelto il saggio olandese perché per la potenza del suo pensiero e per la coerenza della sua vita, Baruch Spinoza è il filosofo che meglio incarna l’essenza stessa della filosofia. È importante non dimenticarlo, perché fino a quando ci si ricorderà di Spinoza, la filosofia non potrà mai essere inutile o vergognosa.
Nella sua bellissima introduzione all’Etica (l’opera maggiore di Spinoza), il filosofo Giorgio Colli ci ricorda che «in Spinoza non vi sono fratture: la sua vita fu in armonia con il suo pensiero. L'uomo non si distingue dalla sua opera». In effetti, Spinoza ha vissuto come ha pensato, concependo la filosofia come una pratica di vita e pagando duramente per questa sua scelta. Egli è stato allontanato dalla sua comunità, perseguitato per le sue teorie e dissuaso dal pubblicare i suoi scritti. Ha subito una persecuzione tanto condivisa quanto insensata, che tuttavia non ha cancellato il fascino del suo pensiero.
Non è solo per ragioni prettamente teoriche (riguardo il concetto d’immanenza) che Gilles Deleuze e Felix Guattari hanno definito Spinoza il «Cristo dei filosofi». A mio avviso, c’è anche una ragione simbolica. Come Gesù ha assolto il genere umano concedendo a ciascuno la libertà di essere buono o malvagio, così Spinoza con la sua esemplare condotta di vita ha liberato i filosofi dalle facili accuse, permettendo a ognuno di loro di mettere in pratica o meno le proprie convinzioni, senza che le sue scelte personali potessero screditare la filosofia in generale. Spinoza ha salvato la filosofia dai facili moralismi, e i filosofi dalle loro incoerenze.
In un mondo dove tutti spiegano ciò che si bisognerebbe fare, dove tutti ci giudicano per quel che facciamo e dove quasi nessuno fa ciò che dice agli altri di fare, Spinoza è come un volto amico in una folla di facce ostili. Non ci giudica, non ci ordina nulla; ci mostra solamente il suo esempio. Ogni volta che detestate un filosofo, ricordatevi di Spinoza prima di concludere che la filosofia sia vana o inutile. Pensate alla sua voce calma, ma al tempo stesso ferma, che «giunge a noi da lontano, sommessa, senza chiedere di essere ascoltata».
Deleuze e Guattari non sono i soli ad aver amato Spinoza. Hegel sosteneva che filosofare fosse «spinozare», Bergson gli faceva eco dicendo che «ogni filosofo ha due filosofie: la sua e quella di Spinoza», Nietzsche lo considerava il suo precursore, Einstein condivideva la sua visione del mondo; il direttore d’orchestra Daniel Baremboim si porta sempre appresso una copia dell’Etica come già fu per Goethe. Ma perché il pensiero di Spinoza è così potente? Non c’è una sola risposta. Ogni lettore l’ha amato (oppure detestato) per motivi molto diversi.
Tralasciando le ragioni tecniche (legate al suo sistema filosofico), credo che oggi Spinoza raccolga l’ammirazione della maggior parte dei suoi lettori perché incarna la speranza di un’idea. Spinoza ci dimostra che niente è più potente delle idee, che niente è in grado di fermare le idee, nemmeno la censura totale. C’è un messaggio forte di democrazia e libertà che non può lasciare indifferenti e che è ancora più stupefacente poiché difeso con pazienza, dedizione e umiltà; tanto negli scritti concepiti per la pubblicazione, quanto nell’epistolario privato.
Spinoza continua a stupirci perché ha saputo pensare oltre la sua epoca, malgrado la sua epoca e per molti aspetti totalmente contro la sua epoca. Pensare liberamente non è né facile, né naturale. Bisogna allenarsi costantemente perché – come abbiamo detto prima – le idee sono potenti, soprattutto quelle degli altri. Tutti gli esseri umani sono influenzati dalle idee, e in modo particolare lo sono quegli individui che amano definirsi «pragmatici» o «liberi da condizionamenti». Infatti, mentre i primi sono dominati dall’idea che l’agire sia il solo valore positivo, i secondi sono abitualmente coloro che non conoscono le idee da cui sono influenzati.
È così che si diffonde e rinforza il luogo comune per cui le idee e la filosofia (che nella sua forma scolastica è anche un avvicinamento alle più grandi idee del pensiero umano) non servano a nulla. Un’affermazione semplicistica, che altro non è se non la provocazione più audace di un mondo dominato dalla penuria d’idee. È proprio quest’ultima ragione una buona ragione per studiare di più e meglio la filosofia. Per rendere coscienti gli studenti del potere delle idee, per permettere loro di conoscere quelle che ispirano la nostra epoca e soprattutto per incoraggiarli a pensarne di nuove. Dalla libertà di pensiero discende ogni libertà. Non è un caso che Spinoza abbia intitolato «Della libertà umana» l’ultima parte dell’Etica.
twitter: @Paridebroggi

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