Parigi-Londra solo andata: dopo i ricchi fuggono anche i giovani imprenditori francesi

Paride Broggi

Meno tasse, meno burocrazia e più incentivi alle imprese. Per il sito d’informazione Atlantico.fr sono questi tre fattori a spingere all’estero un numero sempre maggiore di francesi, specialmente verso Inghilterra, Stati Uniti, Belgio e Svizzera. E se una volta erano solo i ricchi a emigrare per sfuggire a una delle tassazioni più alte d’Europa, oggi sono soprattutto i giovani a varcare le frontiere dell’esagono nella speranza di veder realizzati i propri progetti imprenditoriali. Un flusso migratorio inedito per una nazione che dalla seconda guerra mondiale in poi è sempre stata abituata ad accogliere talenti, più che a vederli partire.

L'articolo, intitolato provocatoriamente «Esodo fiscale: Parigi-Londra solo andata», si chiede perché a Londra risiedano oltre 400 mila francesi (tra registrati all’ambasciata e non), mentre a Parigi solo qualche migliaio d’inglesi. La domanda non è del tutto disinteressata, soprattutto se si considera che si voterà tra una settimana e che il sito d’informazione da sempre sostiene le posizioni dell’Eliseo. Per tutta la campagna elettorale, Sarkozy ha accusato Hollande di mortificare l’imprenditoria e gli investimenti, proponendo di tassare al 75% la fascia di reddito eccedente il milione di euro. Una nuova aliquota che secondo il presidente uscente causerà l’esodo dei capitali verso economie più liberali. In primis verso Londra, destinazione ormai distante poco più di un’ora di treno dalla Tour Eiffel.

D’altra parte, Hollande ha accusato Sarkozy di essere stato il «presidente dei ricchi» e di aver salvaguardato solo gli interessi delle grandi fortune. Per il socialista, il cosiddetto «bouclier fiscal» – una serie di misure per la defiscalizzazione dei capitali introdotta nel 2009 – è costato all’erario francese 22 miliardi di euro l’anno in termini di entrare mancate e ha contribuito ad incrementare le diseguaglianze sociali e il debito pubblico. Tralasciando le tesi dei due candidati alla presidenza, l’articolo pubblicato da Atlantico solleva un problema cruciale per il futuro della Francia e di tutti quei Paesi in cui fisco, burocrazia e mancanza d’investimenti soffocano l’economia, mettendo in fuga risorse umane di alto livello. (Ogni riferimento all’Italia è puramente casuale).

Più in generale ci si potrebbe chiedere: esiste una ricetta europea in grado di attrarre investimenti, semplificare la burocrazia, incentivare l’imprenditoria e allo stesso tempo mantenere alta la protezione sociale? Insomma, esiste una via di mezzo tra il liberismo thatcheriano (politica economica che non ha prodotto solo successi e che per sua natura è poco compatibile con la tradizione socialdemocratica continentale) e l’asfissia burocratico-fiscale in cui versano diverse economie europee (realtà sempre meno competitive su scala mondiale)?

Twitter: @parideborggi

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Filippo Biscarini's picture
Inviato da: Filippo Biscarini
30 April 2012 - 19:20

Esiste, e si chiama Germania (e con sfumature anche Olanda, Austria, Finlandia, Danimarca, Svezia, Norvegia).

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