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di Marco Sarti

Bersani annuncia le primarie. Ma nel Pd qualcuno ancora non ci crede

Blog post del 14/07/2012

Qualche dubbioso c’è ancora. Sulle primarie del centrosinistra alcuni esponenti del Partito democratico non ci mettono ancora la mano sul fuoco. Eppure stavolta l’intervento di Pier Luigi Bersani sembra aver messo le cose in chiaro. La consultazione per scegliere il candidato premier dei progressisti si farà. Entro dicembre. E potranno partecipare anche altri esponenti del partito.

All’Assemblea nazionale del Pd in corso al Salone delle Fontane dell’Eur il segretario democrat lo dice in maniera chiara. «È nostra intenzione determinare un grande appuntamento di partecipazione per la scelta del candidato dei progressisti alla guida del governo». Primarie, dunque. Aperte a tutti, o quasi. «Dalla Direzione è venuto un criterio di apertura, un criterio che suggerisce di privilegiare l’allargamento della partecipazione, piuttosto che l’allestimento di barriere. Sono personalmente convinto di questo criterio che corrisponde all’idea di investire, anche rischiando qualcosa, sul rapporto tra politica e società che oggi è largamente in crisi». Primarie aperte, soprattutto, ad altri esponenti del Partito democratico. A partire dal sindaco di Firenze Matteo Renzi, presente in sala: «Mentre ho ritenuto giusto dichiarare da subito la candidatura del segretario del Partito democratico, anche in ossequio alle nostre regole statutarie - spiega Bersani - ho chiesto e chiedo tuttavia che questa non sia in via di principio una candidatura esclusiva».

Eppure Bersani prende tempo. Chi attendeva già oggi una data resta deluso. «Le primarie non le faremo da soli, e dunque i tempi e i modi non li possiamo decidere da soli». Tutto rimandato a dopo l’estate. L’appuntamento ci sarà, assicura il segretario. Si terrà entro la fine dell’anno. Ma già a settembre l’Assemblea sarà chiamata a studiare del regole della competizione. Le primarie saranno celebrate «in una ragionevole distanza dalle elezioni e cioè entro la fine dell’anno».

In sala l’attenzione è tutta su Matteo Renzi. Il sindaco di Firenze - oggi non prenderà la parola - accetta la sfida. Subito dopo l’intervento del segretario spiega: «I giovani del Pd non sono come quelli del Pdl. Non faremo come Alfano, che appena è tornato Berlusconi ha detto: “Prego, si accomodi”». Certo, «è stato un peccato non aver indicato già oggi la data delle primarie. Ma va bene, si era capito». Per avere una conferma della sua partecipazione bisognerà attendere ancora qualche tempo. «Una settimana dopo le regole delle primarie - spiega Renzi - ci sarà una nostra candidatura, mia o di un altro».

In tanti coltivano ancora dubbi. Se Bersani avesse voluto chiudere la questione, perché non annunciare già oggi una data? Perché rimandare ancora? Qualcuno sottolinea un altro timore: a dicembre non si è mai votato. Posticipare le primarie a fine anno nasconde la reale intenzione di affossarle? Lo stesso Renzi, intercettato più tardi da alcune agenzie stampa, non nasconde il proprio disappunto. «Rinviando il discorso sulle primarie a settembre - le sue parole - Bersani pensa di metterci in saccoccia. Si sbaglia di brutto perché noi in questo mese ci organizziamo e a settembre siamo pronti». Anche Arturo Parisi sembra deluso. «Sulle primarie sono più i problemi che restano da risolvere che quelli risolti - spiega l’ex ministro - Le primarie a dicembre significa che faranno parte della campagna elettorale». Il braccio di ferro rischia di andare avanti ancora un po’. E a chiarire la situazione non aiuta l’intervento in Assemblea del capogruppo alla Camera Dario Franceschini. «Può essere che in base alle parole di Bersani si apra la possibilità che anche altri iscritti Pd si candidino alle primarie - il pensiero di Franceschini - ma è naturale che il candidato ufficiale del Pd è il segretario del partito». Insomma, primarie aperte a tutti. Ma a correre per la premiership deve essere Bersani. 

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