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«Ci sono cose che non tollero, non sopporto. E questa è una di quelle». Un Walter Veltroni così visibilmente irritato si era visto raramente. Lo sfogo dell’ex segretario Pd va in scena nella sala conferenze della Camera dei deputati, pochi minuti prima delle 17. Un incontro con i giornalisti convocato all’ultimo - la prima conferenza stampa da tre anni a questa parte, giura lui - per attaccare il leader di Sel Nichi Vendola. A mandare su tutte le furie Veltroni è bastata un’intervista, in cui il governatore pugliese lo ha definito un esponente di una «destra colta e con il loden» per le sue posizioni filo montiane.
Evidentemente troppo. «L’idea che qualcuno possa mettere etichette e dare patenti è un vizio vecchio e pericoloso. Non accetto che chi non la pensa come Vendola possa essere considerato di destra». Veltroni rivendica il suo diritto di essere di sinistra. «La sinistra è una parola alta e bella. Una parola chiave della mia vita. L’idea che ci sia una pluralità culturale al suo interno definisce la sinistra stessa». Una metafora geografica? «La sinistra è un arcipelago, non un’isola».
In sala ci sono alcuni dei deputati più vicini all’ex segretario. Giovanna Melandri, Walter Verini, Jean Leonard Touadi. Mentre Veltroni attacca «la strumentalità e la violenza delle parole di Vendola» tutti annuiscono.
Peraltro, prosegue Veltroni, le sue posizioni sulla riforma del mercato del lavoro sono tutt’altro che eretiche. «Sostengo quello che hanno detto tutti gli esponenti del Pd. A partire dal segretario Bersani, che recentemente ha chiesto di non drammatizzare sull’articolo 18». Poi la frecciata: «Io non mi permetterei mai di definire di destra chi votò per far cadere il governo Prodi nel ’98».
Mentre il progetto della coalizione di centrosinistra è sempre più lontano, Veltroni prova ad ammorbidire il suo sfogo: «Con Vendola siamo cresciuti insieme, ci conosciamo. Spero che quelle parole gli siano sfuggite. Ma se lui pensa che la mia posizione, e quindi quella del Pd, è di destra, allora c’è un problema. C’è una questione politica». Come chiudere la vicenda? «Sul piano personale - spiega Veltroni - delle scuse sarebbero gradite». L’impressione è che difficilmente basteranno.

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siamo alle solite, vogliono semplicemente togliere un po' di voti ai fratelli dei partiti più simili. Invece di camminare insieme perché, giustamente, secondo me, la sinistra è un arcipelago. O, se preferite, come diceva un mio professore un trentacinque anni fa, comunismo deriva da comunità. E in una comunità ci deve essere spazio per tutti, ciascuno con le proprie ideologie. Ci si confronta, ci si allea ma sempre in maniera trasparente e corretta. Permettetemi di aggiungere "specialmente oggi" poiché mi sembra che le persone stanno cominciando un po' a scocciarsi dei 'giochetti' (vedi l'elezione di de Magistris a Napoli o l'affermazione di Doria alle primarie di Genova che alcuni hanno considerato strana).
Mi sembra che anche Bertinotti fu accusato di vestire con il loden, cioè di essere lontano dagli interessi del partito alcuni anni fa, non ricordo in quale occasione.
Per ciò più che a Veltroni andrei a guardare le persone che vanno sul partito per coltivare amicizie anziché per contribuire al servizio pubblico che partiti e sindacati sono chiamati a rendere alla nazione. Proprio ieri, ad es., ho sentito Schifani, presidente del Senato, dire al telegiornale che bisogna porsi il problema delle lobbies al Senato.
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