Che fine hanno fatto i dieci giorni per la nuova legge elettorale?

Marco Sarti

«Prendiamo un impegno, tra dieci giorni sarà pronto un testo». Quando la scorsa settimana i rappresentanti dei partiti - spinti dal presidente Giorgio Napolitano - hanno assicurato al Paese che entro il 20 luglio sarebbe stata pronta una bozza di riforma della legge elettorale, erano sinceri. Erano convinti di potercela fare. A non averci creduto neppure un attimo sono stati tutti gli altri.

Avevano ragione loro (gli altri). E così anche il terzo tentativo di cambiare il Porcellum rischia di arenarsi. Prima il tavolo di Luciano Violante, poi le trattative segrete tra Maurizio Migliavacca e Denis Verdini. Adesso il comitato ristretto della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama. Un’assemblea ridotta, composta da un rappresentante per ogni partito, che nel giro di una decina di giorni avrebbe dovuto consegnare ai relatori Lucio Malan ed Enzo Bianco una prima stesura della riforma. Una nuova legge elettorale da sottoporre al voto del Senato.

Ovviamente a una settimana esatta dall’annuncio i lavori sono ancora in alto mare. Venerdì scade il termine previsto, ma finora il comitato si è riunito solo due volte (la seconda poche ore fa). A che punto sono le trattative? I protagonisti del confronto non sono neppure riusciti a fare un primo giro di tavolo. Qualcuno ha espresso la sua preferenza. Qualcun altro non ancora. E il bello è che chi è riuscito a prendere la parola ha avanzato ipotesi così distanti da quelle dei colleghi, da allontanare ulteriormente l’intesa. «Proposte assolutamente incompatibili tra loro» ha ammesso con candida onestà il presidente della Commissione Carlo Vizzini.

Tra qualche conferma e alcune novità, ecco le posizioni. Il Partito democratico punta sul modello francese: doppio turno con collegi uninominali. Il Pdl avanza una nuova proposta, il sistema spagnolo. Un proporzionale con circoscrizioni così piccole da avere effetti maggioritari. L’Api di Francesco Rutelli spinge per il tedesco, l’Italia dei Valori chiede di tornare al Mattarellum. Completa la lista il gruppo di Coesione nazionale, pronto ad approvare una legge ponte per sostituire il Porcellum fino all’entrata in vigore delle riforme costituzionali.

Un bel giro di interventi, poi nel primo pomeriggio la riunione è stata sospesa. Ci si rivede giovedì, per ascoltare le posizioni della Lega Nord, dell’Udc e del Gruppo Misto. Ventiquattro ore più tardi scadrà il tempo che il Senato si è dato - i termini se li sono pure imposti da soli - per presentare una sintesi di tutte le proposte. Va da sé che rispettare l’impegno sarà impossibile. A tre giorni dalla dead line siamo ancora alla presentazione delle posizioni di partenza. E neppure tutte.  

: legge elettorale / Porcellum / riforma / Senato

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