L’Ufficio di presidenza di Montecitorio taglia gli stipendi dei deputati. Il presidente Gianfranco Fini l’aveva promesso, è stato di parola. Una sforbiciata da 1.300 euro al mese. Circa settecento euro netti a busta paga. Tanti, pochi? Non è il caso di formalizzarsi. Il taglio c’è stato, è già una novità positiva.

Non solo. Per tutti i deputati che ricoprono altre cariche - è il caso dei presidenti di commissione - è stata prevista un’ulteriore stretta, pari al 10 per cento. «Nel momento in cui si chiedono sacrifici al Paese - ha spiegato il vicepresidente della Camera Rocco Buttiglione - chi ha posizioni apicali, se vuole essere credibile, deve essere il primo a farli».

Capitolo vitalizi (per deputati e dipendenti). Archiviato il sistema retributivo, si passa al contributivo. Per carità, non c’è nulla per cui festeggiare. «Si passa al contributivo, come tutti i cittadini» scriveva questa sera il presidente della Camera Gianfranco Fini su twitter. Appunto, «come tutti i cittadini». Niente di clamoroso. Straordinario, semmai, era il sistema in vigore fino ad oggi. Ma la modifica c’è stata. Onore a chi ha preso l’impegno e l’ha mantenuto. Tanto di cappello.

Contenti i parlamentari che finalmente possono prendersi il merito di una decisione largamente condivisa (anche se qualcuno già inizia a lamentarsi). Contenti i cittadini che hanno visto riconosciute alcune richieste di giustizia ed equità. Insomma, tutti felici. Tranne i portaborse.

Già, perché a dispetto dei tagli e dei risparmi c’è una parte dello stipendio di ogni deputato - una delle più discusse - che di fatto è stata risparmiata dalla scure. Sono quei quasi 4mila euro che ogni parlamentare incassa mensilmente per le spese di segreteria. Un bonus forfettario, che non deve essere giustificato in alcun modo. Dovrebbe servire per stipendiare i propri collaboratori. Ma troppo spesso finisce in tasca al beneficiario (mentre i portaborse lavorano senza contratto e sono pagati in nero).

Qualcuno aveva proposto di confermare la somma, ma solo dietro una giustificazione della spesa. Come in gran parte d’Europa: dove gli assistenti vengono pagati direttamente dagli uffici parlamentari, a cui i deputati si limitano a trasmettere i contratti di lavoro. Niente da fare. Da noi il sistema non cambia. Da domani ogni deputato dovrà giustificare una parte di quei soldi, ma il 50 per cento della somma rimarrà “a forfait”. E, con ogni probabilità, continuerà ad essere intascato dai singoli parlamentari o dai partiti.

E i collaboratori? A breve, assicurano dall’Ufficio di presidenza, si approverà una legge apposita che ne tutelerà la professionalità e il lavoro. Per ora possono aspettare. 

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