Blog di

di Umberto Cherubini

La Repubblica contro Black-Scholes: un case study di giornalismo

Blog post del 13/02/2012

Come può un giornalista tutelarsi dallo scrivere castronerie su un tema tecnico di cui non conosce niente? La pagina intera dedicata oggi da Repubblica al ludibrio di Black e Scholes è un’occasione per discutere del giornalismo economico, o del giornalismo che si occupa di questioni tecniche in generale.


Che la pagina di Repubblica contro Black e Scholes non ne azzecchi una è troppo facile da argomentare. In primo luogo, il modello originario di Black e Scholes era destinato (e lo dice il titolo dell’articolo in cui il modello fu presentato) alla valutazione delle passività finanziarie, cioè azioni e obbligazioni emesse dalle aziende. Perché la formula è divenuta famosa per la valutazione delle opzioni finanziarie? La risposta è semplice: perché l’opzione finanziaria più rischiosa di tutte si chiama “azione ordinaria”. In secondo luogo, l’equazione di Black e Scholes non funziona più almeno dal crack di borsa dell’ottobre 1987, e, per parafrasare il titolo dell’articolo, è “un’equazione per fare soldi facili”, ma a favore degli altri: quelli che la finanza la conoscono.  In terzo luogo, l’equazione di Black e Scholes non c’entra nulla (ma proprio nulla), con la crisi del 2007, che è stata provocata da un forte aumento nel numero di default sui mutui.


Come mettere quindi a frutto questa pagina intera dedicata alla cacofonia della cultura finanziaria? Penso che sia una buona occasione per una riflessione dei rapporti tra il giornalismo e le questioni della tecnica. E spero che gli amici giornalisti mi diano una mano essendo altrettanto cattivi con me come io lo sono stato con questo giornalista di Repubblica.


La prima cosa che mi viene in mente è una domanda. Era proprio il caso di farlo, quest’articolo? La domanda non è peregrina, e la potrei rifrasare in maniera più altisonante. I giornalisti possono o devono attenersi alla regola di Wittgenstein: “di ciò di cui non si sa è giusto tacere”? Io penso di no. Penso che un operatore dell’informazione non possa fermarsi di fronte a “ciò di cui non sa”, perché altrimenti diventerebbe un tecnico della materia, e non della comunicazione e dell’informazione. Ma al capo opposto di Wittgenstein c’è un personaggio di Antonio Albanese, Alex Drastico, che scagliava la maledizione: “che tu sia muto, ma non per sempre, minchia, ma che quando ti torni la voce tu spari le cazzate più tremende!”. Mi chiedo dunque: c’è un giusto mezzo? C’è un modo per violare il rigore di Wittgenstein senza incorrere nella maledizione di Alex Drastico?


Da queste considerazioni l’idea del mio case study. Da questo momento in poi assumo di ignorare Black e Scholes e tutto quello che so di matematica e di finanza, e ipotizzo di dover scrivere un pezzo sul tema di Black e Scholes, prendendo a proposito, come fa il giornalista di Repubblica, il libro di Ian Stewart: “17 equazioni che hanno cambiato il mondo”.  Come posso proteggermi da scrivere castronerie? La prima cosa che mi viene in mente è cercare di capire chi sia questo Ian Stewart. Mi accerto, come ha fatto il giornalista, quale sia la sua posizione attuale: è emerito di matematica a Warwick, il che promette bene. Ma questo è solo l’inizio. Utilizzo un software gratuito su Internet, che si chiama “Publish and Perish”, oppure scholar.google.com per cercare di cosa si è occupato questo tizio: è un luminare sulla formula di Black e Scholes, o comunque sulle questioni di  finanza matematica? Il software mi dice che, se limito la ricerca a temi di economia e finanza, non ottengo quasi nulla: il numero di citazioni massime è meno di 60, cosa che può essere senz’altro il caso per un emerito italiano, ma non è possibile per un emerito inglese. E inoltre, siccome il nome è abbastanza comune, sarà proprio lui? Allora aggiungo le discipline matematiche e trovo un numero di citazioni massimo di quasi 3000 su temi strani: biforcazioni, singolarità…Saranno connesse alla formula di Black Scholes? Allora faccio un ulteriore tentativo. Vado su scholar.google.com e digito: Black Scholes AND “Ian Stewart”. Non trovo praticamente niente. Qualcosa che lega Ian Stewart al caos o a delle cose chiamate frattali. E allora forse questo Ian Stewart non capisce niente della finanza e della formula di Black e Scholes? Che sia il caso di sentire un docente di finanza matematica?


Riprendo ora il controllo della mia posizione di tecnico per aggiungere una considerazione per la valutazione dei contenuti della ricerca che ho maturato nel corso degli anni. Sia i libri che gli articoli possono contenere buona ricerca, sia sotto il profilo tecnico che divulgativo, ma vanno presi con spirito diverso. I libri vengono pubblicati se hanno pubblico, e per questo possono contenere tesi innovative, ma questo non è il loro fine principale. Da questo segue che i contenuti tecnici dei libri devono essere presi con le pinze e attentamente vagliati. Se il nostro Ian Stewart vende abbastanza, ci saranno fior di editori disposti a pubblicare stupidaggini anche più estreme di quelle riportate nell’articolo (anche se mi è difficile concepirne). Dall’altro lato ci sono gli articoli su rivista, il cui fine principale è contenere tesi innovative, e che non si curano del pubblico. Qui i contenuti tecnici sono più affidabili (anche se non completamente), ma il vaglio scientifico è tale che soluzioni radicalmente innovative fanno fatica a filtrare. Un esempio? La formula di Black e Scholes, che ha dovuto passare sotto molte forche caudine prima di arrivare alla pubblicazione su rivista scientifica.


Per questi motivi l’operazione dell’articolo di Repubblica è ancora più empia. Con un libro dal cui titolo traspare la superficialità (“17 equazioni che hanno cambiato il mondo” ricorda “il giro del mondo in 80 giorni”, che NON è scientifico) viene gettato discredito su una delle menti più brillanti del 900, Fisher Black. E Fisher Black non può neppure consolarsi con il premio Nobel, perché, contrariamente a quanto raccontato nell’articolo, quando il premio Nobel venne assegnato era già morto. 
 

COMMENTI /

Ritratto di Umberto Cherubini
Lun, 13/02/2012 - 19:06
Ucherubini
Rispondo a StaticX. Per chi si occupa di finanza matematica il modello Black e Scholes è come la FIAT 500. Ora, cosa penserebbe lei di un articolo che titolasse "FIAT 500, la macchina per correre"? E' chiaro che del contenuto di un articolo dal titolo così (ammesso che non voglia far ridere), non è il caso di discutere. Il titolo "Un'equazione per far soldi facili" riferito al modello B-S è la stessa cosa dal punto di vista di uno studente di finanza. La domanda quindi è. Come discriminare tra affermazioni che possono essere oggetto di discussione e cose che per gli esperti sono ridicole, senza essere noi stessi esperti? La risposta è quella che ho applicato su me stesso in un'occasione e che può essere un ulteriore esempio. Lei ricorda le polemiche successive al terremoto in Abruzzo, con un ricercatore che riteneva che sarebbe stato prevedibile mentre altri no? Io non so niente di terremoti, ma con la tecnica che ho illustrato in questo pezzo, cioè con scholar.google.com ho trovato che la tecnica proposta dal ricercatore esisteva (mentre veniva attribuita solo a lui), ma aveva dato risultati misti, come si dice. Quindi lui non era un pazzo, come qualcuno lo voleva far passare, ma non era neppure il depositario della verità. E se avessi dovuto scrivere un pezzo su un giornale, questo è quello che avrei potuto scrivere. Su quello che ha causato la crisi e cosa l'ha propagata ci sarà tempo per tornare. Grazie del suo commento.
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Ritratto di Umberto Cherubini
Lun, 13/02/2012 - 19:07
Ucherubini
Rispondo a StaticX. Per chi si occupa di finanza matematica il modello Black e Scholes è come la FIAT 500. Ora, cosa penserebbe lei di un articolo che titolasse "FIAT 500, la macchina per correre"? E' chiaro che del contenuto di un articolo dal titolo così (ammesso che non voglia far ridere), non è il caso di discutere. Il titolo "Un'equazione per far soldi facili" riferito al modello B-S è la stessa cosa dal punto di vista di uno studente di finanza. La domanda quindi è. Come discriminare tra affermazioni che possono essere oggetto di discussione e cose che per gli esperti sono ridicole, senza essere noi stessi esperti? La risposta è quella che ho applicato su me stesso in un'occasione e che può essere un ulteriore esempio. Lei ricorda le polemiche successive al terremoto in Abruzzo, con un ricercatore che riteneva che sarebbe stato prevedibile mentre altri no? Io non so niente di terremoti, ma con la tecnica che ho illustrato in questo pezzo, cioè con scholar.google.com ho trovato che la tecnica proposta dal ricercatore esisteva (mentre veniva attribuita solo a lui), ma aveva dato risultati misti, come si dice. Quindi lui non era un pazzo, come qualcuno lo voleva far passare, ma non era neppure il depositario della verità. E se avessi dovuto scrivere un pezzo su un giornale, questo è quello che avrei potuto scrivere. Su quello che ha causato la crisi e cosa l'ha propagata ci sarà tempo per tornare. Grazie del suo commento.
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Ritratto di Fabrizio Goria
Lun, 13/02/2012 - 19:21
fgoria
Umberto, sei un genio. Il pezzo di Rep è assolutamente senza senso. E lasciamo perdere il fatto che fosse sull'Observer di ieri...
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Ritratto di Umberto Cherubini
Mar, 14/02/2012 - 22:45
Ucherubini
Ringrazio De Sanctis, scaricherò l'articolo di Le Scienze e valuterò se è il caso di dare un seguito. Temo di sapere a quale formula si riferisce il pezzo...Ringrazio anche l'Anonimo che mi ha segnalato il pezzo del Guardian che è meno estremo di quello della Repubblica, ma ancora dice sciocchezze. La prima: ricordo che il titolo di Black e Scholes era "Pricing of Corporate Liabilities", cioè azioni. Vorrei che si facessero i conti su quanto si perde in titoli azionari durante una crisi e quanto in derivati. Il secondo punto è che Bachelier non c'entra con Black e Scholes, per motivi matematici che comunque il giornalista può non conoscere a buon diritto. Ma dove non si capisce la realtà è proprio nella frase riportata: "Black-Scholes may have contributed to the crash, but only because it was abused. In any case, the equation was just one ingredient in a rich stew of financial irresponsibility, political ineptitude, perverse incentives and lax regulation." Riprendo con il paragone della FIAT 500 che ho fatto in una risposta precedente: "La FIAT 500 può aver contribuito alle stragi del sabato sera, ma solo perché se ne è abusato. In ogni caso, questa macchina è stata solo un ingrediente in una ragu di folle amore per la velocità..." Cosa ne pensa? Nella realtà i trader su opzioni hanno rischiato i soldi loro scommettendo su smile e skew (termini che in università insegnamo come la negazione di Black Scholes. Infine, una risposta all'anonimo emerito. Se leggi bene, puoi notare che scrivo "un certo Ian Stewart" e quello che segue perché nel case study FINGO di essere ignorante.Direi che hai rappresentato bene l'accademia italiana. Di questo ti ringrazio.
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