Qualcuno dovrà chiedere scusa al rabbino Yehoshua Levin. Qualcuno, poi, dovrà farlo anche con migliaia di lettori. Perché quella che è sembrata una notizia “bestiale” – non solo perché di animali si parlava, ma anche perché c’era dentro un bel po’ di cattiveria –, in realtà si è rivelata una cosa infondata. Peggio: una bufala. Peggio ancora: una patacca. Una polpetta avvelenata – per restare in tema – raccolta, confezionata e servita per il pubblico di lettori sempre più affamato di leggere i resoconti su ragazzini che pisciano nei vasi dell’acqua pubblica o, appunto, sui cani lapidati per decreto religioso.

E allora. Succede che a un certo punto – circa dieci giorni fa – viene fuori la storia secondo cui una Corte rabbinica di Gerusalemme avrebbe ordinato la lapidazione di una cagna, ritenendola – secondo le voci – «la reincarnazione di un avvocato morto anni prima, dopo essere stato maledetto da quei religiosi».

Il protagonista – involontario – della vicenda è un certo Yehoshua Levin, rabbino di Gerusalemme. Salito ai primi posti nella classifica dei peggiori nemici del Peta, l'organizzazione statunitense degli animalisti. Tanto da meritarsi frasi di questo tipo: «Occorrerebbe condurre una perizia psichiatrica sul rabbino Levin». E ancora: «Bisognerebbe avviare nei confronti del religioso una procedura penale per aver fomentato crudeltà verso animali».

Ora, il fatto è che nei rioni ortodossi di Gerusalemme Levin, che presiede la Corte rabbinica per le questioni pecuniarie, è famoso non per il suo radicalismo, ma per la sua mitezza. Non un segno di debolezza, ma di forza e di integrità morale. Eppoi, dicono i bene informati, non risulta nemmeno che Levin abbia mai «maledetto avvocati» o che abbia intravisto le loro «anime in pena» in alcun animale. La conferma arriva dello stesso rabbino che ai colleghi ha assicurato che la sua Corte non ha mai ordinato alcuna lapidazione.

La verità sarebbe un’altra. All'inizio di giugno una cagna sarebbe effettivamente entrata nel rione ortodosso di Mea Shearim (Gerusalemme). Qui sarebbe stata presa a sassate da ragazzini di strada, per i quali i cani rappresentano una rarità. Così, nel tentativo disperato di salvarsi, l'animale avrebbe cercato riparo nella Corte, mentre (in assenza tra l’altro del rabbino Levin) era in corso un dibattito. Gli inservienti – secondo il religioso – avrebbero telefonato al servizio veterinario cittadino per prelevare la cagna la quale, a quanto gli risulta, ha lasciato la zona incolume. «Non c'è alcuna ragione di infierire sugli animali – ha precisato Levin –, né da un punto di vista della ortodossia né da quello della logica».

Insomma, non sarebbe vero niente. La storia sarebbe talmente falsa che il quotidiano israeliano “Maariv” è stato costretto ad ammettere di aver compiuto una scorrettezza quando ha scritto che la Corte aveva «ordinato la lapidazione di una cagna». Nel trafiletto la direzione ha anche espresso rammarico per aver arrecato dolore alla Corte rabbinica e ai suoi membri. Peccato che fuori dal Paese, a partire dai media italiani, nessuno si è ancora scusato. Con Yehoshua Levin. E con i lettori.

(Uno scorcio del quartiere ultraortodosso di Mea Shearim, Gerusalemme)

COMMENTI /

Ritratto di anonimo
Lun, 20/06/2011 - 20:01
anonimo
mah siamo sicuri ? http://rabbimichaelsamuel.com/2011/06/dogs-reincarnation-and-human-cruelty/
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Ritratto di ANdrea
Gio, 23/06/2011 - 11:13
ANdrea
Ottimo articolo, complimenti!
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Ritratto di Leonard Berberi
Gio, 23/06/2011 - 15:18
LBerberi
<p>Grazie Andrea!</p>
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