I laici esultano. I religiosi s’arrabbiano. Il governo sta in silenzio. Sperando che la tempesta passi. E che la decisione non faccia arrabbiare più di tanto buona parte della maggioranza che lo sostiene al parlamento. Perché, per dirla con molte associazioni, il Paese «ha fatto un passo avanti verso le vere democrazie occidentali».

E allora. Succede che l’Alta corte di giustizia di Gerusalemme – con 6 giudici a favore e 3 contrari – ha dichiarato incostituzionale la “Tal Law”, la legge dello Stato approvata con l’intenzione di incoraggiare i giovani ebrei ultraortodossi a fare il servizio di leva (3 anni per gli uomini, 2 per le donne). La norma invece di funzionare in questo senso, aveva finito per causare l’effetto opposto: decine di migliaia di ragazzi si appellavano alla «volontarietà» di quella legge per non arruolarsi.

La “Tal Law” venne ratificata nel 2002. L’obiettivo era quello di affrontare il profondo squilibrio che c’è tra le file dell’esercito tra israeliani ed ebrei ultraortodossi. Ma cinque anni dopo, nel 2007, arrivarono i ricorsi. «Perché tutti gl’israeliani devono sopportare l’onere del servizio militare, ma quelli ultrareligiosi no?», si chiedevano in molti. La legge, ha sentenziato martedì l’Alta corte, «non fa altro che perpetuare quella diseguaglianza che doveva annullare». E così, dal 1° agosto di quest’anno niente più “Tal Law”. Un «dramma» per migliaia di uomini religiosi. Perché, Costituzione alla mano, se la Knesset (il parlamento) non approverà un’altra norma che regola la situazione, tutti i giovani ebrei ultraortodossi saranno obbligati ad arruolarsi nelle forze armate israeliane.

Un problema. Anche per il governo Netanyahu. Che, conoscendo già l’orientamento della Corte, aveva già messo le mani avanti qualche giorno fa. «La legge, nella sua forma attuale, non esisterà più. Nei prossimi mesi dovremo lavorare su una nuova piattaforma giuridica». Sulla stessa lunghezza anche il ministro della Difesa, Ehud Barak. «La legge in dieci anni non è servita a nulla», ha detto l’ex laburista, «ora ne servirà un’altra».

Nei fatti, è difficile che davvero gli uomini haredim indossino le divise militari. Il blocco politico costituito dai partiti ultrareligiosi è così forte che lo Stato probabilmente chiuderà un occhio. Del resto, già nel 2005 quello stesso Stato ammetteva il fallimento suo e della “Tal Law”: solo poche decine di maschi avevano deciso di arruolarsi. In quello stesso anno, 45 mila ebrei ultraortodossi avevano evitato il servizio di leva. Nel 2010, soltanto in 600 hanno deciso di entrare a far parte dell’Idf. Altri 61 mila avevano preferito studiare nelle yeshive, le scuole religiose.

Il dibattito sul ruolo degli ebrei ultraortodossi in campo militare rientrare in quello – più ampio – sul contributo reale che questi danno allo Stato d’Israele. La maggior parte non lavora. Nessuno paga le tasse (un po’ come la Chiesa con l’Ici da noi). Quasi tutti godono di agevolazioni che la parte produttiva d’Israele sopporta sempre meno. Molti studi evidenziano da anni come l’aumentare progressivo della loro composizione – se non cambiano le cose – porterà a un impoverimento del Paese e a una riduzione delle risorse pro capite che Gerusalemme stanzia ogni anno.

COMMENTI /

Ritratto di Marco Giovanniello
Gio, 23/02/2012 - 16:49
mgiovanniello
"il Paese «ha fatto un passo avanti verso le vere democrazie occidentali" Se gli ortodossi non lavorano, non pagano le tasse, si fanno mantenere e pure rompono i cabbasisi, però votano, la strada verso una vera democrazia è moooolto luuunga.
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Ritratto di Andrea77
Gio, 23/02/2012 - 19:51
Andrea77
@Marco Giovanniello. Mi sembra evidente che - nello scambio diritti-doveri tra Stato e cittadini - gli ebrei ortodossi, di cui si parla nell'articolo, siano dei dannosi parassiti per gli altri cittadini. La ragione é chiara: prendendo e non dando nulla in cambio, portano in prospettiva, con la loro crescita demografica, il Paese al sottosviluppo e impoveriscono coloro che li mantengono. Il problema é di Israele e Israele dovrà risolverlo. Detto ciò, questo non significa che lo Stato ebraico non sia una democrazia , in quanto il nodo della questione riguarda i rapporti da tenere con una minoranza problematica. Se per caso il Parlamento di Gerusalemme eliminasse i sussidi e il diritto di voto per la minoranza ortodossa, questo aumenterebbe o diminuirebbe il carattere democratico del Paese? E se li obbligasse con la forza al servizio militare? Certamente il problema é reale e dovrà essere risolto dagli interessati: i cittadini di Israele, in quanto sono loro i danneggiati. Non certo io e nemmeno gli eventuali critici di Israele, se ci sono. Dirò di più: non ha alcun senso in questo contesto criticare dall'esterno quel Paese nel suo complesso, come sistema politico,e dare la pagella sul suo carattere democratico. Credo anzi che i suoi cittadini abbiano gli strumenti di tipo legale, politico, istituzionale e quant'altro per affrontare questi problemi in maniera graduale e civile.
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Ritratto di Marco Giovanniello
Ven, 24/02/2012 - 04:30
mgiovanniello
@Andrea77 Le mie idee sulla democrazia risentono del vecchio "No taxation without representation", che per me vale anche come viceversa, "No representation without taxation". I parassiti non dovrebbero avere diritto di voto, ma ognuno è libero di fare a casa propria quel che gli pare e, se agli Israeliani piace mantenere gli ultraortodossi, buon per loro. Non è certo quello il principale deficit di democrazia che un esterno potrebbe rilevare in Israele. Avendo io idee settecentesche, uno Stato confessionale, dove nemmeno esiste il matrimonio civile (se non ricordo male), per me non è nemmeno concepibile.
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