Blog di

di Leonard Berberi

Tel Aviv, la proposta del consigliere: bus separati per gli stranieri

Blog post del 18/02/2012

«Puzzano». «Si prendono i posti sui pullman». «Occupano i pochi appartamenti liberi». «Soprattutto: chissà quali malattie possono trasmettere». Corsi e ricorsi nella Tel Aviv d’oggi. Che, a leggere certe cose, sembra la Louisiana di ieri. Quando i neri non erano persone, ma braccia e schiavi e servi e animali.

Solo che in questo 2012, quando tutti gli occhi d’Israele sono rivolti all’Iran e alle sue navi militari che si dirigono verso il Mediterraneo, Benjamin Babayoff, consigliere comunale di Tel Aviv del partito ultrareligioso “Shas”, prende carta e penna e scrive all’assessore cittadino ai Trasporti, al traffico e al parcheggio, al sindaco Ron Huldai e al ministro dei Trasporti Israel Katz poche frasi, ma destinate a scatenare le organizzazioni antirazziste.

La lettera è finita sul web, sulle pagine locali della piattaforma Ynet. Scrive Babayoff: «Vi mando questa comunicazione al massimo della disperazione per denunciare il crescente disagio che subiscono i nostri concittadini ogni volta che vanno a lavorare. Migliaia di lavoratori stranieri e clandestini riempiono i pullman, occupano i posti a sedere, lasciano in piedi i nostri abitanti. Per non parlare della puzza che emanano e del lavoro extra che gl’israeliani devono fare per togliere il cattivo odore dalle scale e dai marciapiedi. Dio non voglia, ma questi potrebbero benissimo portarci delle malattie». Non solo. Babayoff denuncia anche l’emergenza abitativa. «Quasi tutti gli appartamenti liberi a sud di Tel Aviv sono stati occupati dagli immigrati. I nostri concittadini restano così senza un tetto».

Quindi le proposte. Peggiori delle lamentele. «Per risolvere il problema – continua il consigliere ultrareligioso – bisognerebbe istituire bus separati per i lavoratori stranieri e per i rifugiati. Se non si può fare questa cosa, allora bisognerebbe porre un limite al loro ingresso nei mezzi di trasporto pubblico negli orari di punta per i nostri lavoratori, ovviamente dando preferenza ai connazionali». Precisa, però, Babayoff che «la lettera non ha un intento razzista. Vuole soltanto andare incontro alle richieste esasperate dei concittadini».

L’unica risposta ufficiale per ora è arrivata dallo staff del sindaco di Tel Aviv. «Condanniamo qualsiasi intervento o atteggiamento razzista. Questo Comune continuerà a impegnarsi per garantire a tutti, anche ai migranti, l’accesso a tutti i servizi – dalla salute all’istruzione, dal welfare ai trasporti pubblici – per salvaguardare quella visione del mondo che considera una persona come tale, a prescindere da chi sia, cosa faccia, da dove sia venuto e dove stia andando».

Babayoff non è nuovo a questo genere di interventi. Nell’estate del 2010 aveva chiesto ai residenti israeliani a sud di Tel Aviv di non affittare gli appartamenti agli stranieri, chiamati in quell’occasione «infiltrati». Se qualcuno l’avesse fatto, avrebbe violato una legge religiosa. E infatti pochi giorni dopo 25 rabbini della zona avevano firmato l’«Editto che vieta l’affitto di appartamenti agli infiltrati» e una decina di agenzie immobiliari – sempre del sud della città – avevano pubblicato la petizione in cui s’impegnavano a rispettare la richiesta arrivata dai religiosi.

Nello stesso anno, poi, il consigliere dello “Shas” aveva chiesto anche spazi separati negli asili frequentati sia dai figli dei migranti che da quelli degl'israeliani. Ma senza successo.

[Sopra, alcuni ragazzini israeliani a sud di Tel Aviv con in mano cartelli in cui chiedono al governo di riportare a casa i migranti (foto di Oren Ziv)]

RESTA AGGIORNATO
Iscriviti per non perdere gli articoli e i post del giorno.
Acccetto le condizioni sulla privacy

BREAKING NEWS

Expo, indagato il leghista Gibelli per turbata libertà di scelta

Il segretario generale della Regione ha ricevuto l’avviso di garanzia nell’ambito dell’inchiesta che ha coinvolto il governatore della Lombardia Maroni

Legnini è il nuovo vicepresidente del Csm

Non c’è accordo sui nomi per la Corte Costituzionale

Il futuro come se lo immagina Hollywood (non bello)

Un’infografica raccoglie i 25 film più belli ambientati nel mondo che sarà. Il 75% è una distopia
SHARE

La vita di una donna racchiusa in pochi passi

Un video la racconta come un cammino: mostra il corpo che cambia e i compagni di viaggio
SHARE

Ortaggi e verdure: guida per riconoscere i migliori

Per capire se sono freschi non basta il colpo d’occhio: serve un’expertise che molti non hanno più
SHARE

Nella mappa del web vince la Cina e la Russia scompare

Come apparirebbe il mondo se fosse basato sul numero di utenti connesso alla rete Paese per Paese
SHARE
Quitaly Compra la raccolta dei reportage di Quit su Amazon e Ibs.it

PRESI DAL WEB

Come Sam Simon, co-autore dei Simpson, si prepara a morire

Gli è stato diagnosticato il cancro due anni fa: pochi mesi per vivere. Simon è ancora vivo e spende tutti i soldi guadagnati in beneficenza

Vassilis Paleokostas, il delinquente imprendibile che diventa eroe nazionale

Rapinatore di banche, latitante, fugge due volte di galera in elicottero, dona i suoi soldi alle persone che incontra

Una vita in cammino: la donna che ha percorso 15mila chilometri in tre anni

Dalla Siberia al Deserto di Gobi, per spazi immensi e desolati. La storia strana di una donna quarantenne, svizzera, e con un’idea di divertimento originale