Blog di

di Massimo Nunzi

Aperitivo in Concerto stupisce per la ricchezza del cartellone 2012/13

Blog post del 10/07/2012

Da sempre questa manifestazione ha stupito il pubblico
per la ricchissima programmazione e
l'attenzione dedicata alla contemporaneità,
anche meno direttamente legata al grande filone del Jazz.

credit photo Peter Necessany

Anche nel 2012/13 ci presenta materia viva e pulsante,
frutto della continua fibrillazione creativa delle ali, (spesso)
più estreme della sperimentazione.

Oggi è difficile trovare un cartellone di questa portata
in Europa e Milano, deve essere fiera di questo percorso ricchissimo,
che permette di assaggiare pietanze musicali assolutamente inusuali.

La presentazione è estremamente esaustiva e permette di comprendere nel dettaglio la bontà del percorso segnato nei diversi mesi di programmazione.

Aperitivo in Concerto è di sicuro uno dei migliori Festival musicali del Mondo.

Nutrimento dell'intelligenza e proiezione verso l'innovazione.
 




Aperitivo in Concerto
stagione 2012-2013
Teatro Manzoni


12 concerti
28 ottobre – 3 marzo

 

“Aperitivo in Concerto” giunge alla sua ventottesima edizione e, come da sua tradizione, cerca nella complessità e nella molteplicità delle nuove musiche una chiave di lettura della nostra contemporaneità.
Il ventottesimo cartellone di “Aperitivo in Concerto”, in programma dal 28 ottobre 2012 al 3 marzo 2013 al Teatro Manzoni di Milano, è stato in larga parte dedicato a quell’afrocentrismo che ha caratterizzato gran parte della musica improvvisata afroamericana a partire dagli anni Sessanta. Un momento importante nella cultura del secolo scorso che, sin dai suoi albori, ha trovato, nella riscoperta di un antichissimo e lacerato continente, nuovi stimoli per la creatività, in Europa come nel Nuovo Mondo. Il Ventesimo secolo, in cui il jazz ha fatto da araldo e da battistrada per una riscoperta ed un riconoscimento della cultura africana, ha assistito alla dilagante influenza esercitata dalle molteplici tradizioni africane, soprattutto, ma non solo, in ogni ambito musicale. Al ricordo e alla ricostruzione nella memoria dell’originaria patria africana da parte di molti artisti africano-americani, si accompagnava anche la nascita di peculiari aggregazioni comunitarie, vere e proprie forme di tribalismo che non intendevano riproporre in ambito contemporaneo forme di relazioni e criteri identitari considerati arcaici, ma che si presentavano –in una società, come quella americana, ancora avvelenata dal razzismo e dilacerata dalle lotte per i diritti civili- come riformulazione creativa delle appartenenze con l’utilizzo di simbologie e tratti culturali avulsi dai contesti originari: si pensi all’Arkestra di Sun Ra o ai gruppi guidati da Miles Davis nel corso della sua “svolta elettrica” o, ancora, a formazioni musicali come The Pharaohs o The Pyramids, che nella rielaborazione del mito africano intendevo ritrovare un’originaria identità perduta (un tratto già presente, ad esempio, nella “jungle” evocata da Duke Ellington). Un periodo storico particolare e intenso, i cui effetti riverberberano fino ai nostri giorni, anche nelle nuove comunità identitarie formatesi nei molteplici incroci fra globalizzazione, dialogo interetnico e Internet.
Non a caso, “Aperitivo in Concerto” prende il suo avvio con due momenti particolarmente significativi: l'apertura, spettacolare e imponente, con lo straordinario e trascinante incontro fra una leggenda del jazz come il sassofonista Archie Shepp (28 ottobre) con il gruppo Dar Gnawa, storica e affascinante formazione di Tangeri che per antica tradizione rievoca la cultura degli schiavi neri in Nord Africa, e l'esibizione del sassofonista Idris Ackamoor (11 novembre), storico interprete californiano che, già negli anni Settanta, a capo di un complesso di grande valore come The Pyramids, ha saputo tracciare una via particolarmente spettacolare e coinvolgente nella riscoperta dell'Africa da parte del jazz e della tradizione afroamericana. Se il sassofono di Shepp (artista che già nel 1969 partecipava al Primo Festival Panafricano di Algeri, sottolineando anche ideologicamente il ritorno della cultura africana-americana alle sue origini, per troppo tempo neglette) s'infiamma di passione nella rilettura di un passato tradotto in termini d'esaltazione musicale, Ackamoor offre, con The Pyramids, nella sua prima esibizione italiana, un'appassionante performance in cui musica, teatro, memoria e rituale arcaico si fondono in uno spettacolo di fortissimo impatto.
Il celebre bassista Michael Henderson con la sua Electric Miles Band (18 novembre), per anni fra i più interessanti collaboratori di Miles Davis e presente in incisioni storiche come Agharta, Get Up With It, On The Corner, Tribute to Jack Johnson, Dark Margus, Pangæa, ci riporta proprio al brulicante universo davisiano degli anni Settanta. All’epoca, il leggendario trombettista operava la cosiddetta “svolta elettrica”, creando fenomenali gruppi musicali in cui jazz e musica popolare afroamericana si univano come frutto di quel tribalismo che era inscindibile parte della riscoperta delle radici africane. Henderson, a capo di un gruppo di cui fa parte anche Badal Roy, percussionista fra i grandi collaboratori di Davis, rilegge con intensa partecipazione quel periodo, musicale e culturale, di cui egli fu un esponente fra i più carismatici e significativi, capace di operare sia nel campo dell'improvvisazione che in quello delle tradizioni afroamericane più popolari.
E se di riscoperta dell'Africa e della sua cultura si tratta, uno strumentista d'importanza autenticamente storica come il trombettista Hugh Masekela, uno fra i più grandi ed acclamati artisti africani, impone la propria straordinaria presenza (25 novembre). Vera e propria leggenda del Sudafrica, Masekela è stato fin dagli anni Sessanta il più acclamato artista africano in esilio, reso viepiù celebre dalla sua straordinaria commistione fra tradizioni sudafricane e jazz e dalle sue instancabili lotte per la libertà del suo popolo. Oggi, Masekela sembra conoscere una seconda giovinezza e ancora porta nel mondo la voce unica e arcana di Mama Africa, esemplificando e rinsaldando i legami che uniscono il continente africano alla diaspora degli schiavi africani in America.
Così come Michael Henderson rievoca i proficui rapporti fra mondo dell'improvvisazione e cultura popolare afroamericana, così il trombettista, leader e arrangiatore Steven Bernstein (2 dicembre), con la sua eccezionale Millennial Territory Orchestra (di cui fanno parte solisti di grande rilievo come il violinista Charles Burnham, il contrabbassista Ben Perowsky, il sassofonista Peter Apfelbaum) ripercorre, con la collaborazione di un solista del calibro di Bernie Worrell alle tastiere, le pagine cinetiche e trascinanti di uno fra i massimi complessi musicali afroamericani a partire dagli anni Settanta, Sly & The Family Stone.
L'inarrivabile flautista Nicole Mitchell (16 dicembre) porta a Milano, invece, un'altra rilettura delle radici africane, rievocandone i riti arcani, i ritmi del corpo, le sofisticate elaborazioni timbriche, elementi posti al servizio di una formidabile compositrice che, pur nella complessità della sua opera, sa creare pagine affascinanti per la capacità di coinvolgere il pubblico in un incantatorio rituale collettivo che è anche pura danza, al contempo astratta e marcatamente fisica.
Il 20 gennaio vede inaugurarsi il 2013, al Teatro Manzoni, con un'affascinante prima mondiale, realizzata in collaborazione con il ben noto Punkt Festival, ben nota manifestazione musicale d'avanguardia che si tiene annualmente in Norvegia. Ancora una volta una piccola comunità di musicisti, una piccola tribù che si trova a fare i conti con l'eredità africana del jazz in un modo del tutto inconsueto: da un lato un gruppo di acclamati improvvisatori norvegesi, dall'altro uno fra i più grandi batteristi sulla scena mondiale, quell'Hamid Drake che da tempo ha saputo coniugare l'avanguardia afroamericana con la complessa e ramificata tradizione africana. Un connubio appassionante proprio per la sua apparente improbabilità: da un lato la piena coscienza storica della propria eredità etnica e della sua evoluzione nell’ambito della cultura afroamericana, dall’altro un’estetica che, decisamente ispirata al jazz, ha intrapreso un cammino intrinsecamente legato alla tradizione europea, sia colta che popolare, di stampo specificamente nordico. Può, dunque, trovare un terreno comune un incontro fra il patrimonio musicale d’estrazione africana-americana e il mondo inquieto delle brume e dei fiordi, di Nielsen e Sibelius, o, nel caso dei norvegesi Eivind Aarset (eccellente ed originale chitarrista, a lungo collaboratore di Ketil Bjornstad, Dhafer Youssef e Nils Petter Molvaer), Jan Bang ed Erik Honoré (maestri dell’elettronica, ideatori del Punkt Festival), Arve Henriksen (affascinante trombettista dalle magiche sonorità), di Grieg e Halvorsen? La risposta, nettamente affermativa, la offre proprio questo originalissimo ensemble, fatto di timbri e ritmi inusitati, di melodie dal sapore antico eppure modernissimo, di una modernità che coniuga strumenti dal linguaggio antico e tecnologie squisitamente contemporanee.
Qualsiasi improvvisatore che si avvicini al jazz sa di doversi misurare con il peso di molteplici tradizioni, a volte anche apparentemente lontane dalla propria. Così, l'eccellente clarinettista bengalese (ma trapiantato a Londra), Arun Ghosh (27 gennaio), ha voluto intraprendere un lungo viaggio musicale, dall'India all'Africa. Straordinario virtuoso, Ghosh rilegge la tradizione jazzistica con risultati di innegabile fascino, ricostruendo, attraverso la pratica jazzistica afroamericana, un percorso che è inconfondibilmente indo-europeo e che, negli echi della tradizione bengalese (fusi alla contemporaneità di un coacervo di materiali multietnici, tipico di chi proviene da un particolare e avanzato melting pot come quello londinese) trova accenti che echeggiano anche ben diversi contesti come quelli della cultura musicale zingara e della cultura musicale yiddish, quel klezmer cui Ghosh si affaccia alla fine di un itinerario prolungato e che ha nel jazz e nelle sue radici un vero e proprio passaporto per i lidi più lontani.
Il bassista, produttore e compositore Bill Laswell (3 febbraio), reduce da uno straordinario successo al Teatro Manzoni per la scorsa stagione di “Aperitivo in Concerto”, si spinge ancora più lontano nella sua rilettura delle radici della musica improvvisata. Grazie alla presenza di un tastierista geniale e fuori del comune come Bernie Worrell (figura storica della più sofisticata musica popolare afroamericana), egli le ricollega -in un contesto di vitale e trascinante coinvolgimento del pubblico- alla tradizione del funk e del soul, ma con la presenza del celebrato DJ Krush egli le sospinge ulteriormente fino all'hip hop e al trip hop orientali (Dj Krush, infatti, è considerato il padre dell'hip hop giapponese), in un percorso che evidenzia quanto la cultura africana-americana abbia saputo estendere la sua straordinaria influenza.
Dopo il ricordo di Sly & The Family Stone da parte di Steven Bernstein, ancora una teatrale ma profonda rimeditazione delle tradizioni afroamericane più sentite: la grande cantante Dee Alexander, una fra le più affermate e spettacolari vocalist sulla scena internazionale, torna al Teatro Manzoni (10 febbraio), dopo le acclamazioni riscosse per “Aperitivo in Concerto” con il suo recital dedicato a Jimi Hendrix, per presentare un suo personalissimo e folgorante tributo a James Brown e alla sua opera musicale. Una settimana dopo (17 febbraio), uno fra i più acclamati esponenti della nuova improvvisazione americana, il trombettista Taylor Ho Bynum, compie un'altra non meno stimolante reinterpretazione della tradizione popolare africana-americana, dedicandola ai lavori di una figura unica e carismatica come quella di Prince, compositore e interprete dal fascino e dall'originalità fuori del comune.
Conclude (3 marzo) l'edizione 2012-2013 della rassegna, quasi un sontuoso riassunto, in prima europea, il nuovo quintetto di Dave Douglas (con la partecipazione dell'eccezionale cantante Aoife O'Donovan e di un fenomenale quanto giovane contraltista come Jon Irabagon): un excursus complesso quanto spettacolare che sembra voler toccare più punti della storia della musica improvvisata, dalle ballate tradizionali alla nuova improvvisazione, dall'ironica rievocazione degli anni Trenta al post-bop al song. Un mosaico composito, mobilissimo, di profonda intelligenza e di non minore fascino, che per l'appunto, sembra voler racchiudere in sé il senso del cartellone di “Aperitivo in Concerto”: la testimonianza della ricchissima molteplicità linguistica dei nostri giorni e dei suoi più creativi interpreti.

Calendario

Domenica, 28 ottobre 2012 – ore 11.00
ARCHIE SHEPP & DAR GNAWA OF TANGER
PRIMA ITALIANA

Archie Shepp – sassofoni soprano e tenore, voce
Tom McClung - pianoforte
Wayne Dockery - contrabbasso
Hamid Drake - batteria
Maalem Abdellah El Gourd - voce, guembri
Abdeljabar El Gourd - carcabou, voce, danza
Khalid Rahhali - carcabou, voce, danza
Noureddine Touati - carcabou, voce, danza


Domenica, 11 novembre 2012 – ore 11.00
IDRIS ACKAMOOR & THE PYRAMIDS
PRIMA ITALIANA

Idris Ackamoor – sassofono contralto, danza, percussioni
Kimathi Asante – basso elettrico
Mark “Heshima” Williams – contrabbasso
Bradie Speller – percussioni
Kenneth Nash- batteria e percussioni


Domenica, 18 novembre 2012 ore 11.00
MICHAEL HENDERSON'S ELECTRIC MILES
PRIMA EUROPEA

Michael Henderson – basso elettrico
Sam Morrison – sassofoni
Adam Klipple – tastiere
Lenny Holmes – chitarra elettrica
James "Biscuit" Rouse – batteria
Badal Roy – tablas e percussioni

Domenica, 25 novembre 2012 –ore 11.00
HUGH MASEKELA SEXTET
Mama Afrika
PRIMA ITALIANA

Hugh Masekela – tromba, voce
Cameron Ward – chitarra elettrica
Randall Skippers - tastiere
Fana Zulu – contrabbasso, basso elettrico
Leeroy Souls - batteria
Francis Fuster – batteria e percussioni

Domenica, 2 dicembre 2012 – ore 11.00
STEVEN BERNSTEIN & MILLENIAL TERRITORY ORCHESTRA
STEVEN BERNSTEIN & MTO plays SLY with Bernie Worrell
PRIMA ITALIANA

Steven Bernstein, tromba, tromba a coulisse
Bernie Worrell – organo hammond B3
Dean Bowman - voce
Sandra St.Victor - voce
Curtis Fowlkes - trombone
Charlie Burnham - violino
Doug Wieselman – clarinetto, sassofono tenore
Peter Apfelbaum – sassofoni soprano e tenore
Erik Lawrence – sassofoni soprano e baritono
Matt Munisteri – chitarra, banjo
Ben Allison - contrabbasso
Ben Perowsky - batteria

Domenica, 16 dicembre 2012 – ore 11.00
NICOLE MITCHELL & BLACK EARTH ENSEMBLE
Mother Earth
PRIMA EUROPEA

Nicole Mitchell - flauti
Mankwe Ndosi - voce
Jason Palmer – tromba
Pasquale Mirra – vibrafono
Ballaké Sissoko – kora
Tomeka Reid - violoncello
Jean-Jaques Avenel – contrabbasso
Hamid Drake – batteria e percussioni

Domenica, 20 gennaio 2013, ore 11.00
PUNKT@THE MANZONI
featuring jan bang / erik honoré / arve henriksen / eivind aarset / hamid drake
PRIMA MONDIALE

Arne Henriksen - tromba
Eivind Aarset – chitarra
Jan Bang – electronics
Erik Honoré – eletronics
Hamid Drake - batteria e percussioni

Domenica, 27 gennaio 2013, ore 11.00
ARUN GHOSH HORN E BASS QUINTET
PRIMA ITALIANA

Arun Ghosh - clarinetto
Idris Rahman – sassofono tenore e clarinetto basso
Chris Williams – sassofono contralto e clarinetto basso
Liran Donin - contrabbasso
Rastko Rasic - batteria

Domenica, 3 febbraio 2013 – ore 11.00
BILL LASWELL, BERNIE WORRELL & DJ KRUSH
METHOD OF DEFIANCE - 5th Column
PRIMA ITALIANA

Bill Laswell, basso elettrico, electronics
Bernie Worrell, tastiere
DJ Krush, laptop, turntables

Domenica, 10 febbraio 2013 – ore 11.00
DEE ALEXANDER EVOLUTION ENSEMBLE
Tribute to James Brown

Dee Alexander - voce
Scott Hesse - chitarra elettrica
Tomeka Reid – violoncello
Junius Paul – contrabbasso, basso elettrico
Ernie Adams - batteria, percussioni

Domenica, 17 febbraio 2013, ore 11.00
TAYLOR HO BYNUM ENSEMBLE
Plays The Music of Prince
PRIMA EUROPEA

Taylor Ho Bynum - cornetta e arrangiamenti
Ingrid Laubrock – sassofoni soprano e tenore
Kyoko Kitamura – voce e tastiere
Abraham Gomez-Delgado – voce, chitarra elettrica, percussioni
Evan Patrick – chitarra elettrica
Nick Lloyd – tastiere
Stomu Takeishi – basso elettrico
Pheeroan akLaff - batteria


Domenica, 3 marzo 2013, ore 11.00
DAVE DOUGLAS QUINTET with AOIFE O’DONOVAN
PRIMA EUROPEA

Dave Douglas – tromba
Aoife O’Donovan - voce
Jon Irabagon – sassofono contralto
Matt Mitchell - pianoforte
Linda Oh - contrabbasso
Rudy Royston - batteri

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