Nel folle tentativo di realizzare una classifica fra i batteristi jazz italiani,
Roberto Gatto sarebbe di certo quello più titolato a reclamare il primo posto.
E' tale e tanta la qualità delle sue collaborazioni che sento che tutti,
musicisti e pubblico, voterebbero lui.
Nei Poll delle riviste specializzate è in permanenza al primo posto.
Non ha molto senso fare classifiche e io le ho sempre detestate.
Ma Roberto ha davvero quel qualcosa di diverso, quel quid in più
per figurare nei "Top Ranks" internazionali della batteria moderna.

 

Per esperienza posso affermare che il musicista in questione,
con il quale ho realizzato un mio disco, e numerosi concerti,
è a suo agio sia con la Big Band che con il piccolo gruppo.

 

 

In particolare ricordo che Chet Baker, con cui facemmo alcuni concerti insieme,
uno anche per la RAI, lo adorava e la cosa, che in sé non pare particolarmente strana,
lo diventa quando si scopre che il trombettista era noto
per aver cacciato nomi ben più altisonanti direttamente durante il concerto.
L'incredibile talento di Gatto consiste nella misura e nel controllo assoluto delle dinamiche.


Non suona mai forte e sviluppa trame ritmiche di grandissimo pregio,
contribuendo alla sostanza musicale del brano
senza mai traboccare dal suo ruolo che rimane spesso quello del "time keeper".

 

Ora che è nella piena maturità, Roberto fa i conti con il suo passato
e ritrova le origini stesse del suo stile che, nel tempo,
ha sviluppato caratteristiche originalissime.
E dedica ben due dischi proprio a Shelly Manne,
batterista attivo in studio e dal vivo dagli anni 40 agli anni 80, sulla West Coast.


Manne è un genio dimenticato e bene fa Roberto
a strutturare un percorso musicale di grande pregio, proprio in suo omaggio.
Lo fa con un quintetto che vede nelle sue fila alcuni "campioni" del jazz italiano
fra cui spiccano Max Ionata al tenore e Marco Tamburini alla tromba, con un roccioso
Luca Mannutza al piano e la cavata possente di Giuseppe Bassi.

 

Dopo tanta esperienza come sideman, da quando è leader Roberto ha iniziato
a comporre temi freschi e veloci, spesso colmi di ironia e guizzi di rimando
alle colonne sonore dei film degli anni 60 ed in particolare ispirati a Trovajoli e Piccioni.
Con il primo ha realizzato una riscrittura di "Rugantino" in chiave jazz.




Nel sentito omaggio al suo mentore, Gatto alterna brani conosciuti
a "standards" molto "battuti" dal batterista californiano.
Sarà con me in radio a "Jazz a Nota Libera" mercoledi 18 maggio
dalle 22 alle 24 a suonare dal vivo e a presentare "Remembering Shelly #1 e#2",
sulle frequenze di "Teleradiostereo" in streaming su www.teleradiostereo.it o,
per chi vive nel centro Italia, su 92,7 in Fm.
 

La fanfara frenetica
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