Blog di

di Massimo Nunzi

Se ti dico "Miles Davis" che cosa ti viene in mente? Luciano Vanni e Jazzit lo hanno chiesto ai jazzisti italiani.

Blog post del 19/07/2011



Jazzit
è una delle più belle riviste di Jazz al Mondo.

La crea insieme alla moglie e ad un manipolio di talentosi scrittori di musica,
un ragazzo giovane e pieno di entusiasmo, Luciano Vanni.

Luciano ha una conoscenza enciclopedica del Jazz e ottimi rapporti con i musicisti
che lo stimano e lo amano molto.
Scrive di molte altre cose compreso il turismo di qualità e realizza anche altre riviste
di grande pregio come:
Turismo Culturale e cataloghi fotografici e d'Arte.



Maggiori informazioni su www.vannieditore.com

Vanni non esclude a nessuno l'accesso alla sua rivista
e recensisce con professionalità e grande competenza
tutto il materiale che gli viene proposto.


In più Luciano, assecondato e sostenuto dalla moglie,
lotta con forza e passione, per portare alla luce tutte le gemme
che la rapidissima evoluzione del jazz ha spesso trascurato
e fatto cadere nel dimenticatoio.

Nei suoi articoli troverete il profilo di artisti poco conosciuti,
magari morti troppo presto o superati dagli eventi.
Questo lavoro si affianca a quello sui grandi Maestri.





Jazzit ha come punto di forza la bellissima grafica.

Foto rare, mai viste in molti casi, arricchiscono
un design da rivista patinata (in senso positivo) di altissima qualità,
realizzata  con una carta molto pregiata.

 

Consiglio a chiunque sia curioso del Jazz di leggerla e di certo vì troverà quel che cerca.
La rivista è la vita di Luciano.

Vi giro questo divertente pezzo che Luciano ha messo insieme
in occasione della cover story di JAZZIT 65 (luglio/agosto 2011)
dedicata a Miles Davis chiedendo a tutti i musicisti italiani
che è riuscito a mettere insieme, la seguente domanda:

I– Se ti dico "Miles Davis" che cosa ti viene in mente?
Che cosa ti ha dato e che cosa continua a darti l'ascolto della sua musica?


http://www.jazzit.it/evento.html?ID_evento=1838&ID_cat=41

Ne metto alcune soltanto.

Le altre cento le troverete sul bel sito della rivista di Vanni.

http://www.jazzit.it/
 

Buon divertimento con Jazzit!

 

Luca Aquino (tromba e flicorno)
«Ascoltavo gli AC/DC e una tromba sola, quella di Miles. Poi Chet.
Se non avessi incontrato quel suono avrei dedicato la mia vita ai numeri e avrei chiamato il mio cane Wynton»

 

Stefano Bagnoli (batteria)
«Miles è l'oceano: si infrange si scatena si rinnova, ti stupisce ti angoscia ti tempra ed è sempre lì per l'eternità»

 

Luca Begonia (trombone)
«La sensazione di quanto lo spazio non sia necessariamente sinonimo di vuoto»

 

Rosario Bonaccorso (contrabbasso)
«Avevo ventidue anni: non sapevo che cosa fosse il jazz, suonavo il contrabbasso da pochi giorni,
non sapevo che cosa fosse il contrabbasso. Una notte qualcuno mi ha fatto ascoltare Miles,
era quel famoso LP "My Funny Valentine".
Da quel momento mi sono illuminato di un Immenso che ancora oggi non so che cosa sia,
ma so che vale la pena cercarlo»

 

Fabrizio Bosso (tromba e flicorno)
«Profondità e leggerezza, lo spessore delle pause e un suono che penetra.
Miles è un grande genio che ancora oggi sa di moderno»

 

Tullio De Piscopo (batteria)
«Miles Davis nel 1964... con il suo nuovo gruppo… mi ha sconvolto la vita»

 

Maria Pia De Vito (voce)
«Dice Jodorowsky: "Il camaleonte, per conoscere il proprio vero colore, deve confrontarsi col vuoto".
Eccolo, Miles: nel "vuoto" delle pause, nelle melodie rese astratte, porose,
non ha mai smesso di cercarsi. Qualche volta si è attardato in terreni poco fertili.
Può accadere. Ciò che conta per me, di lui, è la scelta, indomabile, di non fermarsi»

Giovanni Falzone (tromba e flicorno)
«Mi viene in mente il musicista più carismatico e camaleontico che il jazz abbia mai concepito.
Credo che senza Miles Davis il jazz non sarebbe stato così ricco di mistero.
Ascoltare il suo suono, la sua perfetta sintesi, è per me una necessità costante che mi conduce,
tutte le volte, verso i luoghi più profondi dell'anima»

 

Alfredo Ponissi (sax tenore e sax soprano)
«Racconto come incontrai Miles nel marzo del 1981 a New York. In quel periodo
Miles era da tempo lontano dalle scene. Una sera ero con mia moglie,
la sassofonista Susanna Gramaglia, in un club ad ascoltare Johnny Griffin.
Verso la fine del primo set arriva un "misterioso" individuo avvolto in un impermeabile scuro, seguito da due bodyguard.
Il tizio, alla fine di un assolo, si avvicina a Griffin e dopo un attimo di stupore sul volto del sassofonista i due si abbracciano.
Poco dopo Griffin annuncia Miles Davis ai presenti. Così ci avvicinammo e ci presentammo a Miles come suoi grandi fan.
Fu molto gentile e cordiale, si fece fotografare e rispose persino alla domanda del perché non suonasse più in giro.
"Mi fanno male le braccia" disse, "non posso alzare la tromba". Di lì a poco invece tornò sulle scene con "The Man With The Horn".

 

Enrico Rava (tromba)
«Miles non solo ha arricchito la vita di una sterminata platea di fan. Ha cambiato la mia in modo definitivo e le ha dato un senso»


Massimo Nunzi (tromba e direzione orchestrale)

«Per gli amici trombettisti: "Smettere di imitare Miles”? Io l'ho fatto migliaia di volte!»

 

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