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di Beniamino Andrea Piccone

Baroni e professori, come reagire al disastro dell’università italiana: speak out, stand up

Blog post del 12/06/2012
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L’altro giorno una mia attenta studentessa mi scrive una mail che parte così: “Buon giorno, scusi se la disturbo nuovamente, ma la contatto per chiederle un parere...”. Ma quale disturbo - sbotto tra me e me in treno col blackberry in mano - e subito dopo le rispondo d’impeto, così: “Lei e gli altri studenti in generale dovete mettervi in testa - dalle sue parole vedo che non è ancora chiaro - che non disturba affatto. E’ lo studente che non approfondisce (studiare=scavare, copyright C.A. Ciampi), non si appassiona, che disturba il professore".

 Siamo nella stessa situazione del magistrato che si dà da fare. Gli romperanno sempre le palle. Al pm nullafacente nessuno intenterà mai procedimenti davanti al CSM per incompatibilità ambientale. Solo tardivamente è stato messo a riposo il giudice di Gela che ha impiegato 8 anni per redigere le motivazioni della sentenza (intanto i mafiosi erano fuori per decorrenza dei termini).

 Lo studente deve pretendere, esigere, confrontarsi con i prof, altrimenti si iscrive al Cepu o alla pessime università telematiche italiote.

 Invece cosa succede. Siccome l'università costa poco, lo studente non pretende perchè "tanto con quello che pago, cosa vuoi pretendere?".

 E’ un modello completamente sbagliato. Uno studente dovrebbe votare con i piedi, ossia cambiare università se quella vicino a casa è piena di professori senza senso, non motivati, distanti anni luce da una didattica di qualità.

 Lo studente dovrebbe seguire le indicazioni di Luigi Zingales: “Speak out, stand up (tratto da Strauss-Kahn e il primato dei più deboli, Il Sole 24 Ore), Le regioni d'Europa in cui il principio di obbedienza all'autorità è uno dei primi valori insegnati crescono meno”

Bisogna farsi sentire, scrivere lettere ai Dipartimenti, ai giornali sui malfunzionamenti, sui prof. che non sanno fare il loro mestiere (e sarebbero "unfit" anche per le scuole superiori).
Bisogna far sentire il fiato sul collo alle istituzioni pubbliche, come mi ha insegnato Valerio Onida, Presidente di Città Costituzione

Invece vedo troppa timidezza. Se un prof. insegna male, non viene ai ricevimenti, non è disponibile, non risponde alle mail, lo si deve segnalare. Troppo spirito reverenziale. Troppo timore.

Riprendiamo Franco Modigliani, economista di vaglia nonchè Premio Nobel. Nel suo libro Avventure di un economista (Laterza, 1999) racconta episodi emblematici:
“Arrivato negli States mi fu subito evidente come il sistema universitario fosse più umano ed efficiente rispetto alla insopportabile impersonalità delle università italiane: pochi baroni che insegnavano a masse di studenti sconosciuti, attorniati da piccole folle di petulanti e servili assistenti. Il cameratismo e l’amicizia che spesso nascono tra professori e studenti è una delle caratteristiche dell’insegnamento superiore degli Stati Uniti e una delle ragioni del suo indubbio successo”.

“Nel 1955 tornai in Italia come lettore. La mia impressione negativa fu fortissima. Avevo scordato quanto profonde fossero le differenze fra il sistema di educazione universitario negli Stati Uniti e in Italia. Il sistema italiano era una struttura a tre caste, in cui i pochi, e per la maggior parte anziani professori, occupavano la casta superiore, immediatamente inferiore a Dio, mentre un gruppo consistente di speranzosi e servili assistenti rappresentava la seconda casta, lo strato intermedio, e gli studenti, dei quali nessuno si occupava, costituiscono la base della piramide”. Ci chiediamo se sia cambiato qualcosa dal 1955 ad oggi.

“Il Rettore dell’Università di Roma mi definì, mentre ero già full professor, un “giovine promettente”.

Modigliani racconta anche un altro episodio. In occasione di un convegno di economisti a Washington, il professor Corrado Gini – famosissimo statistico, inventore dell’indice di Gini sulla concentrazione del reddito e della ricchezza – tirò fuori l’orologio dal taschino e chiese a Modigliani: “Senta, ieri mi si è rotto l’orologio, me lo potrebbe far accomodare, per cortesia, e poi me lo fa recapitare in albergo?”. Modigliani rispose che la richiesta avrebbe dovuto farla al garzone della portineria dell’albergo. “Così si saggiava di che pasta eri fatto. Quanto eri in grado di subire pur di accattivarti la benevolenza del capo. Questa è una delle origini profonde della crisi italiana. Perchè una classe dirigente che è stata selezionata in base alla sua capacità di subire umiliazioni, di non avere amor proprio, è quella che non è in grado di guidare l’Italia”.

In relazione al rapporto con gli studenti, Modigliani ricorda: “Negli Stati Uniti professori e studenti hanno sempre ragionato insieme, mangiato insieme, vissuto negli stessi luoghi. Ricordo il silenzio assoluto degli studenti mentre facevo lezione a Roma. A un certo punto mi spazientii e dissi loro: “Ma insomma, non avete proprio niente da criticare delle cose che sto dicendo?”.

Spesso dico ai miei studenti: “Fate domande, cercate di capire veramente le cose. Io non ho delle verità rivelate, pongo delle domande, ma non ho delle risposte certe; l’economia non è una scienza esatta”.

Federico Caffè

Il Maestro di Mario Draghi, l’economista Federico Caffè – vedasi post Omaggio a Federico Caffé, era solito dire: “Un professore non è un conferenziere, non parla occasionalmente a degli sconosciuti che con tutta probabilità non rivedrà più. Un professore dialoga con gli studenti dei quali conosce spesso tutto o quasi tutto: problemi e speranze, capacità e lacune, ansie e incertezze. Li assiste nei loro bisogni. Li segue lungo una strada che può finire il giorno dell'esame ma che può anche andare avanti fino a quello della laurea e oltre”.

Cari studenti, guardate La Meglio Gioventù (1993) di Marco Tullio Giordana e fatevi due risate – amare.

Segnalo il passaggio utile. Si tratta della fine di un esame di medicina. Il dialogo tra il “barone universitario” e Luigi Lo Cascio è memorabile . Cliccate qui per il link a youtube, veramente, fermatevi un attimo, andate a vederlo, ne vale la pena. Ecco la trascrizione.

Prof.: “Lei promette bene, le dicevo, voglio darle un consiglio. Lei ha delle ambizioni? Allora lasci l’Italia finchè è in tempo. Cosa vuol fare? Il chirurgo? Qualsiasi cosa decida, vada a Londra, Parigi, in America se ne ha la possibilità, ma vada via, lasci questo Paese, finchè è in tempo. L’Italia è un paese bello e inutile, destinato a morire. Qui rimane tutto immobile, in mano ai dinosauri. Dia retta, vada via”.

Studente (Lo Cascio): “Ma lei Prof. perchè non va via”?

Prof.: “Perchè io sono uno dei dinosauri da distruggere”. 

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COMMENTI /

Ritratto di Cosimo
Mar, 12/06/2012 - 16:52
Cosimo
Un mio collega anziano e acuto, che sosteneva il nostro essere un mestiere per la bellezza dei suoi empiti artigianali, diceva: la differenza tra noi e gli studenti è che noi siamo soltanto un capitolo avanti. E' una questione di esperienza (che è forte in quanto condivisa e non dogmatica), qui ci si ostina troppo con pennacchi da operetta e prassi da tardo feudalesimo. I meteoriti arriveranno anche qui.
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Ritratto di Anna
Gio, 25/10/2012 - 12:07
Anna
Da straniera (anche se cittadina italiana però ho sempre vissuto all'estero perché mi padre è australiano) che studia in un'università italiana: l'università italiana è fatta per gli italiani e mi spiego meglio: magari in Italia la reverenza al barone, che sia questo un professore universitario, che sia un politico, che sia non so chi mi sa che è una cosa che vieni insegnata da piccoli. Io cerco di trattare il professore come un professionista che è pagato per prestarmi un servizio: insegnarmi qualcosa per poi valutarmi educatamente come un qualunque professionista. Quel che effettivamente vedo è una mancanza di rispetto ed educazione dei professori verso gli studenti che vengono trattati come dei cretini che devono subire le crisi di narcisismo dei professori. Ai professori non interessa se sei uno da 18 o uno da 30 sei comunque uno che sta li a dare fastidio a quello che vorrebbe fare qualcos'altro. Conosco ragazzi che sono dei geni e che in una qualunque università di questo mondo sarebbero trattati come un gioiello ma che qua sono anonimi. Molti dei miei compagni potrebbero pure avere dei voti migliori ma presi dal panico perché al momento dell'esame non resistono alla pressione di un professore che se diverte ad umiliare il povero malcapitato di turno che preso dall'ansia non riesce manco a dire il nome e quindi pur di liberarsene di tale ignorante prendono il 18 molto volentieri. Conosco professori irreperibili, che insegnano pessimamente, che ci leggono gli slide e purtroppo i bravi sono delle eccezioni. Una volta ho visto un professore che aveva due ospiti con se chiedere al tirocinante: che mi prepari 2 caffè, come se fossero al bar... rimasi basita, i miei compagni un po' meno, ma come ho scritto prima l'università italiana è fatta per gli italiani. Appena finita la triennale con tanto di tirocinio rigorosamente fatto fuori dall'università torno in Australia per dare prosseguimento agli studi perché oramai odio l'università tanto che non voglio nemmeno partecipare alla cerimonia di consegna della laurea, prenderò il diploma in segreteria. Io dico a tutti gli studenti che purtroppo devono laurearsi in Italia: lasciate perdere il 30 e lode, imparate le lingue (almeno 2) mentre studiate e andate via dall'Italia....
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