Einstein, Einaudi, Obama e la fame di futuro

Beniamino Andrea Piccone

Quest’anno alla prima lezione all’Università degli Studi di Bergamo di Storia dell’Unione Europea, ho portato con me Da Livorno al Quirinale (Il Mulino, 2010), intervista di Arrigo Levi a Carlo Azeglio Ciampi

Ho aperto a pagina 121 e ho iniziato a leggere: "Studiare come un forsennato vuol dire scavare problemi, capirli, non mandare meccanicamente a mente nozioni".
All’inizio gli studenti mi guardavano come un alieno, un extraterrestre. Un prof. che parla senza microfono, a braccio, non sulla cattedra, in maniera informale e molto poco frontale. Niente slide degli anni ’70, o lavagna luminosa.

Ho osservato con attenzione i volti sbigottiti degli studenti e ho toccato con mano la disillusione, la stanchezza, la pigrizia, la mancanza di ambizione, di determinazione.

Manca la fame di futuro, il desiderio di giocarsi il proprio destino.

Proprio in quel momento, ho tirato fuori dallo zaino un intervento di Barack Obama in occasione dell’apertura dell’anno scolastico 2009: “Questo è quello che voglio sottolineare oggi: la responsabilità di ciascuno di voi nella vostra educazione. Parto da quella che avete nei confronti di voi stessi. Ognuno sa far bene qualcosa, ha qualcosa da offrire. Avete la responsabilità di scoprirlo...Che cosa farete della vostra possibilità di ricevere un’istruzione deciderà il futuro di questo Paese, nulla di meno. Ciò che oggi imparate a scuola a scuola domani sarà decisivo per decidere se noi come nazione sapremo raccogliere le sfide che ci riserva il futuro...Nessuno è nato capace di fare le cose, si impara sgobbando...Quindi da voi quest'anno mi aspetto serietà”.

Ieri Mario Calabresi direttore della Stampa ha scritto un pezzo fantastico – Se la crisi cancella una generazione - sulla fame di futuro.

Il passaggio interessante è il seguente: “Viviamo di nostalgia del passato, un passato spesso idealizzato e totalmente riscritto nella nostra memoria, mentre avremmo bisogno di un’operazione radicale che torni a inserire nelle nostre teste il sentimento opposto: la nostalgia del futuro, la fame di futuro.

Da parte mia, immerso nelle letture del Governatore Paolo Baffi (1975-1979), ho ripescato una citazione di Luigi Einaudi - storico Presidente della Repubblica e Governatore di Banca d’Italia - tratta da una relazione di Mario Talamona – L’eredità di Baffi economista (Roma, 11 maggio 1991):

<Nessuna conquista è mai definitiva. Non esiste un modo per garantire la libertà spirituale e politica od economica dell’uomo; perchè la vita è conquista perenne ed ogni giorno si perdono i valori antichi e se ne devono conquistare di nuovi>



Albert Einstein
 Ho trovato delle forti similitudini tra Einaudi e il pensiero di Albert Einstein («Il mondo come io lo vedo») citato da Calabresi: «Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose...È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito . È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla».

Sveglia, ragazzi. Sta in noi (Carlo Azeglio Ciampi, cit.). 

: Einaudi / Einstein / Obama

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