Il Ministro Giarda e la (non) spending review. Continuiamo così, facciamoci del male!

Andrea Tavecchio

L'intervista al Ministro Piero Giarda apparsa oggi su La Stampa è la fine delle illusioni sulla volontà del Governo Monti di operare una seria spending review.

Dall'intervista abbiamo capito che cercheranno di intervenire sulla spese delle fotocopie e delle matite mentre non toccheranno, ad esempio, le mostruose differenze regionali nei costi della sanità concludendo il lavoro sui costi standard che ha impegnato la prima parte di questa legislatura.

Sembra anche di capire che non cercheranno di stoppare la costante violazione delle amministrazioni locali dell'art 119 della Costituzione dove prevede che Comuni, Regioni e Città "Possono ricorrere all'indebitamento solo per finanziare spese di investimento. E' esclusa ogni garanzia dello stato sui prestiti dagli stessi contratti". Quindi se città come Catania, solo per esempio, saltano si paga con la fiscalità generale. 

Sembra di capire che non ci sarà nemmeno una revisione delle agevolazioni alle Regioni a statuto speciale ne dei 50 miliardi che vanno da Nord a Sud come ricorda Luca Ricolfi nel suo "Sacco del Nord". Sembra escluso anche si possa intervenire sulla digitalizzazione dei dati, il cosidetto open data, che sta dando risultati straordinari sull'efficienza e trasparenza della Pubblica Amministrazione dove applicato. 

Come leggerete qui sotto abbiamo anche poche speranze sul taglio nei contributi all'editoria (120 milioni di euro l'anno). Questo per non parlare di argomenti dal sapore un po’ leghista come i 27.000 forestali calabresi contro i 70 friulani o, per dire una cattiveria, i rimborsi elettorali a piè di lista ai partiti. 

Continuiamo così, facciamoci del male!

twitter @actavecchio

 

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Giarda: i risparmi, a oggi, bastano appena a non peggiorare i conti
CARLO BERTINI per La Stampa
ROMA
Dalla spending review non c’è da attendersi nessun tesoretto da destinare a una riduzione delle tasse, ma una razionalizzazione degli apparati dello Stato per non far crescere la spesa, raggiungere l’obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013 e mantenerlo negli anni a venire».

A tre settimane dalla consegna a Mario Monti della prima relazione sullo stato dell’arte, dal suo studio che affaccia su Palazzo Chigi, il professor Piero Giarda ridimensiona le attese di quanti invocano sforbiciate di spesa capaci di produrre subito una manciata di miliardi.

Ministro Giarda, dopo le manovre fiscali, il paese si aspetta che venga tagliata la spesa per recuperare risorse mirate a diminuire le tasse. È una pia illusione?

«E’ vero, quasi ogni giorno escono sollecitazioni affinché il governo, dopo avere aumentato le tasse, riduca la spesa pubblica per garantire gli obiettivi sul pareggio di bilancio e per consentire, allo stesso tempo, di ridurre le tasse. Ma finora il governo non ha annunciato progetti di riduzione della spesa».

E perché scusi?

«Questo perché i tagli varati nei passati tre anni, ancora prima dell’intervento sulle pensioni, sono stati molto significativi e dovrebbero esercitare i loro effetti proprio nel 2012 e 2013. Gli interventi sulla spesa hanno riguardato il blocco degli stipendi pubblici, il blocco parziale delle nuove assunzioni, la riduzione della spesa sanitaria, il taglio delle spese per acquisto di beni e servizi e anche la cancellazione o la drastica riduzione di programmi di finanziamento di enti e soggetti esterni alla pubblica amministrazione. Come risultato, il totale della spesa pubblica dal 2009 al 2013 si presenta costante, circa 727 miliardi di euro al netto degli interessi, un fatto che non ha precedenti nella storia della Repubblica che, al contrario, si è caratterizzata sempre per aumenti da un anno all’altro».

Quindi ormai è stato tagliato tutto quello che si poteva?

«Mantenendo inalterato il confine attuale tra servizi pubblici e privati, si può razionalizzare con tagli o riduzioni della spesa riferite alle amministrazioni centrali, di regioni ed enti locali. Ma nelle quotidiane sollecitazioni, anche autorevoli, vengono proposti scenari di maggior rigore. In questa visione, si procede smontando o chiudendo in parte i programmi di spesa esistenti: meno scuole statali, più carceri private, più sanità privata, meno polizia di Stato e più vigilantes, fine dei sussidi al cinema, ai giornali e alla lirica, chiusura dei parchi regionali e così via. E’ questo l’approccio dei profeti della spesa pubblica del primo tipo».

Lei si iscrive invece nella categoria dei profeti di secondo tipo?

«Andiamo con ordine. Il governo ha invece annunciato un programma di spending review diretto a due obiettivi. Il primo, di rendere effettivi i tagli agli stanziamenti di bilancio per acquisto di beni e servizi attuati con le manovre degli anni precedenti. Che, per la loro entità e magari per l’aspettativa di vincoli di bilancio meno stringenti, molte amministrazioni centrali e periferiche non stanno rispettando: è questo il vero motivo per cui si stanno indebitando. Il secondo, di indurre le amministrazioni centrali a rendere economica la gestione dei servizi pubblici, perseguendo l’efficienza della produzione e l’economicità degli acquisti. Poiché gran parte dei servizi della amministrazione centrale sono ad alta intensità di lavoro e poiché non ci sono soldi per finanziare le innovazioni di processo che sarebbero necessarie, il riaggiustamento della spesa pubblica richiede di razionalizzare le condizioni di offerta dei servizi pubblici sul territorio (dalla scuola ai penitenziari); di considerare l’impiego di personale negli uffici dei ministeri e di assicurare che l’energia, la benzina, le matite e i fucili siano acquistati a prezzi minimi di mercato».

Interventi che portano benefici solo sul lungo periodo...

«Chiudere i centri di produzione periferica e svuotare gli uffici pubblici richiederebbe in primo luogo di licenziare immediatamente un certo numero di dipendenti, e qeusto non so se lo Stato può farlo. Oppure, e questo è invece ciò che auspico, si tratterebbe di gestire nei prossimi 6 anni, quindi nell’ultimo scorcio della attuale legislatura e in tutta la prossima, i cambiamenti di processo, il turnover dei dipendenti, la chiusura di una quota significativa delle “fabbriche”: scuole, università, prefetture, galere, caserme, uffici del lavoro e della motorizzazione, eccetera. Che, distribuite sul territorio nazionale, provvedono all’attuale fornitura di servizi pubblici. Insomma una visione costruita su un programma pluriennale, con obiettivi precisi, diretta a razionalizzare l’offerta di beni e servizi pubblici, eliminando sprechi e inefficienze Il risultato di scelte consapevoli delle amministrazioni interessate, sostenute dalla mano del governo. E’ questo l’approccio dei profeti della spesa pubblica della seconda specie».

Ma come si può fare per risparmiare subito una quota di spese da impiegare nella crescita o per diminuire la pressione fiscale? Si era parlato di 4-5 miliardi recuperabili dalla spending review...

«Quelli che ho descritto sono progetti diversi tra loro, ma uno non esclude l’altro. Il primo comporta lo scardinamento della “way of life” del settore pubblico italiano e idealmente non ci sono limiti a quanto del pubblico può essere smontato. Il governo per ora ha scelto un progetto diverso più definito, con costi e conseguenze non credo banali sull’organizzazione della vita pubblica. Insomma, i profeti della prima specie che invocano tagli immediati dicano quali servizi pubblici vorrebbero smontare e trasferire al mercato».
 

 

Comments

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
14 April 2012 - 13:44

@ ProAssange-InsideJob

Una lista di stupidaggini davvero notevole.
Ne seleziono solo la migliore: "Basterebbe copiare il modello Lombardia e saremmo davanti alla Germania come sistema produttivo."
Il modello Lombardia è un modello basato sulle tangenti a CL e sull'evasioni fiscale, magari non se ne è accorto. (disclaimer: sono nato, cresciuto, vivo e lavoro in Lombardia).
Saluti.

@Andrea B.

Io voglio soldi meglio spesi, non meno spesa.
Senza spesa da questa crisi non si esce. E' la base della teoria economica. E pure dell'evidenza:
http://www.gustavopiga.it/2012/quando-draghi-scende-a-cosenza-e-risolve-...

Purtroppo questo è un concetto troppo difficile per quei decerebrati che blaterano di spesa senza nemmeno sapere ci cosa parlando...

Andrea B.'s picture
Inviato da: Andrea B.
13 April 2012 - 17:36

@jamesnach e noismi

Vi va bene così la spesa pubblica ?
Allora zitti e continuate a pagare, felici e beoti, le tasse come bravi e devoti servi della gleba ...

ProAssange-InsideJob's picture
Inviato da: ProAssange-InsideJob
11 April 2012 - 13:20

@jamesnach
Sono schiocchezze.
Chiunque Lei sia dice delle schiocchezze.
Del FT e delle lobby che lo governano e che ci condannano ad una crisi REALE per
la follia predatoria e criminale dell' establishment finanziario globale me ne fotto.
La razionalizzazione del sistema Italia non prevede tagli a Sanità e Scuola.
Anzi dovrebbe prevedere un rafforzamento di questi settori.
La DURA, dolorosa (in termini di gente che dovrebbe rimanere a casa dal lavoro) riorganizzazione deve essere a carico del sistema gestionale burocratico.
L' Italia dei passacarte assunti per creare correnti di partito va licenziata.
In Italia abbiamo 5 volte gli avvocati di Francia e 6 volte quelli della Germania.
Abbiamo la Macro_Regione piu' produttiva d' Europa (Lombardia,Veneto,Emilia) che mantiene
le regioni piu' parassite d' Europa (Campania,Calabria,Sicilia).
Basterebbe copiare (in termini di numero di addetti e di gestione organizzativa(ì) il modello Lombardia e saremmo davanti alla Germania come sistema produttivo.
Con la possibilità di abbassare le tasse per favorire investimenti che consentano di attivare lo sviluppo di cui c' è bisogno per assumere i giovani "non lottizzati".
In base a competenze e capacità.
Non in base al fatto che si deve "creare un posto di lavoro".
Come dicevo questa è la realtà.
La FUFFA la lascio volentieri ad altri.

jamesnach's picture
Inviato da: jamesnach
11 April 2012 - 09:33

Bè, vedo che il mio intervento ha generato parecchio dibattito...

Un paio di cose:

1) cos'è la spending review e cosa dice il FT (mica Lotta Comunista), spiegato da Piga:
http://www.gustavopiga.it/2012/unica-carta-da-giocarsi/

2) al signorino che mi accusa, a turno, di essere un "dipendente pubblico" (come se la cosa fosse un crimine...) e di "andare a studiare", comunico le seguenti:
- ho sempre lavorato nel privato
- ho laurea (quinquennale) in Ingegneria e un MBA

Saluti,
JN

ProAssange-InsideJob's picture
Inviato da: ProAssange-InsideJob
11 April 2012 - 08:42

Sento qui interventi "fuori luogo" che sembrano appena usciti dal "bar della briscola".
Siamo nel 2012.Chiunque voglia parlare CON COMPETENZA di spending review,di gestione della macchina statale in Italia,di questione Settentrionale,etc farebbe bene a documentarsi sulla
base di dati NUMERICI.
Prerequisito per capire di cosa parliamo mi sembra un classico (ormai) sul tema scritto
da un professore del Politecnico di Torino, tal Luca Ricolfi.SI chiama "Il sacco del Nord".
Parlare a vanvera su temi cosi' delicati sarà piu' difficile dopo la lettura di qualcosa che sviluppa argomentazioni scientifiche sul tema.

andrea61's picture
Inviato da: andrea61
11 April 2012 - 07:08

La spesa sanitaria per acquisti di beni e servizi ( nulla a che vedere col personale) é cresciuta del 50% negli ultimi 5 anni. Piú in generale se la PA acquistasse i beni e i servizi su una piattaforma nazionale risparmierebbe circa 2 punti di PIL, ovvero oltre 35 miliardi di euro, i contributi all'industria a fondo perduto che non hanno mai generato un solo posto di lavoro ma solo ruberie e truffe valgono altri 40 miliardi. 75 miliardimche finiscono nellemtasche di imprenditori furbacchioni e che alimentano immensi giri di tangenti.
E con queste cifre dobbiamo ancora ascoltare i deliri di chi difende la spesa pubblica improduttiva e clientelare come modello di coesione sociale ?

Floating Leaf's picture
Inviato da: Floating Leaf
10 April 2012 - 20:17

@ noismi
E a che cosa dovrebbe servire la spending review se non ha stabilire quale siano gli apparati pubblici in sovranumero? O vogliamo sostenere che in questo paese non ci sia un problema di eccessiva spesa pubblica? Dall'intervista al ministro Giarda si capisce che faranno la spending review per tagliare su cancelleria e poco altro. Auguri

noismi's picture
Inviato da: noismi
10 April 2012 - 14:10

Gira gira sempre lì si vuole andare: occorre licenziare nel pubblico impiego, non selettivamente ma in massa. Tanto i dipendenti pubblici nel migliore dei casi fanno un lavoro inutile. La peggior vulgata liberaloide ha ormai preso il sopravvento, é caccia alle streghe. A quando una stella gialla o verde o rosa o nera, al braccio dei dipendenti pubblici? A quando locali in cui é vietato loro l'ingresso? Linkiesta sa proporre "come" licenziare in modo selettivo o si accontenta di suonare la grancassa di chi vuole vedere il sangue scorrere? Stime attendibili (forse) ci dicono che nelle condizioni in cui é l'Italia occorrerebbe licenziare 300 o 400.000 dip.pubb., ammettiamolo, come si procede? A caso, con la tombola? Forza, fuori le idee se le avete, sennò state zitti che é meglio!

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
10 April 2012 - 12:14

Leggi bene jamesnach: "Questo perché i tagli varati nei passati tre anni, ancora prima dell’intervento sulle pensioni, sono stati molto significativi [...] Come risultato, il totale della spesa pubblica dal 2009 al 2013 si presenta costante, circa 727 miliardi di euro al netto degli interessi

I famosi tagli non sono altro che blocchi (o "tagli") a previsti AUMENTI di spesa. Cerchiamo bene di capire come e cosa si è tagliato. Si sono tagliati i previsti aumenti di spesa (che avrebbero comportato o più tasse rispetto ad ora, o più debito). E soprattutto, come storicamente avvenuto e come lo stesso Giarda sottolinea nel report da lui prodotto a Maggio 2011 (un report che cozza vistosamente rispetto a questa intervista, si vede che l'aria di Palazzo Chigi fa questi effetti), i tagli sono stati principalmente effettuati in Conto Capitale, che è voce minimamente predominante all'interno della spesa pubblica e che è l'unica che può agire a mo' di stimolo (all'italiana) all'economia. Spesa corrente intatta.

Se veramente siete tra quelli che pensate che non si può più tagliare la nostra fantastica e produttivissima spesa pubblica, BEH, non venite a lamentarvi per le tasse che pagate, ve le meritate tutte (e forse anche di più)..

Pier Doloni Franzusi's picture
Inviato da: Pier Doloni Franzusi
10 April 2012 - 11:38

???
Jamesnach, ma parli seriamente?
Giarda parla solo in politichese e ci dice che non ci saranno tagli sostanziali alle spese, punto.
Buttiamo miliardi in tasse per servizi non all'altezza, la spesa pubblica e' cresciuta esponenzialmente negli ultimi 20 anni minimo e e si continua con la scusa dei servizi essenziali da tagliare?

Ma dico, un minimo di benchmark con gli altri Paesi no? Vogliamo vedere cosa spendono Svizzera, Germania, Danimarca, Svezia etc e che tipo di servizi hanno indietro? Ci facciamo raccontare qualunque cosa?

jamesnach's picture
Inviato da: jamesnach
10 April 2012 - 10:21

Nell'intervista, il Ministro Giarda spiega chiaramente perchè non sono in programma ulteriori tagli: perchè tagli davvero sostanziosi sono già in atto, e tagliare ulteriormente avrebbe serie ripercussioni su servizi primari come sanità, scuole, etc.. , per di più in un momento in cui molte famiglie sono in difficoltà.

Ovviamente Taveccchio, lei ben si guarda dal prendere considerazione queste argomentazioni.

Forse lei manda i figli alla scuola privata e ha una bella assicurazione sanitaria privata, quindi questi be tagli non la tangerebbero.

Per la maggior parte della gente, invece, i tagli da lei invocati sarebbero deleteri.

Meno ideologia e meno slogan, Tavecchio, e più attenzione ai fatti.

marno's picture
Inviato da: marno
10 April 2012 - 12:32

jamesnach, unica spiegazione di quello scrive è che: i) lei non paghi le tasse oppure lei ii) sia un dipendente pubblico (il che è lo stesso del punto i).
sa quale è la percentuale di spesa pubblica che davvero finisce nei servizi al netto del costo della macchina statale?
ma vada a lavorare o a studiare, lei.

floatingleaf's picture
Inviato da: floatingleaf
10 April 2012 - 11:35

Che ci si creda oppure no, la spesa pubblica italiana è sempre cresciuta dal dopoguerra ad oggi. Controllare per credere. Che le risorse siano allocate male, nessuno lo mette in dubbio. Che lo stato italiano sia una macchina mangia soldi senza fondo è innegabile. Certo, se dobbiamo mantenere gli 8000 forestali calabresi o i 15000 dipendenti del'asl di salerno o l'esercito di dipendenti pubblici siciliani allora è chiaro che poi mancano le risorse dove ce ne sarebbe più bisogno (sebbene il fabbisogno di questo stato ladro cresca e cresca e cresca a dismisura).

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