Mario Monti a La Stampa non parla di taglio alla spesa

Andrea Tavecchio

Bruno Visentini, già allievo di Ezio Vanoni e due volte ministro delle Finanze, si dice sostenesse che il patto sociale che reggeva il consenso della prima repubblica fosse che al Nord la politica non combatteva con troppa attenzione l'evasione fiscale e al Sud permetteva sprechi e ruberie.

E' una visione che gli anni successissivi alla morte di Visentin hanno dimostrato essere più complessa, nel senso che l'evasione c'è anche al Sud e gli sprechi anche al Nord, ma è indubbio che evasione fiscale e mala gestio siano due faccie della stessa medaglia.

Sono tra quelli che credono che sia la fine della Democrazia Cristiana all'inzio degli anni 90' che il crollo di Berlusconinel 2011 siano dovuti alla sbiellatura del sistema fiscale. Sia la DC che Berlusconi hanno perso il consenso quando, sotto pressione per un debito fuori controllo con un rapporto - in tutti e i due casi - pari al 120% sul Pil, non sono stati capaci di intervenire sul lato della spesa ed hanno aumentato le tasse senza intervenire sul lato delle uscite. Il circolo vizioso è stato nessun taglio di spesa pubblica parassitaria, più tasse, meno crescita e quindi sfiducia sia a livello internazionale che di consenso tra l'opinione pubblica. 

Mario Monti rilascia oggi una lunga ed interessante intervista al direttore de La Stampa, in cui purtroppo manca un capitolo dedicato a come tagliare la spesa parassitaria. Senza questo passaggio sulla spesa  la "Rivoluzione Liberale" che il Premier vuole compiere è incompleta e destinata nel medio periodo a far tornare l'Italia dove era. Sull'orlo del baratro.

Si metta mano, senza indugio e senza paura, ai tagli agli sprechi e alla modernizzazione del nostro Stato. Adesso basta tasse, spendere meno e meglio sarebbe la vera rivoluzione.

twitter @actavecchio

Comments

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
4 April 2012 - 14:49

Caro Tavecchio, ha ragione Boldrin "Misure di questo tipo sono impossibili con questo parlamento e questo governo, quindi per ora scordiamocele. Sono possibili solo se si forma nel paese un’aggregazione politico-sociale nuova, capace di catalizzare su un programma elettorale di rinascita socio-economica la maggioranza degli elettori, specialmente quelli giovani i quali sono sempre di più le vere ed innocenti vittime del declino nazionale."
Cosa aspettiamo? Cordialità Marco Villa

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