Una grande tradizione e Valentino Rossi sono i blasoni della Ducati, che secondo quanto dice oggi il Corriere sarebbe stata ceduta ad Audi per 860 milioni di euro, che equivalgono a 1 miliardo e 125 milioni di dollari. Solo 125 milioni più di quanto ha speso Facebook per acquistare Instagram. Peraltro pare che Zuckerberg sia pure riuscito a strappare un prezzo di favore, perché la prima richiesta di Systrom per la sua società era di 2 miliardi di dollari. Certo, Instagram non contava solo sui filtri della sua applicazione per iPhone e Android, ma anche sulle offerte concorrenti di Twitter e di Google. Facebook ha offerto più degli altri per inglobare l’unico attore sul mercato in grado davvero di competere sul campo strategico dello sharing delle fotografie.


La decisione di Zuckerberg è stata criticata da diversi osservatori come un sintomo di insicurezza, e un segnale poco rassicurante delle follie che potrebbero derivare dalla formula inconsueta della governance di Facebook. Indipendentemente dalla distribuzione delle quote azionarie, il fondatore detiene il 57% dei voti nel board decisionale; l’effetto è che nessuno può controllare l’impulsività delle sue risoluzioni. Instagram non dispone di un numero di utenti da poter aggiungere a quello della piattaforma del social network; non solo non produce ancora revenue, ma non ha in vista alcun modello di business definito per il futuro.


D’altra parte questi sono anche i suoi punti di forza. Instagram, come Facebook, è un gigantesco silos di dati; le sue potenzialità sono molteplici, dalle foto sponsorizzate dai brand alla sponsorizzazione delle foto user-generated, dai meccanismi di reach generator ai programmi di partnership – e gli investitori americani non hanno paura di scommettere su un’idea (con la sua tecnologia) capace in poco più di un anno di conquistare oltre 50 milioni di fans in tutto il mondo. Come ha scritto Casertano, in Italia manca questa fiducia da parte dei giganti del finanziamento nei confronti delle start-up. La strategia di sostenere ciò che può funzionare già da solo, o chi si presenta con padrini autorevoli, ha inaridito dalle nostre parti la possibilità di partecipare al grande gioco dell'innovazione.


Ma se il nuovo manca, le storie consolidate vengono comprate dai tedeschi a prezzi non più significativi. E per la Ducati che se ne va, non c’è nessuna nuova Instagram all’orizzonte.

COMMENTI /

Ritratto di Giuseppe
Mer, 18/04/2012 - 14:05
Giuseppe
L'autore dell'articolo sembra dimenticare questa notizia: http://www.corriere.it/economia/12_aprile_16/jobrapido-acquisizione-lomele-sideri_bf16a75e-87eb-11e1-99d7-92f741eee01c.shtml Certo jobrapido è stato ceduto per "soli" 30 mln di euro, ma mi sembra cmq un segnale molto importante... Che Instagram sia stato strapagato è sotto gli occhi di tutti: stiamo parlando di un'azienda di 13 dipendenti, che non avrebbe diritto neanche all'art. 18... tant'è che in molti già parlano di nuova bolla dot.com
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Ritratto di Anonimo
Ven, 20/04/2012 - 12:41
TITOLO: La Ducati (debiti e Valentino Rossi inclusi) non vale più di Instagram SVOLGIMENTO: La Ducati [...] ceduta ad Audi per 860 milioni di euro, che equivalgono a 1 miliardo e 125 milioni di dollari. Solo 125 milioni più di quanto ha speso Facebook per acquistare Instagram. Beh, decidetevi.
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Google e gli altri
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