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Paesaggi dello Stivale di Gianmaria Sforza

La Torre Galfa si è spenta. Ora tornino pure a far promesse di spazi.

Blog post del 17/05/2012

C'è chi grazie a questa storia ha scoperto l'esistenza di una bellissima architettura a Milano, forse l'unico vero grattacielo, inutilizzata da vent'anni. E dire che è impossibile non notarla per ovvie ragioni, quasi una gemella del Grattacielo Pirelli. Così ne abbiamo memorizzato il nome e anche quello più curioso dell'architetto che l'ha progettata: Melchiorre Bega.

C'è chi, di idee diverse dai M^C^O ma comunque curioso, cioè intelligente, ha colto l'occasione per entrare in un bell'edificio chiuso da anni - in futuro chissà quando sarà ancora aperto al pubblico questo gioiello d'architettura - e già che c'era si è fermato un po' ad ascoltare cosa si diceva a M^C^O.

I più furbi, ne conosciamo alcuni, hanno subito approfittato dell'apertura “speciale” per scalare il grattacielo fino in cima e godersi Milano di lassù, di certo un'esperienza mozzafiato, sicuramente per pochi. Uno scalino dietro l'altro fino a 103 metri di altezza.

A Milano, poi, sembra che ai piani alti abitino solo poteri forti e menti deboli, ecco perché M^C^O sarebbe stata rivoluzionaria alla Torre Galfa.

Poi ci son quelli che, a dir loro, ci son passati solo di striscio, quasi per caso, troppo timidi per mischiarsi agli occupanti "cattivi"; hanno girato la testa, buttato l'occhio e tirato dritto. Son quelli la cui curiosità si soddisfa con poco, come in tv. Di sicuro loro hanno perso un'occasione che era a portata di mano.

Infine ci son quelli che sono andati ad ascoltare, per capire da vicino dove gli occupanti volevano arrivare, molti di cui si son da subito sporcati le mani per realizzare un sogno davvero difficile in uno spazio da sogno, emblematico di molti mali italiani e anche simbolico di altri bei tempi. La torre non è forse il prodotto di una raffinata cultura e creatività? Mentre chi ha permesso che si riducesse così... 

Quelli che han fatto finta di nulla, come se niente di nuovo stesse succedendo a Milano, che sono rimasti seduti alla propria poltrona, sicuri nella loro testa quadrata, quelli che si sono espressi senza esserci stati, molti a sproposito, anche su questo giornale, più che altro son loro che dan da pensare, non il popolo di M^C^O seduti  lì per terra a far esercizio di condivisione, partecipazione, confronto.

La torre Galfa è un bell'edificio, chiuso da vent'anni, nel centro di una grande città dove si costruiscono cose molto brutte e poche belle, dove c'è chi ha iniziato una storia eccezionale che dubito non avrà effetti sul futuro di Milano. Probabilmente metterlo a nuovo partendo da zero con l'edificio in queste condizioni, farci abitare il sogno, sarebbe stato comunque impossibile. Tuttavia è grazie alla forza di quel sogno durato pochi giorni molto intensi, per molti giovani, che oggi tutti desideriamo la torre Galfa restituita alla città, non abbandonata, inutilizzata, in un futuro non troppo lontano.

La Torre Galfa è così già parte dell'immaginario di una Milano migliore e forse più aperta a cultura, creatività, innovazione. E siamo meno disposti ad aspettare le indecisioni di chi di questi spazi non ha urgenza. Non è questo un buon risultato?

Ad ognuno i suoi calcoli e i suoi ragionamenti, le sue idee, ma contrariamente ad alcuni speriamo che il futuro della torre non sia l'esser piena di impiegati. E se certe azioni servono ad regalarci un immagine da inseguire, aprire la mente, meglio non liquidarle con argomenti triti e ritriti. 

E allora peggio per chi ha deciso di starne fuori del tutto, che di questa storia non potrà raccontarne a nessuno. E soprattutto ancora una volta non ha immaginato nulla di più che un mondo fatto così. Per tutti gli altri: allenatevi! Creativi si diventa.

COMMENTI /

Ritratto di andrea balestrero
Ven, 18/05/2012 - 11:01
andrea balestrero
ottimo punto di vista, in tutti i sensi! Quello su cui (mi pare) non si sia entrati molto nel merito è anche la dinamica per cui la torre galfa è vuota da 15 anni... Perchè, aldilà di tutto il male che si può pensare dei proprietari, non si tratta di malvagità pura ma anche di ragioni diciamo "tecniche". L'edificio infatti, oltre ad essere a quanto pare pieno di amianto, è vincolato dalla sovrintendenza. Il che comporta che i costi per ristrutturarlo e renderlo rispondente alle normative attuali (quindi utilizzabile) senza alterarne le caratteristiche architettoniche originali siano fuori da qualunque logica di mercato. Con questo lungi da me difendere la speculazione, ma credo che l'obiettivo di mantenere viva la città ed i suoi edifici passi anche attraverso un ripensamento delle strategie di gestione del patrimonio architettonico (pubblico e privato), ovvero attraverso azioni politiche e politiche culturali ben più lungimiranti e di ampio respiro rispetto a quelle fin qui espresse dagli occupanti da un lato e dall'amministrazione dall'altro.
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Ritratto di gufottolo
Lun, 21/05/2012 - 15:34
gufottolo
il nome dell'architetto è meno curioso di quanto scrivi purtroppo. brega, non bega
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Ritratto di Gianmaria Sforza
Mar, 22/05/2012 - 00:00
polisforza
<p>Davvero? A noi non risulta, e neanche dagli archivi di DOMUS. La sua precisazione forse ha fonti pi&ugrave; attendibili?</p>
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