Zambelli al Laboratorio delle Idee: specchio tra vita e sport

Gemma Musicco

“Non dico: l’importante è partecipare. Io gioco per vincere e la cosa più difficile è accettare la sconfitta: l’ importante è invece dare tutto sé stessi: dopo se vinci o perdi non fa più differenza“.

Parole di Marco Zambelli, capitano del Brescia Calcio e ospite giovedì sera del Laboratorio delle Idee (www.laboratoriodelleidee.com). Un gruppo, questo, di liceali e universitari che si confrontano una volta al mese con protagonisti del mondo della politica, dell’economia, dello sport e della cultura (tra cui Ignazio La Russa, Magdi Cristiano Allam, Alessandro D’Avenia, Fedele Confalonieri, Mario Moretti Polegato). A Milano, tre anni fa erano in quaranta ora sono più di quattrocento: da pochi mesi l’idea di coinvolgere anche la realtà bresciana grazie a Giovanni Maria Mazzacani, Nicolò Manelli, Marco Ghislanzoni e Maria Letizia Marino.

Serata d’esordio con il sindaco Adriano Paroli, ora con Zambelli siamo già al terzo appuntamento. Si parla di calcio, ovvio. Ma non solo: si parla tanto, forse di più, di vita, di sogni e di responsabilità “perché lo sport è specchio della realtà in un gioco tra vittorie e sconfitte”. Così il calciatore numero uno in città racconta dei suoi tanti infortuni, delle volte in cui era sul punto di lasciar perdere tutto e delle altrettante volte in cui grazie alla fede, alla famiglia e agli amici ha lottato ancora: “è proprio nei momenti di crisi che cresci interiormente”.

Alla domanda sul perché il rifiuto del Parma, “Ho ascoltato il cuore – risponde – per incidere nella mia realtà cittadina. E poi c’è di mezzo un sogno: arrivare in Nazionale come giocatore del Brescia”. Tra i ragazzi c’è voglia di capire un mondo, quello del calcio, troppo spesso legato agli scandali, alle scommesse e agli ultrà e Zambelli ne regala un altro: un mondo in cui si impara l’amicizia e il rispetto, in cui c’è la paura di non essere all’altezza e l’umiltà di rimanere “il gnaro di Gavardo”. “Noi giovani – conclude – custodiamo la chiave del futuro e ne siamo responsabili”. Se sono lì, i ragazzi del Laboratorio delle Idee, è perché credono nel loro futuro e lo vogliono rendere migliore.

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