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di Marcello D’Arco

Polonia - Grecia: 1-1

Blog post del 9/06/2012

Polonia - Grecia: 1 -1

Immagine tratta dal sito whoscored.com

La Polonia inizia i "suoi" Europei con un buon piglio. Obraniak parte come numero 10 per poi allargarsi, cercando di innescare e dare supporto alle sovrapposizioni sugli esterni. La fascia destra, come era prevedibile, sembra la più pericolosa grazie al duo giallo-nero formato da Jakub Blaszczykowski e dal terzino Lukasz Piszczek. E' proprio dal piede del primo che, infatti, parte il cross per la testa del terzo giocatore proveniente dalla Ruhrgebiet: l'attaccante Robert Lewandowski.

Il copione inizialmente sembra essere rispettato: la Grecia nonostante il suo modulo difensivo con 7 giocatori fissi a difesa dell'area, e con l'intera squadra che si dispone partendo da dietro la linea del pallone, non sembra riuscire a replicare la grintosa e tenace squadra che mise a nudo le difficoltà delle squadre più blasonate incendo l'Europeo nel 2004. In più il tentativo di proporre una squadra più offensiva rispetto alla formazione del 2004, (schierando contemporaneamente tre giocarori offensivi come Samaras, Gekas e il neo acquisto del Parma Sotiris Ninis) non sortisce effetti. Ninis, giovane classe '90 che ha militato l'ultima stagione nel Panathinaikos, avrebbe dovuto rappresentare il giocatore in grado di dare qualità in avanti, provando a saltare l'uomo, ma alla fine risulterà il peggiore dei suoi.

 La partita si trascina senza esaltare, anzi mostrando ottime dosi solo di mediocrità, fino alla fine del primo tempo, prima del quale però si registra un'ottima occasione capitata a Perquis, che forse poteva chiudere la gara, ma soprattutto l'evento che cambia l'orientamento della partita: l'espulsione del difensore greco Sokratis Papastathopoulos.

Nel secondo tempo, infatti, la Grecia in 10 sembra risistemarsi ( Zeman docet ). Prima di tutto le linee si fanno più compatte e ordinate, facilitando le coperture dei terzini sugli esterni polacchi, dei quali a conti fatti avranno la meglio. Infatti, saranno 14  alla fine i palloni recuperati da Torosidis e Holebas ( rispettivamente terzino destro e sinistro della Grecia), che costringeranno sempre di più la Polonia, obbiettivamente poco reattiva, a giocare per vie centrali, impostando con la coppia di centrocampo formata da Murawski-Polanski( non certamente tecnicamente dotati), o con i lanci lunghi dei due difensori centrali.

Il vero punto di svolta per gli ellenici si manifesta in avanti. Samaras assume un ruolo alla Ibrahimovic (scusate la bestemmia, si tratta solo di una tenue analogia tattica), partendo da riferimento centrale per poi lasciare spazio libero agli inserimenti. Come insegna Guardiola, il centravanti bianco-azzurro diventa quindi lo spazio libero dietro i difensori polacchi che, poco lucidi, si lasciano scappare in due occasioni decisive il neoentrato ( al posto di Ninis ) Dimitrios Salpingidis, che prima segna e poi si procura un rigore con espulsione del portiere Wojciech Szczesny. 

Fortunatamente c'è anche spazio per quelle cose "che fanno bene al calcio". A freddo, il secondo portiere polacco  Przemyslaw Tyton, si dispone sulla riga di porta e decide di prendersi la gloria della serata salvando la rete dal rigore di Giorgios Karagounis, e soprattutto salvando la sua nazionale da una sconfitta che avrebbe seriamente pregiudicato la qualificazione del turno.

La Grecia non è morta e lotterà fino al '90 contro tutti, se riuscisse a quadrare il cerchio in avanti anche in 11 uomini, può sicuramente farcela. La Polonia deve svegliarsi, non è una squadra che può permettersi di sprecare occasioni, neanche giocando in casa ( grosso malus quando la tensione si fa sentire) e nel girone più abbordabile. Probabilmente la preparazione pre-torneo è stata troppo blanda ( nelle ultime due settimane ha giocato solo con Slovacchia e Andorra ) ma adesso bisogna fare sul serio. 

 

 

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