Blog di

di Jacopo Paoletti

Alberto Cottica su Intervistato.com

Blog post del 1/10/2012

■ Chi è Alberto Cottica?

Qualche tempo fa abbiamo avuto occasione di intervistare Alberto Cottica, economista ed esperto di open data: abbiamo parlato della situazione degli open data in Europa al momento, e in quale modo evolverà l'utilizzo dei dati stessi in ambito business e della pubblica amministrazione.

In primo luogo abbiamo chiesto in quale modo sia possibile evitare che la condivisione e la collaborazione partecipativa si traduca in furto di idee, senza riconoscimento per le persone che hanno creato qualche cosa: secondo Alberto l'ambiente Internet, se ben progettato, si prende cura in modo naturale di questo aspetto. Sotto ogni software “luccicante” c'è un log file, che tiene traccia, ammesso che l'utente non sia anonimo, di tutti gli interventi che vengono fatti.

In caso di contestazione, se qualcuno fa un copia e incolla, il file di log è lì per testimoniare che quell'idea è di una persona e non di un'altra. Certo, il tutto diventa molto più complicato nel momento in cui ci sono di mezzo dei soldi, e rapporti di potere diseguali tra due litiganti.

Abbiamo chiesto ad Alberto quale sia al momento la situazione per quanto riguarda gli open data, ed a suo avviso è ottima, non è mai stata così buona. Il mondo si divide in due: Stati Uniti, che sono stati il prime mover, e tutto il resto del mondo. Il “resto del mondo” sta andando con grande gioia e determinazione verso gli open data, che sicuramente sono un'idea destinata ad andare forte almeno per qualche anno. I motivi sono semplici: non costano quasi niente, hanno un senso intuitivo e mettono a valore delle spese già sostenute dalla pubblica amministrazione. Si prestano inoltre ad indicatori di valutazione oggettivi, numeri facilmente spendibili dagli amministratori nel momento in cui bisogna dimostrare ai cittadini che si sta lavorando.

Gli Stati Uniti, invece, sono in una fase di raffreddamento: hanno approcciato infatti gli open data nell'ottica di crescita del PIL, e non dell'aumento della trasparenza e intelligenza del governo. Si sperava che gli open data sarebbero stati la base per ecosistemi di impresa che avrebbero creato lavoro e ricchezza, ma purtroppo le cose non sono andate esattamente come pianificato.

Abbiamo naturalmente chiesto ad Alberto se pensa che l'andamento sarà lo stesso anche nel resto del mondo: secondo lui è del tutto possibile che nel lungo periodo diventi il propellente di un sistema economico mutante, diverso da quello che conosciamo oggi, ma è anche vero che un ciclo politico dura circa 2 anni, e molto dipenderà da come verrà impostato il dibattito in merito. Alberto stesso difende l'idea che vadano fatti non aspettandosi ricchezza in denaro, ma perché così si rende la pubblica amministrazione più smart, e di conseguenza si risparmiano molte risorse.

Per quanto riguarda il dibattito sugli open data, i dubbi principali riguardano la capacità della società di usare bene quei dati. Ci sono vari problemi: in primo luogo il conservatorismo dei detentori dei dati, dall'altra parte la difficoltà di lettura ed interpretazione dei dati stessi. E' necessario infatti avere un minimo di data literacy per saperli leggere e usare in maniera ottimale.

Se, tuttavia, si riuscisse a creare una classe di giornalisti, professionisti dell'informazione, che siano in grado di leggere i dati e di scrivere storie convincenti a partire da questi, allora avremmo qualcosa che confina quasi con la ricerca sociale. Ma soprattutto si riuscirebbe a spostare l'attenzione del pubblico dal pettegolezzo, e riportarla a cose che hanno più influenza nelle nostre vite. Non è infatti il gossip, ma variabili economiche quantificabili e quantificate, che però noi non sappiamo leggere.

I dati dunque sono proprietà dei cittadini, ma bisogna distinguere tra dati statistici, che vengono raccolti per essere dati ai cittadini e ai ricercatori, e dati di funzionamento, che invece vengono raccolti per altri fini. Tuttavia, una volta raccolti possono generare valore di altro tipo: in tutti i casi comunque sono pagati con le tasse dei cittadini.

Infine Alberto ha sottolineato l'importanza di sfruttare questi dati per il miglioramento della PA: se una volta recuperare informazioni e fare le relative analisi era dispendioso in termini di tempo e denaro, ora è possibile recuperare i dati in 30 secondi, fare un'analisi in 20 minuti e farne una più approfondita in 2 ore. Un ottimo potenziale per migliorare la vita di tutti i cittadini.

Naturalmente invito tutti a visionare l’intervista, molto ricca di spunti e riflessioni. Buona visione!

Leggi il post completo su Intervistato.com

RESTA AGGIORNATO
Iscriviti per non perdere gli articoli e i post del giorno.
Acccetto le condizioni sulla privacy

BREAKING NEWS

Niente evasione fiscale per Dolce e Gabbana, la Cassazione li assolve

Agli stilisti veniva contestata la presunta evasione fiscale che sarebbe stata realizzata, secondo l'inchiesta, con una 'estero-vestizione'

Attacco a un checkpoint egiziano nel nord del Sinai: almeno 25 morti e 26 feriti

Almeno 25 persone sono rimaste uccise, e 26 ferite, in un attacco al checkpoint presidiato dall'esercito egiziano a Karm al-Qawadeis, nel Sinai del nord

Il primo tweet della Regina d’Inghilterra

Elisabetta II, all’età di 88 anni, ha twittato, con tanto di firma. È la prima volta che succede
SHARE

Come diventare un drago a usare Google

Tutti sanno servirsi del motore di ricerca, ma pochi sono in grado di farlo alla grande. Qui si può
SHARE

Sculpture by the Sea: l’arte in spiaggia a Sydney

Oltre 100 opere esposte lungo il litorale della città. La mostra outdoor che apre la primavera
SHARE

Ebola, i rischi per chi ama viaggiare

Chi gira per il mondo è spaventato, ma sbaglia: le probabilità del contagio sono molto basse
SHARE
Quitaly Compra la raccolta dei reportage di Quit su Amazon e Ibs.it

PRESI DAL WEB

La crisi che ha cambiato Papa Francesco

La cura per le persone prima della dottrina e dei dogmi, la storia della sua vita e il momento in cui tutto è cambiato. Perché doveva cambiare

Storia di una fine: il giornale (greco) per i greci di Istanbul sta per morire

L’agonia di Apoyevmatini, una volta organo influente della comunità dei greci di Turchia, ora stampato per solo 600 famiglie è il residuo di un mondo scomparso

Tutti si sono dimenticati di Joseph Kony e del suo Lord's Resistance Army

Ci fu un tempo in cui il tema dominò i media. Ora, dopo la guerra civile in Sud Sudan, l’ebola e le atrocità di Boko Haram se lo sono scordato tutti