Blog di

di Antonio Aloisi

Consigli (in)utili per il post sbornia

Blog post del 20/11/2011

Per raccontare queste settimane dolci e concitate servirebbero retorica asciutta ed un narratore esterno, soprattutto. Accontentavi di tutt’altro, se vi va. Immagino capiti così anche con la macchina da presa, intendo: con quelle telecamerine che – ad esempio – i piloti professionisti si ritrovano incastonate nel casco. Da casa, uno vede solo: la strada, i paraurti e le scintille, non bada al tracciato e si scorda della corsa. Dev’essere necessariamente così quando in una pellicola sui tornanti della Storia ti tocca il ruolo di un personaggio (non protagonista, giammai, ma neanche comparsa: che orrore!) e, a raccontare la tua vicenda, ci pensa un regista con tanto di megafono intransigente. Insomma è tutto un problema di ‘prospettiva’, ecco come si dice: non mi veniva la parola. Se stai dentro la storia, provare a raccontarla è un’impresa titanica. Essere obbiettivi è chimera, un lavoro da trapezisti siberiani sul filo del rasoio.

Da quando il presidente dell’Università ha scelto di impegnarsi a fare il Presidente del Consiglio, abbiamo apprezzato lo sballottamento nell’occhio del ciclone (correndo con interesse lungo discese ardite e risalite della penisola politica e sfornando slogan manco fossero hashtag), abbiamo indossato i panni lindi dell’ospite televisivo fisso (in ossequio a quel concetto stronzissimo e tutto italico di rappresentazione del pubblico in sala secondo la ripartizione del manuale Cencelli, edizioni Dicotomia), abbiamo assistito con ansia alle minacce di aggressione di gruppuscoli d’insoddisfatti (indignandoci dell’indignazione ed inforcando sul web ora cautela da pompieri ora ardore da piromani). È dura da smaltire, la sbornia mediatica: te ne accorgi nel weekend. Il cerchio alla testa, il tanfo di miscela, la nausea senza senso. È dura da smaltire, la sbornia, se t’immagini di dover restare per un po’ sott’osservazione, quasi che il riscatto della Nazione fosse un lavoro di gruppo assegnato ai tanti bocconiani che crescono all’ombra di via Sarfatti. Come se le scale che portano in classe o i corridoi dei dipartimenti si fossero tramutati di colpo in qualcosa di vagamente affine ad una passerella collocata in un acquario. Una sensazione brutale per chi, di mestiere, gli è toccato di fare lo studente. Per scelta o vocazione, per parcheggio o ambizione: va da sé. Una rettifica va fatta, prepotentemente: dannati assertori della furia anti privilegi, ciò che anima le nostre aule è il merito. Siamo una scuola di Saperi, non un tempio al Petroldollaro. 

S’è poi chiarito che il tifo per il presidente non era altro che un “urrà” per il futuro del Paese fermo al palo, che le pettorine dell’appartenenza servono solo a confondere le idee, che «rigore è quando arbitro fischia», che noi allievi dell’Atletica Bocconi non siamo una squadra iscritta al campionato ma ci piacerebbe essere della partita. (Il calcio non m'aggrada affatto, ma devo ammettere che - quanto a lessico immaginifico - si presta assai: che palle). La vicenda che più ha mobilitato le coscienze variegate degli studenti è stato il ventilato assalto all’Ateneo Commerciale nella giornata di giovedì scorso: ora, posto che “assediare” una comunità è rituale piuttosto tribale cui volentieri si rinuncerebbe, il dibattito in rete in strada in radio in classe in metro in mensa ha incassato l’adesione di una miriade di studenti. La voce sincera e biografica di Chiara, sul suo Diario di una bibliomane, ha spopolato: «La Bocconi non è il paradiso né l’inferno, ma è uno dei pochi luoghi in Italia che riesce a dare ai giovani l’orgoglio di un’identità». Che esista una fierezza, magari saggia magari rozza, non mi preoccupa. Se davvero esista un’'identità bocconiana' non sono in grado di dirlo, ed il fatto che la voce ‘identità’ sia egualmente declinabile anche al plurale mi consola tantissimo. La grammatica nostrana si fa beffa dei pregiudizi: ci sono identità, diverse reciproche contrarie complementari plurime. E meritano grande rispetto, voi non credete?

RESTA AGGIORNATO
Iscriviti per non perdere gli articoli e i post del giorno.
Acccetto le condizioni sulla privacy

BREAKING NEWS

Reyhaneh Jabbari è stata impiccata in Iran

Nel 2009 la donna era stata condannata per l'uccisione, avvenuta nel 2007, di un uomo che la voleva violentare, un ex dipendente dell'Intelligence iraniana.

Niente evasione fiscale per Dolce e Gabbana, la Cassazione li assolve

Agli stilisti veniva contestata la presunta evasione fiscale che sarebbe stata realizzata, secondo l'inchiesta, con una 'estero-vestizione'

Attacco a un checkpoint egiziano nel nord del Sinai: almeno 25 morti e 26 feriti

Almeno 25 persone sono rimaste uccise, e 26 ferite, in un attacco al checkpoint presidiato dall'esercito egiziano a Karm al-Qawadeis, nel Sinai del nord

Il primo tweet della Regina d’Inghilterra

Elisabetta II, all’età di 88 anni, ha twittato, con tanto di firma. È la prima volta che succede
SHARE

Come diventare un drago a usare Google

Tutti sanno servirsi del motore di ricerca, ma pochi sono in grado di farlo alla grande. Qui si può
SHARE

Sculpture by the Sea: l’arte in spiaggia a Sydney

Oltre 100 opere esposte lungo il litorale della città. La mostra outdoor che apre la primavera
SHARE

Ebola, i rischi per chi ama viaggiare

Chi gira per il mondo è spaventato, ma sbaglia: le probabilità del contagio sono molto basse
SHARE
Quitaly Compra la raccolta dei reportage di Quit su Amazon e Ibs.it

PRESI DAL WEB

La crisi che ha cambiato Papa Francesco

La cura per le persone prima della dottrina e dei dogmi, la storia della sua vita e il momento in cui tutto è cambiato. Perché doveva cambiare

Storia di una fine: il giornale (greco) per i greci di Istanbul sta per morire

L’agonia di Apoyevmatini, una volta organo influente della comunità dei greci di Turchia, ora stampato per solo 600 famiglie è il residuo di un mondo scomparso

Tutti si sono dimenticati di Joseph Kony e del suo Lord's Resistance Army

Ci fu un tempo in cui il tema dominò i media. Ora, dopo la guerra civile in Sud Sudan, l’ebola e le atrocità di Boko Haram se lo sono scordato tutti