Uomini che assomigliano alle donne: non piangete e non desopraccigliatevi. Soprattutto non piangete dopo averlo fatto

Gianmaria D’Aspromonte

Cara lettrice, Caro lettore,
quest’oggi siamo noi che porgiamo dei quesiti a voi, perché ci forniate una prospettiva diversa per leggere le faccende del nostro tempo. Premettiamo di essere ben consci del nostro status di uomini d’altre epoche, qualcuno direbbe spregiativamente demodé, ma gradiremmo ricevere qualche risposta a determinati interrogativi.

Interrogativo numero uno: da quando la palestra dell’uomo si è spostata dalla libreria a un luogo chiuso dove si sollevano immani pesi per gonfiare i bicipiti? I nostri padri ci hanno insegnato che l’unico sport a cui un gentiluomo di tutto rispetto deve prestarsi è quello di tener sempre perfetta la piega dei pantaloni e delle maniche delle giacche. I soli pesi che le nostre braccia hanno sollevato sono stati i libri sui quali il nostro animo e il nostro pensiero si sono formati. Vero, siamo stati dei giovani virgulti anche noi, ma solo in quel giocoso e spensierato periodo della vita abbiamo lasciato che i muscoli segnassero la nostra rotta. Superati i 16 anni, però, bussando alle porte degli adulti ci fu insegnato che non vi è mai stato altro modo per un gentiluomo di accreditarsi alla società degli uomini d’onore, che non fosse quello di intendere padronanza nel maneggiare la filosofia, ovvero l’etica, tenendo una condotta di vita irreprensibile, lontano dagli scandali e dai clamori femminei. Qualcuno tirava di scherma, qualcuno si cimentava con il cricket, tutti guardavamo il rugby, ma gli unici uomini nerboruti, di solito, abitavano dei grossi tendoni sotto i quali si teneva uno spettacolo chiamato circo. Viviamo, per caso, in un grosso circo?

Interrogativo numero due: da quando un uomo si preoccupa delle proprie sopracciglia e dei propri peli superflui che crescono lontano dalla regione barbuta del viso? Un tempo, avere la possibilità di lasciar crescere i baffi era un onore concesso a pochi valorosi uomini, il cui buon nome valicava i cancelli della storia e del tempo. Quest’oggi gli uomini, più che volersi accreditare alla buona società come dei gentiluomini d’onore, si comprano delle graziose pinzette e uno alla volta eliminano quanti più peli possono per avvicinarsi all’immagine eterea di una graziosa signorina. Ammettiamo di non frequentare i teatri da un po’ di tempo, ma il problema dei peli trattati da uomini era di sola competenza dei cicisbei, e di solito riguardavano i peli delle dame. Possibile che il mondo si sia capovolto a tal maniera?

Interrogativo numero tre, in cauda venenum: da quando gli uomini si lasciano andare a piangere in pubblico in presenza del gentil sesso? La domanda, perdonatela, è del tutto lecita, dato che ieri e l’altro ieri abbiamo visto più di un gorilla muscoloso e senza sopracciglia piangere al cospetto di graziose signorine. Tutti quanti ripetevano la stessa solfa. “Io senza di te non vivo”, oppure “Se mi lasci io non esisto più”. Dato che ci è molto difficile credere che un uomo possa lasciarsi sopraffare dalle emozioni amorose; dato, ancor di più, che non crediamo sia possibile che in un rapporto amoroso sia l’uomo a piatire le attenzioni di una donna; dato quanto premesso l’unica spiegazione logica che ci è sovvenuta è che codesti individui fossero doloranti per i muscoli e disperati per il dolore che, si può immaginare, provoca lo strappo delle sopracciglia.

Tuttavia, quand’anche fosse, dove sono rintanati i giovani che vogliono crescere nel solco delle tradizioni dei padri? Doveste avvistarli, fornite loro il contatto twitter di chi sta scrivendo @giandaspromonte perchè si possa procedere ad un censimento e decidere il da farsi.

Cordialità
GianMaria D’Aspromonte 

Post scriptum: Gentilissimi,
ci si trova d'accordo con chi in maniera ferma protesta, citando il "culto del corpo" come esempio virile (radice virtus) del vivere maschile. L'uomo si allena alla guerra o non si allena. L'uomo si allena a combattere o non si allena. L'uomo si allena, per vivere sulla retta via sempre, oppure non si allena. L'allenamento di un uomo è la lotta, il contatto fisico, la spada o la sciabola. Ma l'allenamento principe per un uomo è, prima di ogni altro, la rinunzia e il contegno.  
Cordialità

Alcuni esemplari di uomini desopraccigliati

Comments

Marco  Giovanniello's picture
Inviato da: Marco Giovanniello
5 Giugno 2012 - 13:31

Le do ragione, ma le poche statue classiche pervenute senza foglia di fico mostrano chiari segni di depilazione allo scroto, altra pratica che credo che i suoi padri non le abbiano insegnato, intendo insieme all' etica, ma che pare oggi sia diffusa almeno quanto il desopraccigliarsi.

Resto nel dubbio filosofico se sia consentito ad un uomo piangere mentre si sottopone alla ceretta scrotale.

Gianmaria D’Aspromonte's picture
Inviato da: Gianmaria D’Aspro...
5 Giugno 2012 - 07:56

Gentilissimo Marco Giovanniello,
Lei è molto simpatico.
Non risulta ad alcuno che i due poeti incoraggiassero gli uomini a desopraccigliarsi. Il punto, dunque, rimane.

Cordialità
GianMaria D'Aspromonte

Marco  Giovanniello's picture
Inviato da: Marco Giovanniello
4 Giugno 2012 - 23:15

"Dato che ci è molto difficile credere che un uomo possa lasciarsi sopraffare dalle emozioni amorose"

Studiare la filosofia le avrà fatto bene, ma studiare la letteratura le avrebbe fatto meglio, a cominciare da quella classica. Ovidio e Catullo le dicono qualcosa oppure ai tempi del liceo passava tutto il tempo in palestra?

Anonimo's picture
Inviato da: Anonimo
4 Giugno 2012 - 17:31

Gentile signor D'Aspromonte,
in parte la rassicuro.
Nelle mie classi sono in significativo aumento i maschietti che hanno muscoli in quanto impegnati in attività sportive a livello (semi?) professionale e per il resto non noto un singolare aumento delle sopracciglia rifatte. Sul pianto di muscolosi gorilla piangenti in pubblico davanti a gentil donzellette non posso testimoniare.
Personalmente piansi con la mia signora prima che lo fosse (mia signora), ma ammetto che fu pianto privato, con lei da soli. Piansi pure sopra spalle amiche per l'indifferenza di qualche (altra) gentile fanciulla che (in altri tempi) con me non lo era stata (gentile), ma anche qui non in pubblico, lo ammetto.
Piansi pure quando subii una violenza politica, ormai una vita fa, nel lontano passato degli ultimissimi anni sessanta.
Ma pure qui da solo, chiuso in un bagno di una università.
Forse il fatto che i maschietti oggi piangono in pubblico indica un mutamento di sensibilità? mah? i miei studenti non piangono in pubblico.
Infine: i padri.
Non ci sono: e questo almeno nel livello statistico-empirico di un docente di scuola media superiore.
E non perché sono assenti dai colloqui o altro, ma proprio perché nei loro figli e figlie non si vedono.
Quando si vedono l'eccezione è sempre "notevole", cioè si fa notare.
Una "assenza dei padri" che per me, e sarò cattivo, è siglata da alcune frasi ... e scrivo solo di due "frasi parlate" dal signor Piero Marrazzo.
La prima è questa: «So che non è bello da sentire e non è facile da dirsi, ma una prostituta è molto rassicurante. È una presenza accogliente che non giudica.»
Non sono MAI andato a rapporti sessuali mercenari e sono felice di questa assenza d'esperienza nella mia vita; e questo, scritto a voce alta negli infiniti errori che ho fatto con le donne e che loro hanno fatto con me, MAI ha significato che mi sono sentito giudicato. I miei rapporti con le donne hanno avuto la ventura di essere sempre "liberi da giudizio etico" e non per merito mio. Quindi dev'essere una cosa diffusa, dato che io sono comune come il prezzemolo.
Ma ho, invece, l'impressione che il signor Marrazzo esprima un "sentire comune".
"Sentire comune" dove una persona, a mio avviso e posso sbagliare, non è più "padre".
La seconda è questa: «I transessuali sono donne all’ennesima potenza, esercitano una capacità di accudimento straordinaria. Mi sono avvicinato per questo a loro.»
Non ho conosciuto transessuali, né ne conosco.
Spero e mi auguro di essere libero da pregiudizi sulle "passioni erotiche" e sulle "identità sessuali" di chiunque.
Ma l'accoglienza che ho trovato in mia moglie, e negli errori che ci siamo fatti reciprocamente, dubito assai di poterla trovare altrove e specie in persone che hanno i loro corpi segnati dalla ricerca di "identità altre", ulteriori rispetto a quelle "più frequentemente e comunemente diffuse", e (sicuramente, mi pare di poter scrivere) difficili da definire.
Anche qui, in questa frase, il signor Marrazzo rinuncia a "essere padre".
Ripeto che scrivo solo delle due frasi e di nient'altro, e questo a partire dalla ferma convinzione che le parole sono pietre.
Perchè viviamo tempi interessanti e grande è la confusione sotto il cielo.
ciao r

mikapau's picture
Inviato da: mikapau
4 Giugno 2012 - 16:49

Per fortuna esistono vie di mezzo tra i tamarri palestrati di maria de filippi e i giovani virgulti che crescono con un educazione ottocentesca...

Gianmaria D’Aspromonte's picture
Inviato da: Gianmaria D’Aspro...
4 Giugno 2012 - 15:14

Gentile Antoniox,
suvvia, non se ne abbia a male.
Sappia che l'uomo che piace alle donne è quel becero esempio descritto nell'articolo. E' sulla corretta via.
Cordialità
GianMaria D'Aspromonte

Paolo C.C.'s picture
Inviato da: Paolo C.C.
4 Giugno 2012 - 16:21

Classe, non acqua.... :)

Antoniox's picture
Inviato da: Antoniox
4 Giugno 2012 - 14:25

Articolo veramente inutile di becero maschilismo!!!
Vi mancava come riempire uno spazio a linkiesta, oggni tanto avete delle cadute di stile insopportabili.

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