Blog di

di Gaetano Farina

Chi o cosa erano i nostri antenati

Blog post del 30/04/2012
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Zanichelli non produce solo enciclopedie, manuali, vocabolari o dizionari, ma anche saggi di notevole interesse. Uno di questi è “ Gli Antenati. Che cosa ci raccontano i più antichi resti umani” curato da Jill Rubalcaba e Peter Robertshaw. In 208 pagine (al prezzo di poco più di dieci euro) si rianalizzano le più importanti scoperte di resti umani rinvenute nella nostra storia, in particolare quelle di un ragazzo di 1,6 milioni di anni fa, trovato in Kenya, di un bambino di 24 500 anni fa, scoperto in Portogallo, di un uomo di 9000 anni fa, ritrovato nello Stato di Washington e di Ötzi, la mummia di oltre 5000 anni fa emersa dal ghiacciaio del Similaun e conservata a Bolzano. La storia di questi quattro antenati getta luce, infatti, su interrogativi importanti per comprendere la storia umana: i nostri progenitori erano persone come noi, oppure animali? Che tipo di intelligenza avevano? Com'era la loro vita sociale? Comunicavano tra loro con un linguaggio parlato? Ad ognuna di queste scoperte è dedicato un intero capitolo in cui vengono descritte le circostanze del ritrovamento, le successivi deduzioni e il dibattito che ne è scaturito. Il libro è, allo stesso tempo, una finestra sul lavoro affascinante e delicato degli archeologi e dei paleontologi, veri e propri “scienziati-detective” che dai resti di un individuo del lontano passato riescono a risalire alla sua età, alle malattie che ha avuto, al contesto ambientale e sociale in cui è vissuto e alle circostanze della sua morte.
Peter Robertshaw, archeologo britannico, insegna antropologia alla California State University di San Bernardino. Le sue ricerche sulla preistoria dell’Africa subsahariana hanno ricevuto il sostegno della National Science Foundation, della National Geographic Society e del National Endowment for the Humanities.
Jill Rubalcaba, bostoniana, ha insegnato matematica al liceo e all’università e oggi scrive libri di scienza per ragazzi.
 

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