Blog di

di Gaetano Farina

Storia del Comunismo Internazionale

Blog post del 30/05/2012
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Una delle più importanti ed interessanti novità editoriali degli ultimi mesi è sicuramente La Rivoluzione Globale, di Einaudi, che in un accurato ed elegante volume di quasi 400 pagine (destinato anche ai circuiti accademici) ripercorre l’intera storia del comunismo internazionale, dagli albori al sogno infranto con l’esperimento della perestrojka. Un progetto imponente che poteva essere affrontato solo da chi, come Silvio Pons, ha speso una vita a raccontare i sogni e gli orrori dell’utopia comunista. Insegnante di Storia dell’Europa Orientale all’Università di Roma Tor Vergata, Silvio Pons ha curato, non a caso, assieme a Robert Service, Il Dizionario del Comunismo del XX Secolo pubblicato nel 2007.

Trascorso un ragionevole lasso di tempo dal suo crollo in Europa e in Unione Sovietica, è possibile, quindi, narrare oggi la storia del comunismo non soltanto con il distacco necessario e con l'impiego delle conoscenze archivistiche accumulate, ma con l'intento di collocarla nella storia internazionale del secolo scorso. Il comunismo fu parte essenziale della formazione del mondo globale in cui viviamo. A lungo si identificò con la prospettiva di una rivoluzione mondiale, nel solco di Lenin e dell'Ottobre 1917. Suscitò un'attrazione o una repulsione che contribuirono dappertutto a definire ideologie e identità, a mobilitare risorse e coscienze, a influenzare psicologie e intelletti. Rappresentò il fenomeno transnazionale per eccellenza. La nozione di comunismo internazionale assunse una molteplicità di significati, che rimandavano al rapporto tra lo Stato sovietico e un movimento di partiti dispiegato su scala planetaria, ai miti rivoluzionari e alla "modernità alternativa" anticapitalistica, al terrore e al progresso. Questo volume racconta il dipanarsi della storia del comunismo internazionale dalla rivoluzione alla disgregazione dell'Urss, passando attraverso le vicende della guerra fredda e illuminando i motivi del declino, emersi dopo la morte di Stalin. Il movimento comunista, infatti, come ci racconta dettagliatamente Pons, era meno monolitico di quel che apparisse in Occidente; iniziò a disgregarsi con la rottura tra Mosca e Pechino: il primo segnale di una crisi di legittimazione destinata a farsi irreversibile. Nel contempo, il dominio sovietico nell’Europa orientale mostrava il suo volto brutale e diventò definitivamente un fattore di discredito. Malgrado la sua dimensione di superpotenza, l’Urss venne messa ai margini dalla globalizzazione occidentale e le riforme di Gorbaciov, al posto di rilanciare un nuovo universalismo, portarono al collasso definitivo. Al capitolo quarto, intitolato “Il Tempo dell’Impero”, seguono quelli finali intitolati proprio “Il Tempo del Declino” (che comprende la rottura con la Cina) e “Il Tempo della Crisi” (dalla “Primavera di Praga”, passando per l’esperimento dell’ “Eurocomunismo”, sino alla caduta del muro di Berlino e la fine dell’ideologia comunista): un lungo e tortuoso percorso che era iniziato 74 anni prima con la rivoluzione leninista.
Nell’epilogo del libro, lo stesso autore assume un atteggiamento molto severo riguardo alle realizzazioni dell’ideologia comunista che si è tradotta troppo spesso in un sistema di oppressione e di polizia brutale. Ma l’eredità più tragica (per noi) è il senso di sfiducia nei progetti universalisti che trova il suo ambiente naturale nello scenario di una globalizzazione economica e culturale priva di una dimensione politica.


Gaetano Farina
 

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